Vaccini mRNA contro i tumori: occasione storica per l’Italia

IA nella Sanità Italiana: Innovazione ClinicaBy 3L3C

Oltre 230 trial su vaccini mRNA contro i tumori. I tagli USA aprono spazio a Italia ed Europa: ecco come integrare IA e oncologia di precisione, ora.

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Vaccini mRNA contro i tumori: occasione storica per l’Italia

Nel mondo sono attivi oltre 230 trial clinici su vaccini a mRNA contro 20 diversi tumori. Non stiamo parlando di fantascienza, ma di progetti reali su melanoma, polmone, pancreas, colon-retto e molte altre neoplasie. Parallelamente, nei primi 3 mesi del 2025 l’amministrazione Trump ha tagliato del 31% i finanziamenti del National Cancer Institute, bloccando 22 progetti su vaccini mRNA per un valore di 500 milioni di dollari.

Questa combinazione – accelerazione scientifica da un lato e freno politico dall’altro – crea un bivio netto. O l’Europa (e l’Italia) decidono di investire con decisione su oncologia di precisione e vaccini mRNA, integrati con l’intelligenza artificiale in sanità, oppure lasceremo che altri Paesi occupino lo spazio che gli Stati Uniti stanno temporaneamente liberando.

In questa serie dedicata a “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”, questo tassello è centrale: i vaccini mRNA sono uno dei campi dove biotecnologie, dati clinici e algoritmi di intelligenza artificiale si intrecciano in modo più concreto. Qui vediamo davvero cosa significa medicina personalizzata, non come slogan, ma come percorso terapeutico per pazienti reali.


Come funzionano davvero i vaccini mRNA contro i tumori

I vaccini a mRNA in oncologia sono terapeutici, non preventivi come quelli anti Covid-19.

Il punto chiave è semplice:

Il vaccino mRNA contro il cancro “insegna” al sistema immunitario a riconoscere specifiche proteine presenti solo sulle cellule tumorali, lasciando in pace quelle sane.

Dal Covid al cancro: stessa tecnologia, obiettivo diverso

  • Nei vaccini mRNA anti Covid veniva codificata la proteina spike del virus.
  • Nei vaccini mRNA contro i tumori viene codificato un antigene tumorale (una proteina espressa in modo anomalo dalle cellule cancerose).

Una volta iniettato:

  1. L’mRNA entra nelle cellule presentanti l’antigene.
  2. Viene tradotto in proteina tumorale.
  3. Il sistema immunitario “vede” questa proteina come bersaglio.
  4. Si attivano linfociti T capaci di riconoscere e distruggere le cellule che espongono quella proteina.

In pratica, l’mRNA fa da software biologico: porta le istruzioni, le cellule eseguono, il sistema immunitario agisce.

Perché sono così interessanti in oncologia

I vaccini mRNA contro il cancro funzionano soprattutto come terapie adiuvanti dopo l’intervento chirurgico:

  • puntano a ridurre in modo drastico il rischio di recidiva;
  • possono essere personalizzati in base alle mutazioni del tumore del singolo paziente;
  • si combinano bene con l’immunoterapia con inibitori dei checkpoint (es. pembrolizumab), potenziandone l’efficacia.

Qui l’intelligenza artificiale ha già un ruolo concreto: algoritmi di machine learning aiutano a identificare quali mutazioni generano i neoantigeni migliori da inserire nel vaccino personalizzato, prevedendo quali hanno più probabilità di stimolare una risposta immunitaria forte e specifica.


Dove siamo oggi: melanoma, polmone, pancreas e colon-retto

Lo scenario attuale non è più quello dei primi esperimenti. Alcuni vaccini mRNA stanno arrivando alle fasi finali di validazione clinica.

Melanoma: lo studio più avanzato

Secondo Paolo Ascierto, Presidente di Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma e Immunoterapia all’Istituto Pascale di Napoli, il vaccino mRNA per il melanoma è in fase III, quindi alla prova decisiva.

  • Il vaccino viene somministrato dopo la resezione chirurgica del tumore.
  • È combinato con pembrolizumab, un inibitore dei checkpoint immunitari.
  • I dati preliminari indicano un miglioramento della sopravvivenza e un calo delle recidive rispetto alla sola immunoterapia.

Se questi risultati saranno confermati, per molti pazienti con melanoma ad alto rischio l’iter terapeutico potrebbe includere in modo standard un vaccino mRNA personalizzato post-chirurgico.

Tumore del polmone: stessa logica, nuovo campo

Anche nel cancro al polmone è in corso uno studio di fase III con vaccino mRNA associato a pembrolizumab. Qui l’obiettivo è analogo:

  • aumentare la sopravvivenza
  • ridurre le recidive dopo trattamento standard (chirurgia e/o chemio-immunoterapia)

In una patologia dove i tassi di mortalità restano altissimi, anche un miglioramento del 10-20% della sopravvivenza a 5 anni sarebbe un salto enorme.

Pancreas: prevenire il ritorno della malattia

Per il cancro al pancreas, notoriamente difficile da trattare, siamo alla fase II. Uno studio su 16 pazienti operati e seguiti per 3 anni ha mostrato che un vaccino mRNA personalizzato può ridurre il rischio di recidiva.

Qui la complessità scientifica è ancora maggiore, ed è proprio il contesto dove l’IA nella sanità italiana potrebbe fare la differenza:

  • analisi automatizzata dei profili genomici del tumore;
  • identificazione delle mutazioni chiave;
  • predizione in tempi brevi dei migliori neoantigeni candidati.

Colon-retto: il modello inglese e la sfida per l’Italia

Nel 2024, il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito ha avviato un trial personalizzato su vaccino mRNA per il cancro del colon-retto.

Questo modello è molto interessante per l’Italia perché:

  • coinvolge direttamente il sistema sanitario pubblico;
  • integra biobanche, dati clinici e sistemi digitali;
  • crea un’infrastruttura che unisce oncologia di precisione, IA clinica e ricerca traslazionale.

Se vogliamo che il SSN italiano rimanga competitivo, dobbiamo smettere di vedere questi progetti come “cose da grandi centri esteri” e iniziare a costruire piattaforme nazionali di dati, IA e trial su mRNA.


Perché i tagli USA sono un problema, ma anche una chance per l’Europa

I tagli decisi dall’amministrazione Trump non sono un dettaglio contabile: rallentano una delle linee terapeutiche più promettenti di questo secolo, come sottolinea Ascierto.

Numeri chiave:

  • −31% dei fondi NCI per i vaccini mRNA nei primi 3 mesi del 2025;
  • stop a 22 progetti mirati, pari a circa 500 milioni di dollari congelati.

Questo significa meno:

  • trial di fase precoce;
  • dati condivisi nelle reti internazionali;
  • partnership pubblico–private guidate dagli USA.

La finestra di opportunità per Italia e UE

Paradossalmente, questo crea uno spazio politico e scientifico enorme per l’Europa.

Se gli Stati Uniti rallentano, qualcun altro può diventare polo di riferimento per i vaccini mRNA in oncologia.

L’Italia parte con diversi punti di forza:

  • centri oncologici di eccellenza (Pascale, IEO, Humanitas, Rizzoli, IRCCS diffusi sul territorio);
  • reti già attive su oncologia di precisione e trial immunoterapici;
  • comunità di data scientist e startup IA sempre più presenti in sanità.

Quello che manca, ed è la vera discriminante, sono investimenti strutturali in tre direzioni:

  1. Finanziamenti stabili alla ricerca clinica su vaccini mRNA.
  2. Infrastrutture digitali interoperabili (dossier sanitario elettronico, registri tumori, piattaforme di dati per IA clinica).
  3. Ecosistema biotech–IA capace di nascere, crescere e restare in Italia, senza dover migrare a Boston o Berlino.

Se non agiamo adesso, tra 5 anni guarderemo i risultati ottenuti da altri Paesi chiedendoci perché non abbiamo colto questa opportunità.


IA e vaccini mRNA: cosa cambia davvero nella pratica clinica

Qui rientriamo pienamente nel tema della nostra serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”. I vaccini mRNA non sono solo biotecnologia: funzionano se dietro c’è una filiera di dati e algoritmi ben costruita.

Dove entra in gioco l’intelligenza artificiale

Nello sviluppo e nell’uso clinico dei vaccini mRNA, l’IA è già utile in vari passaggi chiave:

  1. Selezione dei neoantigeni

    • algoritmi analizzano il genoma del tumore;
    • predicono quali mutazioni generano proteine più visibili al sistema immunitario;
    • ottimizzano la “lista” di antigeni da inserire nel vaccino personalizzato.
  2. Disegno dei trial clinici

    • modelli predittivi aiutano a selezionare i pazienti che più probabilmente risponderanno alla terapia;
    • questo riduce tempi e costi degli studi.
  3. Monitoraggio della risposta

    • analisi automatizzata di immagini radiologiche per misurare in modo oggettivo la risposta al vaccino;
    • integrazione di dati di laboratorio, istologici e clinici in dashboard intelligenti per l’oncologo.
  4. Organizzazione dei percorsi di cura

    • sistemi di IA per la gestione dei flussi ospedalieri permettono di inserire questi nuovi trattamenti nei PDTA oncologici senza esplodere le liste d’attesa.

Cosa significa per reparti e direzioni sanitarie

Per una struttura sanitaria italiana, pubblica o privata, prepararsi ai vaccini mRNA supportati dall’IA vuol dire:

  • investire in data governance e interoperabilità dei sistemi informativi;
  • formare oncologi, anatomopatologi e farmacisti ospedalieri all’uso di strumenti di IA clinica;
  • definire percorsi diagnostico-terapeutici che integrino biomarcatori, genomica e terapia personalizzata;
  • creare team multidisciplinari dove oncologo, bioinformatico e data scientist lavorano sugli stessi casi.

Chi pensa che siano solo “tecnologie da conferenza” rischia di trovarsi tra pochi anni con pazienti che chiedono attivamente queste opzioni terapeutiche… e una struttura non pronta a offrirle.


Cosa può fare ora l’Italia: 5 mosse concrete

La realtà è più semplice di quanto sembri: se vogliamo che l’Italia diventi un attore di punta nei vaccini mRNA oncologici e nell’IA in sanità, servono scelte politiche e gestionali chiare.

Cinque azioni che hanno senso, subito:

  1. Raddoppiare i fondi nazionali per trial oncologici su mRNA

    • con bandi dedicati a progetti che integrano biotecnologia, IA e infrastrutture digitali territoriali.
  2. Creare una rete italiana dei centri per vaccini mRNA

    • IRCCS e grandi oncologie collegati in una rete nazionale con protocolli condivisi, piattaforme dati comuni e standard di qualità.
  3. Sostenere startup biotech & IA

    • incentivi fiscali, fondi di co-investimento e percorsi rapidi per testare soluzioni in ospedale in modo regolato e sicuro.
  4. Rafforzare i registri tumori e il fascicolo sanitario elettronico

    • senza dati puliti, aggiornati e accessibili l’IA non funziona e la medicina personalizzata resta teoria.
  5. Formare i clinici alla cultura dei dati

    • non per trasformarli in programmatori, ma per permettere loro di valutare criticamente strumenti di IA, algoritmi di supporto alla decisione e piattaforme di oncologia di precisione.

Per le direzioni sanitarie che vogliono muoversi ora, ha senso avviare progetti pilota mirati: un PDTA sul melanoma o sul polmone che integri analisi genomica, supporto decisionale basato su IA e, dove possibile, arruolamento in studi su vaccini mRNA.


Perché questo passaggio è decisivo per la sanità italiana

L’oncologia è uno dei campi dove il rapporto tra IA, biotecnologie e organizzazione sanitaria è più evidente: o si lavora in modo integrato o il sistema si spacca tra centri di eccellenza e tutti gli altri.

I vaccini mRNA contro i tumori sono un banco di prova perfetto:

  • richiedono tecnologia avanzata ma anche percorsi clinici chiari;
  • dipendono da dati di qualità e da infrastrutture digitali serie;
  • hanno bisogno di una regia nazionale, non solo di singoli centri virtuosi.

Se l’Italia investe ora, può:

  • diventare un hub europeo per immunoterapia e vaccini mRNA;
  • attrarre trial internazionali, talenti e capitali;
  • offrire ai pazienti italiani accesso anticipato a terapie innovative.

Se vogliamo che la serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica” non resti solo un tema di convegno, questo è il momento di scegliere in che ruolo vogliamo stare: spettatori che attendono linee guida dall’estero, o protagonisti che costruiscono la prossima generazione di cure oncologiche.

La domanda per chi guida ospedali, IRCCS, Regioni e Ministero è diretta: tra cinque anni, i vostri pazienti avranno accesso a vaccini mRNA e percorsi di oncologia di precisione supportati dall’IA… o dovranno andare altrove?