Tumore al polmone: la svolta delle sale ibride a Padova

IA nella Sanità Italiana: Innovazione ClinicaBy 3L3C

Sale operatorie ibride e IA permettono diagnosi precocissime del tumore al polmone. Il modello Padova mostra come cambia davvero la sanità italiana.

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Diagnosi precocissima del tumore al polmone: cosa sta cambiando a Padova

Una donna di 75 anni arriva in pronto soccorso a Padova per una caduta, esegue una TAC total body e salta fuori un piccolo nodulo polmonare. In molte realtà italiane, da lì inizia un percorso lungo: nuove visite, attese per la biopsia, ansia che dura settimane. A Padova è andata diversamente: in sala operatoria ibrida il nodulo è stato localizzato, campionato, operato. Oggi quella paziente sta bene e non fa né chemio né radioterapia.

Questo episodio raccontato dall’Azienda Ospedale-Università di Padova non è solo una bella storia clinica. È un segnale chiarissimo di dove sta andando la sanità italiana: diagnosi sempre più precoci, percorsi integrati e uso intelligente di tecnologie avanzate, dall’imaging in tempo reale all’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica per immagini.

In questo articolo della serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica” vediamo perché le sale ibride rappresentano un salto di qualità nella diagnosi precoce del tumore al polmone, come si integrano con l’IA e cosa possono imparare da Padova altre strutture italiane.


Che cos’è una sala operatoria ibrida e perché fa la differenza

Una sala operatoria ibrida è, in pratica, un incrocio tra blocco operatorio e centro di diagnostica per immagini avanzata. All’interno della stessa sala si trovano:

  • apparecchiature di angiografia, TAC o altre tecnologie di imaging 3D ad alta risoluzione,
  • un tavolo operatorio utilizzabile per chirurgia tradizionale e mininvasiva,
  • sistemi di navigazione e fusione delle immagini,
  • infrastrutture digitali che consentono anche l’integrazione con algoritmi di intelligenza artificiale clinica.

Questo significa che diagnosi e intervento vengono fusi in un unico atto. Nel caso del tumore al polmone:

  1. si individua il nodulo sospetto (anche molto piccolo e periferico);
  2. lo si raggiunge con tecniche mininvasive (broncoscopia avanzata, ago-biopsia guidata da imaging);
  3. si effettua la biopsia in tempo reale;
  4. se confermato come neoplastico e tecnicamente operabile, si può procedere subito alla resezione.

La differenza rispetto al percorso tradizionale è netta:

  • meno accessi in ospedale,
  • meno esami duplicati,
  • meno tempo di attesa per la diagnosi definitiva,
  • spesso ricovero più breve e recupero più rapido.

Per pazienti fragili, come anziani o persone già operate per altri tumori, questo approccio rappresenta un vantaggio clinico enorme.


Il modello Padova: team multidisciplinare e oltre 900 interventi

All’Ospedale di Padova le sale ibride non sono un “esperimento”, ma una vera infrastruttura strategica. Dal 2023 l’azienda ospedaliera ha investito circa 12 milioni di euro per sviluppare queste sale, arrivando a superare i 900 interventi nel 2024, di cui 12 di chirurgia toracica. Nel 2025 la proiezione è oltre il migliaio.

Un lavoro di squadra

Il punto non è solo la tecnologia, ma l’organizzazione. La gestione dei noduli polmonari in sala ibrida prevede un team composto da:

  • pneumologo, che valuta il nodulo e indica il percorso diagnostico;
  • anestesista, fondamentale per la gestione del paziente durante procedure spesso prolungate ma mininvasive;
  • endoscopista, che esegue broncoscopie avanzate e biopsie guidate dall’imaging;
  • chirurgo toracico, pronto a intervenire se il nodulo risulta operabile.

Questo modello team-based consente di passare da un percorso frammentato (radiologia → pneumologia → chirurgia, ognuno con le sue liste d’attesa) a un percorso diagnostico-terapeutico integrato.

Perché questo approccio aumenta la sopravvivenza

Nel tumore al polmone la variabile chiave è lo stadio alla diagnosi:

  • in stadio iniziale (nodulo piccolo, localizzato) la chirurgia può essere curativa, con tassi di sopravvivenza a 5 anni molto più alti;
  • in stadio avanzato, con sintomi importanti e metastasi, le opzioni terapeutiche sono più complesse e la prognosi peggiora drasticamente.

Intercettare i noduli neoplastici piccoli e periferici – quelli che spesso sfuggono alle indagini tradizionali o vengono sottovalutati – è esattamente l’obiettivo del modello Padova.


Dove entra in gioco l’intelligenza artificiale

Anche se l’articolo su Padova si concentra sulle sale ibride, il tassello successivo – e in parte già presente – è l’uso dell’IA nella diagnostica per immagini.

L’IA applicata al tumore del polmone può intervenire in tre punti chiave:

1. Individuazione automatica dei noduli

Algoritmi di deep learning addestrati su milioni di TAC toraciche sono in grado di:

  • segnalare piccoli noduli milimetrici che l’occhio umano potrebbe non vedere a colpo d’occhio;
  • evidenziare le lesioni sospette in modo prioritario nei protocolli di screening polmonare (es. low-dose CT nei forti fumatori);
  • ridurre i falsi negativi, supportando il radiologo nelle decisioni.

In un contesto come quello di Padova, l’IA potrebbe operare “a monte”: pre-analizzare le TAC, generare una mappa dei noduli sospetti e guidare il successivo lavoro in sala ibrida.

2. Caratterizzazione del nodulo (radiomica)

Non tutti i noduli sono uguali. Alcuni sono benigni, altri aggressivi. Attraverso tecniche di radiomica e modelli di IA, si possono estrarre centinaia di parametri dall’immagine (forma, margini, densità, pattern interni) e stimare:

  • probabilità che il nodulo sia maligno;
  • velocità di crescita;
  • potenziale risposta a certi trattamenti.

Questo supporta il team clinico nel decidere:

  • quali noduli portare subito in sala ibrida;
  • quali tenere sotto sorveglianza con follow-up radiologici;
  • quali, in pazienti fragili, trattare con radioterapia stereotassica o altre opzioni.

3. Navigazione e pianificazione in sala ibrida

Dentro la sala operatoria ibrida, l’IA può contribuire a:

  • registrare e fondere in tempo reale TAC pre-operatorie e immagini intraoperatorie;
  • ottimizzare il percorso dell’ago per biopsia o marcatura del nodulo;
  • ridurre i tempi procedurali e la dose di radiazioni;
  • documentare automaticamente la procedura per audit clinici e formazione.

La realtà è che le sale ibride sono l’ambiente ideale per far lavorare insieme tecnologia diagnostica avanzata, robotica e intelligenza artificiale.


Vantaggi concreti per pazienti e ospedali

Per un direttore sanitario o un responsabile di dipartimento, la domanda è sempre la stessa: cosa cambia nella pratica? Vediamo i principali benefici.

Benefici per i pazienti

Per chi viene inquadrato in un percorso di diagnosi precoce del tumore al polmone, gli effetti più rilevanti sono:

  • diagnosi più rapida: meno attese tra un esame e l’altro;
  • minore invasività: biopsie mirate, spesso tramite broncoscopia avanzata o piccoli accessi;
  • degenza ridotta: procedure in day surgery o con pochi giorni di ricovero;
  • in alcuni casi, come nella paziente di Padova, possibilità di evitare chemioterapia e radioterapia.

Dal punto di vista psicologico, ridurre le settimane di incertezza tra sospetto e diagnosi definitiva migliora anche la qualità di vita e l’aderenza ai percorsi di cura.

Benefici per le strutture sanitarie

Per gli ospedali, soprattutto quelli che vogliono posizionarsi come hub oncologici di riferimento, l’adozione di sale ibride e IA può portare a:

  • ottimizzazione delle liste d’attesa, concentrando più fasi in un’unica seduta;
  • uso più efficiente delle risorse (meno ricoveri ripetuti, meno esami duplicati);
  • maggiore attrattività per pazienti extraregionali e per professionisti altamente qualificati;
  • possibilità di partecipare a studi clinici e progetti di ricerca nazionali e internazionali.

In un contesto di PNRR e investimenti in sanità digitale, questi progetti diventano anche una leva strategica per accedere a finanziamenti e creare reti regionali di teleconsulenza e second opinion supportate dall’IA.


Cosa serve per replicare il modello Padova

Non basta comprare una TAC di ultima generazione per parlare di innovazione clinica. Chi vuole avviare un percorso simile dovrebbe lavorare su quattro assi.

1. Visione strategica e governance

Serve una direzione chiara:

  • definire il ruolo dell’ospedale nella rete oncologica regionale;
  • stabilire obiettivi misurabili (es. aumento percentuale di tumori polmonari diagnosticati in stadio precoce, riduzione tempi medi dalla TAC alla biopsia);
  • creare un comitato clinico-digitale che unisca direzione sanitaria, IT, radiologia, pneumologia, chirurgia, fisica sanitaria.

2. Infrastruttura tecnologica integrata

Oltre alla sala ibrida in sé, servono:

  • PACS e RIS integrati con i sistemi informativi ospedalieri;
  • piattaforme di intelligenza artificiale certificata per uso clinico, con log di tracciabilità delle decisioni;
  • reti ad alta velocità e storage sicuro per l’archiviazione delle immagini;
  • attenzione a cybersecurity e protezione dei dati.

3. Formazione e cultura digitale

L’IA e le sale ibride funzionano solo se chi le usa si fida degli strumenti e li conosce bene. Occorre quindi:

  • formare radiologi, pneumologi, chirurghi e tecnici di radiologia sull’uso dei nuovi workflow;
  • prevedere sessioni di simulazione per le procedure più complesse;
  • inserire la cultura del dato nella pratica clinica quotidiana (audit, indicatori, outcome).

4. Percorsi strutturati per nodulo polmonare

Infine, il modello Padova andrebbe trasformato in Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) specifici per:

  • nodulo polmonare incidentale;
  • pazienti ad alto rischio (fumatori, BPCO, storia familiare);
  • follow-up di pazienti oncologici già trattati per altre neoplasie.

Questo consente di standardizzare le decisioni: chi viene inviato allo screening, chi in sala ibrida, chi in follow-up radiologico, chi a radioterapia.


Verso una sanità italiana più predittiva e personalizzata

La storia della paziente di Padova mostra in concreto cosa significa passare da una sanità reattiva a una sanità predittiva. Non si aspetta che il tumore al polmone dia sintomi: lo si cerca, lo si intercetta piccolo, lo si caratterizza con imaging avanzato e, quando possibile, lo si rimuove in modo mirato.

All’interno della nostra serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”, questo caso è un tassello di un quadro più ampio:

  • l’IA nella diagnostica per immagini per polmone, seno, prostata;
  • la medicina personalizzata, che combina dati radiologici, istologici e genomici;
  • la telemedicina per il follow-up e il monitoraggio a distanza dei pazienti oncologici.

Chi guida strutture sanitarie oggi ha una scelta netta: limitarsi a gestire l’esistente o usare le tecnologie – sale ibride, IA, piattaforme dati – per ridisegnare i percorsi clinici. Padova ha già tracciato una direzione.

La domanda è: quanti altri ospedali italiani avranno il coraggio di fare il prossimo passo?