Health+ mostra come IA, dati e “contaminazione” tra professionisti possano migliorare davvero gli outcome di salute nella sanità italiana, in modo misurabile.
Health+ e IA nella sanità italiana: perché la “contaminazione” è la leva che manca
La maggior parte delle aziende sanitarie investe in tecnologie digitali, ma pochissime riescono davvero a misurare l’impatto sugli outcome di salute. Il risultato è noto: tanti progetti pilota, poca trasformazione reale.
Nel progetto Health+, raccontato da Paolo Petralia (direttore generale Asl 4 Liguria), c’è un punto chiave che vale la pena prendere sul serio: la contaminazione reciproca tra professionisti, manager, industria e tecnologia, unita a una misurazione rigorosa degli outcome. È esattamente il tipo di impostazione che serve all’IA nella sanità italiana per passare dagli slogan ai risultati clinici.
In questo articolo vediamo come un modello operativo come Health+ può ispirare le aziende sanitarie italiane che stanno lavorando su intelligenza artificiale, telemedicina, diagnostica per immagini e medicina personalizzata. E soprattutto come strutturare un percorso che parta dai dati e arrivi a outcome clinici misurabili.
Che cos’è davvero Health+: un laboratorio di metodo, non solo un progetto
Health+ nasce come modello operativo frutto del confronto tra esperti di clinica, management sanitario, data science e industria. Non è un singolo progetto IT, ma un modo diverso di progettare innovazione.
L’idea di fondo è semplice:
prima si definiscono gli outcome di salute che si vogliono migliorare, poi si sceglie quali tecnologie – compresa l’IA – hanno senso per raggiungere quel risultato.
In pratica, Health+ lavora su tre pilastri:
- Contaminazione reciproca: tavoli di lavoro in cui medici, infermieri, direzioni strategiche, informatici e partner industriali ragionano insieme sui percorsi di cura.
- Focus sugli outcome: si parte da indicatori clinici e di esperienza del paziente, non dal catalogo delle soluzioni tecnologiche disponibili.
- Misurazione continua: ogni iniziativa viene pensata già con le metriche e le fonti dati per valutarne l’impatto nel tempo.
Questo approccio è particolarmente adatto ai progetti di intelligenza artificiale in sanità, dove il rischio di disperdere risorse in algoritmi brillanti ma inutilizzati è altissimo.
IA e outcome di salute: cosa misurare davvero
Per integrare l’IA nella pratica clinica non basta dimostrare che un algoritmo è accurato. Bisogna dimostrare che cambia in meglio la vita del paziente e rende il sistema più sostenibile.
Cinque categorie di outcome da mettere a terra
Un modello come Health+ può strutturare la misurazione su almeno cinque livelli:
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Outcome clinici duri
- mortalità
- ri-ospedalizzazioni a 30/90 giorni
- complicanze (es. infezioni post-operatorie)
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Outcome riferiti dal paziente (PROMs e PREMs)
- qualità di vita
- controllo dei sintomi
- soddisfazione rispetto al percorso di cura
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Efficienza operativa
- tempi di attesa
- durata media della degenza
- utilizzo di letti e sale operatorie
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Sostenibilità economica
- costi per episodio di cura
- costi evitati (esami o ricoveri inutili)
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Adozione e usabilità delle soluzioni digitali
- tasso di utilizzo reale da parte dei clinici
- aderenza dei pazienti ai percorsi digitali
Per un progetto di IA in diagnostica per immagini, ad esempio, non basta dire che l’algoritmo “vede” il tumore. Un approccio Health+ imporrebbe di chiedersi:
- si anticipa la diagnosi? Di quanto (giorni/mesi)?
- si modificano gli esiti clinici a 1 anno?
- si riducono gli esami inutili o ripetuti?
- i radiologi lo usano davvero o lo aggirano?
Se queste domande non hanno risposta numerica, non siamo ancora davanti a vera innovazione.
La “contaminazione reciproca”: perché senza team misti l’IA non funziona
La parola “contaminazione” può sembrare strana in sanità, ma Petralia la usa nel senso più produttivo possibile: far sedere allo stesso tavolo chi non parla lo stesso linguaggio.
Nel contesto dell’IA nella sanità italiana, questo significa creare team misti in cui:
- il clinico definisce il bisogno assistenziale e gli outcome;
- il data scientist traduce il bisogno in dati, feature, algoritmi;
- il manager di ASL/AO valuta sostenibilità, tempi, governance;
- il partner tecnologico industrializza la soluzione;
- il paziente (o le associazioni) portano il punto di vista dell’esperienza di cura.
Esempio pratico: un percorso IA per lo scompenso cardiaco
Prendiamo un percorso di telemonitoraggio con algoritmi predittivi per pazienti con scompenso cardiaco, in linea con l’aggiornamento del Piano Nazionale della Cronicità (PNC) e con l’attenzione a cronicità e nuovi LEA.
In ottica Health+ il progetto non nascerebbe dall’idea “usiamo l’IA”, ma da un obiettivo preciso:
- ridurre le ri-ospedalizzazioni per scompenso del 20% in 12 mesi.
La contaminazione reciproca porta a un disegno diverso rispetto al classico “comprare la piattaforma”:
- i cardiologi definiscono i parametri clinici da monitorare (peso, pressione, frequenza, sintomi);
- gli infermieri propongono il modello organizzativo (chi chiama chi, con quali soglie);
- i data scientist costruiscono un modello predittivo sui dati storici aziendali;
- la direzione strategica decide come integrare il percorso nei budget e negli obiettivi di struttura;
- il partner tecnologico adatta la piattaforma al workflow reale dell’ASL.
Il risultato non è solo un “progetto di telemedicina”, ma un percorso clinico assistenziale digitalmente abilitato, con IA come componente abilitante e non protagonista assoluta.
Dalla teoria alla pratica: come impostare un modello Health+ nella propria azienda
Molte direzioni generali vorrebbero replicare esperienze come quella di Asl 4 Liguria, ma non sanno da dove partire. Il percorso, se lo si osserva da vicino, può essere tradotto in pochi passi chiari.
1. Scegliere una patologia o un percorso prioritario
Non tutto si può fare subito. La scelta ideale ricade su aree dove:
- esiste alta variabilità degli esiti tra reparti/territori;
- i costi sono rilevanti (es. cronicità, oncologia, salute mentale);
- ci sono già dati storici strutturati o strutturabili.
2. Definire 3–5 outcome da migliorare
Outcome chiari e condivisi sono il cuore del modello. Alcuni esempi:
- tempo “door-to-needle” in stroke unit;
- tasso di riacutizzazioni in BPCO;
- controllo dell’emoglobina glicata nei pazienti diabetici seguiti a distanza.
Gli outcome vanno misurati prima del progetto, per avere una baseline credibile.
3. Creare un gruppo di lavoro trasversale
Il gruppo Health+ interno dovrebbe includere almeno:
- referenti clinici del percorso;
- un rappresentante della direzione sanitaria/direzione strategica;
- IT e data manager/direzione sistemi informativi;
- partner esterni (università, industria, start-up di digital health);
- se possibile, rappresentanze di pazienti.
Qui la “contaminazione reciproca” si concretizza: ognuno vede il pezzo dell’altro, anche quando fa fatica a comprenderlo. È il momento più delicato, ma è anche quello in cui nasce la vera innovazione.
4. Solo dopo, scegliere le tecnologie
Una volta chiariti outcome, processo e bisogni organizzativi, ha senso valutare:
- strumenti di IA predittiva (rischio di ricovero, di caduta, di mancata aderenza);
- telemedicina e telemonitoraggio strutturato;
- clinical decision support system basati su linee guida e algoritmi;
- integrazione con Fascicolo Sanitario Elettronico e cartella clinica.
Qui la regola è semplice: ogni tecnologia deve poter rispondere alla domanda “che effetto misurabile avrà sugli outcome scelti?”. Se la risposta non è chiara, è un campanello d’allarme.
5. Disegnare il sistema di misurazione
Un modello Health+ non può esistere senza una struttura di analisi dati affidabile. Servono:
- dataset puliti e integrati tra ospedale e territorio;
- cruscotti clinico-gestionali leggibili dai professionisti;
- revisione periodica con il gruppo di lavoro (es. ogni trimestre);
- meccanismi di aggiustamento rapido del percorso.
L’obiettivo non è fare “data science per sport”, ma portare i numeri nelle decisioni di reparto e di direzione.
IA, PNRR e sostenibilità: perché il modello Health+ è strategico adesso
Siamo a fine 2025, con il PNRR sanità che entra nella fase cruciale di messa a terra di Case della Comunità, Ospedali di Comunità e telemedicina. I fondi sono stati stanziati, le piattaforme acquistate, ma la vera sfida inizia ora: dimostrare che tutto questo migliora gli outcome di salute.
Qui il modello Health+ è particolarmente utile per tre motivi:
-
Evita la frammentazione dei progetti digitali
Collega IA, telemedicina, cartelle cliniche e presa in carico territoriale a obiettivi di salute condivisi. -
Dà un linguaggio comune a clinici, manager e tecnologi
Parlare di outcome e di numeri permette di superare il “mi piace/non mi piace” sulle soluzioni IT. -
Rende misurabile l’impatto del PNRR
Se ogni ASL adotta indicatori omogenei, diventa possibile confrontare progetti, scalare le esperienze migliori e correggere quelle meno efficaci.
La verità è che l’IA nella sanità italiana avrà futuro solo se saprà dimostrare valore clinico, organizzativo ed economico in tempi brevi. Un impianto come Health+ offre proprio questo tipo di cornice.
Cosa può fare oggi un direttore di struttura (o un CIO) che crede in questo approccio
Chiudiamo con alcune azioni concrete che ho visto funzionare nelle realtà più avanzate:
- Lanciare un “mini Health+” interno su un solo percorso clinico invece di cercare di cambiare tutto il sistema in blocco.
- Introdurre una regola semplice: nessun progetto digitale o di IA parte senza almeno un indicatore di outcome clinico, uno di esperienza del paziente e uno economico.
- Creare momenti periodici di contaminazione (workshop trimestrali) tra professionisti, direzioni e partner tecnologici.
- Formare i clinici sui concetti base di dati e IA, e i tecnologi sui percorsi clinici reali: basta un corso mirato di poche ore ben fatto.
- Premiare le strutture non per il numero di progetti digitali avviati, ma per gli outcome migliorati e documentati.
Questo approccio è perfettamente coerente con la serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”: l’intelligenza artificiale non è il punto di partenza, ma uno strumento al servizio di un disegno più grande, centrato su outcome, dati affidabili e collaborazione tra mondi diversi.
La sfida per i prossimi anni sarà chiara:
non vinceranno le aziende sanitarie con più algoritmi, ma quelle che sapranno trasformare gli algoritmi in salute misurabile per i cittadini.
Chi inizia ora, con un modello operativo solido come Health+, avrà un vantaggio competitivo enorme quando l’IA diventerà davvero parte della routine clinica.