Fascicolo sanitario elettronico e IA: occasione da non perdere

IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica••By 3L3C

Un italiano su due usa il fascicolo sanitario elettronico, ma il 30% rinuncia alle cure. Ecco come FSE e intelligenza artificiale possono cambiare davvero la sanitĂ  italiana.

fascicolo sanitario elettronicointelligenza artificiale in sanitĂ innovazione clinicasanitĂ  digitalesanitĂ  territorialePNRR sanitĂ rinuncia alle cure
Share:

Negli ultimi dodici mesi un italiano su due ha usato il fascicolo sanitario elettronico (FSE) per consultare referti o prenotare visite. Nello stesso periodo, però, circa il 30% dei cittadini ha rinunciato a cure mediche, spesso per motivi economici. Due numeri che raccontano bene la sanità italiana di fine 2025: sempre più digitale, ma ancora troppo diseguale.

Questo dato dell’Outlook Salute Italia di Deloitte è centrale per chi lavora nella sanità, nelle Regioni o nelle aziende che sviluppano soluzioni di intelligenza artificiale in sanità. Perché il punto non è solo far crescere i click sul FSE: il punto è capire come digitalizzazione e IA possano ridurre rinunce alle cure, liste d’attesa e frammentazione dei percorsi clinici.

In questa puntata della serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica” parto dalla fotografia ANSA/Deloitte sul fascicolo sanitario elettronico e la uso come base per un ragionamento molto concreto: come trasformare l’FSE in un vero alleato di medici, strutture e pazienti, integrando intelligenza artificiale e servizi di prossimità.


Perché l’uso del fascicolo sanitario elettronico sta crescendo davvero

L’Outlook Salute Italia 2025 dice una cosa chiara: più cittadini prenotano visite online e condividono digitalmente referti e documenti. Lo si vede anche nella pratica quotidiana: ricette dematerializzate, accesso ai portali regionali, notifiche via email o app.

Questo succede per tre motivi principali:

  1. Spinta normativa e PNRR: Regioni e Ministero hanno accelerato sulla piena attivazione del FSE 2.0, integrando ospedali, medici di medicina generale, pediatri e farmacie.
  2. Abitudine digitale post-pandemia: dopo il 2020, prenotazioni online, SPID, CIE e pagamenti elettronici sono diventati più familiari per tutte le fasce d’età.
  3. Vantaggio percepito: chi prova il FSE e lo trova usabile, tende a non voler tornare al cartaceo: meno referti smarriti, meno code inutili, piĂą controllo sui propri dati clinici.

La realtà è che il fascicolo sanitario elettronico funziona quando risponde a tre esigenze basilari del cittadino:

  • Vedere subito esami e referti, senza dover tornare in ambulatorio solo per ritirarli.
  • Prenotare e riprenotare visite e controlli senza passare ore al telefono.
  • Portare con sĂ© la propria storia clinica, soprattutto se ci si muove tra Regioni o tra pubblico e privato accreditato.

Qui entra naturalmente in gioco l’intelligenza artificiale, che può rendere questo ecosistema non solo digitale, ma anche intelligente.


Il paradosso: piĂą digitale, ma ancora troppe rinunce alle cure

Nello stesso report emerge però un dato scomodo: il 30% degli intervistati ha rinunciato a cure mediche nell’ultimo anno e nel 74% dei casi la ragione è economica. Questo va letto insieme ai problemi ormai cronici del SSN: liste d’attesa, difficoltà di accesso ad alcuni specialisti, disomogeneità territoriale.

La digitalizzazione, da sola, non è sufficiente. Prenotare online un esame che ha 10 mesi di attesa non cambia la sostanza. E se il ticket o il costo in intramoenia sono fuori portata, l’app o il portale diventano solo una vetrina.

Qui l’IA può fare la differenza solo se inserita in un disegno più ampio:

  • Prioritizzazione intelligente delle liste d’attesa: algoritmi che calcolano il rischio clinico, non solo l’ordine cronologico, e che segnalano situazioni da anticipare.
  • Supporto alla prevenzione mirata: se dal FSE emerge che una persona salta sistematicamente controlli di screening, il sistema può attivare reminder personalizzati o contatti attraverso il medico di famiglia o la farmacia.
  • Analisi dei dati socio-economici (in forma aggregata e anonimizzata) per identificare i territori dove la rinuncia alle cure è piĂą alta e orientare risorse, campagne di prevenzione e servizi di prossimitĂ .

L’errore che molti fanno è vedere FSE e IA come progetti IT. Invece siamo di fronte a strumenti di politica sanitaria: vanno progettati con clinici, Regioni, farmacisti, medici di famiglia e associazioni di pazienti.


Come l’IA può rendere il fascicolo sanitario davvero “clinico”

Oggi il FSE, in molte Regioni, è ancora percepito come un cassetto digitale: deposito di referti, ricette, lettere di dimissione. Utile, ma passivo. L’IA può trasformarlo in un assistente clinico diffuso, utile per medici e pazienti.

1. Riassunti automatici della storia clinica

Una delle attività più pesanti per i clinici è ricostruire la storia del paziente da decine di referti. Un sistema di IA, addestrato su referti clinici e linee guida, può:

  • estrarre automaticamente diagnosi principali, allergie, terapie croniche;
  • generare un “clinical summary” aggiornato e leggibile in pochi secondi;
  • evidenziare incongruenze (per esempio una terapia non piĂą coerente con l’ultima diagnosi).

Questo significa consulti piĂą rapidi, meno errori da informazione incompleta e piĂą tempo dedicato al dialogo con il paziente.

2. Riconciliazione terapeutica intelligente

Chi ha più patologie spesso assume molti farmaci prescritti da specialisti diversi. L’IA, integrata con il FSE e i database farmaceutici, può:

  • segnalare possibili interazioni tra farmaci;
  • suggerire al medico di valutare duplicazioni o terapie non piĂą necessarie;
  • supportare il farmacista nella conciliazione farmacologica al cambio di setting (ospedale → territorio).

Questo è un esempio molto concreto di innovazione clinica: non solo dati ordinati, ma decisioni più sicure.

3. Alert e prevenzione personalizzata

Se il FSE contiene i dati di esami, diagnosi pregresse, stili di vita rilevati, l’IA può identificare pattern di rischio prima che diventino malattia conclamata. Alcuni esempi:

  • paziente con familiaritĂ  per diabete, BMI elevato, esami della glicemia in peggioramento → alert al medico di MG per valutare intervento precoce;
  • donna che salta da anni gli screening oncologici → promemoria strutturato e, dove possibile, contatto proattivo da parte dei servizi di prevenzione;
  • pazienti fragili a rischio di ri-ospedalizzazione → segnalazione alla sanitĂ  territoriale per presa in carico proattiva.

Qui la chiave è una sola: usare i dati per evitare malattie o aggravamenti, non solo per registrare dopo che sono accaduti.


Il ruolo dei presidi di prossimitĂ : dove il digitale incontra le persone

Nel report Deloitte i presidi di prossimità – farmacie, sanità territoriale, sistema 118 e pronto soccorso – risultano tra gli elementi più apprezzati del SSN. Ed è comprensibile: quando si sta male, la tecnologia aiuta, ma è il contatto umano che fa la differenza.

Questi presidi sono anche il punto piĂą naturale in cui integrare FSE e IA nella pratica quotidiana.

Farmacie come hub digitali di sanitĂ 

Le farmacie italiane, soprattutto nei piccoli comuni, sono giĂ  oggi uno sportello sanitario a bassa soglia. Con FSE e IA possono diventare:

  • punti di attivazione e assistenza per i cittadini meno digitali (anziani, persone fragili);
  • luoghi in cui consultare il FSE insieme al paziente, spiegando referti e terapie con l’aiuto di strumenti di IA conversazionale dedicati ai farmacisti;
  • nodi di screening (pressione, glicemia, colesterolo) con invio automatico dei dati nel FSE e segnalazioni al medico curante quando emergono criticitĂ .

Case di comunitĂ  e sanitĂ  territoriale

Le nuove strutture previste dal PNRR – Case e Ospedali di comunità – hanno senso solo se collegate a un FSE vivo e ad analisi intelligenti dei dati. Alcuni scenari pratici:

  • infermieri di comunitĂ  che consultano sui tablet il profilo clinico sintetico del paziente generato dall’IA;
  • pianificazione delle visite domiciliari in base al rischio reale, e non solo alla distanza geografica;
  • identificazione di aree dove servono servizi aggiuntivi (per esempio un ambulatorio diabetologico itinerante) sulla base dei dati di prevalenza raccolti nel FSE.

Qui si decide se l’IA nella sanità italiana rimane uno slogan o diventa strumento di equità.


Cosa devono fare oggi strutture sanitarie e decisori pubblici

Se dovessi ridurre tutto a poche prioritĂ  operative per chi gestisce ospedali, ASL o imprese del settore, sarebbero queste.

1. Pensare “AI-ready” quando si progetta il FSE

Non basta digitalizzare il referto in PDF. Serve:

  • standardizzare i dati clinici (codifiche, nomenclature, strutturazione dei campi);
  • assicurare interoperabilitĂ  reale tra sistemi regionali, MMG, specialisti, privato accreditato;
  • prevedere fin da ora moduli di analisi dati e IA che si possano agganciare senza rifare tutto da capo.

2. Coinvolgere i clinici fin dall’inizio

Le soluzioni di IA che restano nel cassetto hanno un tratto comune: non sono state progettate con chi deve usarle. Vale per il FSE come per i sistemi di supporto alle decisioni.

  • creare gruppi di lavoro misti IT–clinici–farmacisti–infermieristici;
  • testare sul campo, nei reparti e nelle strutture territoriali, le interfacce e i flussi;
  • misurare non solo i KPI tecnici, ma tempo liberato, errori evitati, aderenza alle linee guida.

3. Lavorare sulla fiducia dei cittadini

FSE e IA funzionano solo se il cittadino si fida.

  • comunicare in modo chiaro come vengono usati i dati;
  • dare al paziente controllo e trasparenza (chi ha visto cosa, quando);
  • spiegare che l’IA supporta il medico, non lo sostituisce, e che ogni decisione finale resta umana.

Chi riuscirà a fare bene questi tre passi, tra 3–5 anni avrà un vantaggio enorme in termini di qualità clinica, efficienza organizzativa e percezione dei servizi.


Perché questo passaggio è decisivo per l’innovazione clinica in Italia

Il fascicolo sanitario elettronico, usato oggi da circa un italiano su due, è di fatto la spina dorsale digitale su cui si giocherà il futuro dell’IA nella sanità italiana. Senza un FSE maturo, gli algoritmi restano prototipi; con un FSE ben progettato, l’IA diventa parte del percorso di cura quotidiano.

Questo tema si inserisce perfettamente nella traiettoria della serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”: stiamo passando dal parlare di singoli strumenti (telemedicina, diagnostica per immagini, triage intelligente) al disegnare un ecosistema integrato dove dati, algoritmi e assistenza di prossimità lavorano insieme.

La vera domanda ora è: useremo FSE e IA per ridurre le disuguaglianze o per cristallizzarle? I dati sul 30% di rinunce alle cure dicono che non possiamo permetterci soluzioni di facciata. Servono scelte nette: investimenti, standard comuni, governance dei dati, coinvolgimento dei professionisti.

Chi inizia a muoversi adesso – aziende sanitarie, Regioni, imprese tech che vogliono portare AI in ospedali e territorio – può ancora impostare il gioco. Tra qualche anno, sarà solo questione di rincorrere.