Digital divide sanitario: come l’IA può includere anziani e fragili

IA nella Sanità Italiana: Innovazione ClinicaBy 3L3C

L’IA può rendere la sanità italiana più sostenibile e vicina ai pazienti, ma solo se riduciamo il digital divide che oggi esclude anziani e fragili dall’accesso alle cure.

digital divide sanitariotelemedicinaintelligenza artificiale in sanitàanziani e cronicitàsanità digitale PNRRFascicolo Sanitario ElettronicoCase e Ospedali di Comunità
Share:

Digital divide sanitario: il problema che può far fallire l’innovazione

Nel 2024 il 67,4% degli over 65 italiani non sa usare internet. Nello stesso Paese, nel 2023 sono stati investiti 2,2 miliardi di euro in sanità digitale e la telemedicina è al centro del PNRR. Due numeri che, messi uno accanto all’altro, raccontano un rischio concreto: costruire una sanità digitale che esclude proprio chi ne avrebbe più bisogno.

Questo tema è centrale per la serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”. Perché l’intelligenza artificiale in sanità – dalla diagnostica alla medicina personalizzata, fino alla telemedicina – ha senso solo se è accessibile agli anziani, ai cronici, ai pazienti fragili. Altrimenti diventa un moltiplicatore di disuguaglianze.

In questo articolo vediamo:

  • dove sta andando la sanità digitale italiana (con numeri e obiettivi reali),
  • chi sta restando fuori e perché,
  • come l’IA può essere usata non solo per curare meglio, ma anche per ridurre il digital divide sanitario,
  • quali scelte organizzative e tecnologiche devono prendere oggi aziende sanitarie, Regioni e strutture private.

1. Sanità digitale in Italia: molti investimenti, poco orientamento all’accesso

La sanità italiana sta investendo in trasformazione digitale, e questo è un fatto.

  • 2,2 miliardi di euro nel 2023 per la sanità digitale (1,7% della spesa sanitaria pubblica), +22% rispetto al 2022.
  • 1,56 miliardi investiti dalle strutture sanitarie per cartelle cliniche elettroniche, PACS, piattaforme di telemedicina, gestione flussi clinici.
  • 480 milioni dalle Regioni per infrastrutture, interoperabilità, piattaforme centralizzate.
  • 75 milioni dai Medici di Medicina Generale (MMG), con spesa media per medico in crescita.

Le farmacie stanno diventando veri e propri hub territoriali per la telemedicina, con oltre 900.000 prestazioni nel 2024. Questo è un passaggio chiave, perché sposta il digitale in un luogo familiare a molti anziani.

Parallelamente, il PNRR – Missione 6 Salute ha portato sul tavolo:

  • 1,5 miliardi di euro per telemedicina,
  • obiettivi di 300.000 pazienti in telemedicina entro il 2025 e circa 790.000 entro il 2026,
  • 842.000 over 65 in assistenza domiciliare entro giugno 2026.

La direzione è chiara: più territorio, più domiciiliarità, più dati, più telemonitoraggio, con l’IA sempre più integrata nei percorsi clinici.

Il punto critico è un altro: chi riuscirà davvero a usare questi servizi?

2. Il cuore del digital divide sanitario: chi resta indietro e perché

Il digital divide sanitario non è un problema astratto: ha un volto ben preciso.

  • Over 65: il 67,4% non usa internet (ISTAT 2024). Solo il 19,4% ha competenze digitali di base.
  • Cronicità: 24 milioni di italiani sono malati cronici (40% della popolazione), con età media dei pazienti cronici di 68 anni.
  • Anziani soli: 3,8 milioni di anziani vivono da soli, spesso senza caregiver digitalmente competenti.
  • Aree interne e piccole isole: 4,6 milioni di persone con accesso limitato ai servizi sanitari, di cui il 17,3% senza banda ultralarga.
  • Sud Italia: in media solo il 30% delle strutture ha connessioni adeguate per la telemedicina.

Qui c’è il paradosso: anziani, cronici, residenti in aree interne sono i target ideali di telemedicina, telemonitoraggio e assistenza da remoto, ma sono anche quelli meno pronti e meno connessi.

Dentro questo scenario l’IA può fare due cose opposte:

  • ridurre il divario, se usata per semplificare, guidare, tradurre, accompagnare;
  • amplificarlo, se viene distribuita solo dove c’è già infrastruttura, competenze e capacità di investimento.

La scelta non è tecnica. È una scelta politica e organizzativa.

3. IA e telemedicina: potenziale enorme, utilizzo ancora marginale

Sul fronte clinico i numeri danno un’idea chiara del potenziale, soprattutto nella gestione delle cronicità.

  • I malati cronici assorbono circa 70 miliardi di euro di spesa.
  • Il telemonitoraggio potrebbe generare risparmi stimati in 15 miliardi l’anno, riducendo accessi in pronto soccorso e ricoveri, migliorando aderenza terapeutica.
  • Eppure oggi solo l’11% dei pazienti cronici utilizza strumenti di telemonitoraggio.

Perché così poco, nonostante gli investimenti?

  • 65% non ha dispositivi adeguati.
  • 70% non ha competenze digitali sufficienti.
  • 45% vive in aree con connettività non adeguata.

Su questo terreno l’intelligenza artificiale, se integrata bene, può cambiare davvero il quadro.

Dove l’IA fa la differenza nella sanità digitale

  1. Supporto decisionale clinico
    Algoritmi di IA applicati ai dati di telemonitoraggio (pressione, saturazione, peso, glicemia) possono:

    • generare alert predittivi per scompenso cardiaco o peggioramento di BPCO;
    • suggerire priorità di intervento a infermieri di comunità e medici di medicina generale;
    • ridurre accessi inutili a PS.
  2. Assistenti virtuali e chatbot sanitari
    Chatbot basati su IA, se progettati per anziani e caregiver, possono:

    • guidare nella prenotazione di una televisita,
    • ricordare assunzione di farmaci,
    • spiegare in linguaggio semplice un referto o un piano terapeutico,
    • fare triage di sintomi minori prima di un contatto medico.
  3. Traduzione e semplificazione dei contenuti clinici
    L’IA linguistica può:

    • trasformare referti tecnici in versioni comprensibili per il cittadino;
    • tradurre in più lingue per pazienti stranieri;
    • adattare la comunicazione al livello di alfabetizzazione sanitaria del singolo.
  4. Automazione “dietro le quinte”
    Per strutture sanitarie e studi medici, IA e automazione possono:

    • precompilare documentazione a partire da note vocali,
    • aggiornare in automatico il Fascicolo Sanitario Elettronico,
    • gestire flussi di prenotazione e recall per follow-up.

La realtà? Oggi queste soluzioni sono presenti a macchia di leopardo, spesso limitate a progetti pilota o Regioni più avanzate (come l’Emilia-Romagna), con il rischio di creare una “IA per pochi”.

4. Nord e Sud, centri e periferie: quando il CAP decide l’accesso all’innovazione

Il digital divide sanitario in Italia ha una fortissima componente territoriale.

La tripla penalizzazione del Sud

Le Regioni meridionali soffrono su tre livelli:

  • Infrastrutture sanitarie digitali: meno banda ultralarga, meno servizi di telemedicina attivi, sistemi informativi meno integrati.
  • Uso del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE): meno utilizzato sia dai professionisti sia dai cittadini.
  • Aree interne più diffuse: più distanza fisica dai servizi, meno connessione digitale.

Questo significa che gli stessi servizi di IA in telemedicina (per esempio piattaforme che integrano televisita, telemonitoraggio e decision support) funzionano bene in alcune Regioni e sono quasi assenti altrove.

Il caso Emilia-Romagna: cosa funziona davvero

L’Emilia-Romagna è spesso citata come riferimento nazionale:

  • Fascicolo Sanitario Elettronico attivo per il 78% dei cittadini.
  • Telemedicina presente nell’85% dei distretti sanitari.
  • Investimenti iniziati ben prima del PNRR.
  • Governance centralizzata, ma con forte presidio dei territori.
  • Supporto tecnico e formazione per operatori e cittadini.

Questo modello dimostra una cosa semplice: la tecnologia non basta. Servono continuità di investimento, governance chiara, formazione costante e strumenti costruiti a partire dai bisogni reali del territorio.

5. Cosa devono fare oggi strutture sanitarie e decisori: un piano in 4 mosse

Se vogliamo che l’IA sia davvero una leva di innovazione clinica inclusiva, il percorso va progettato con lucidità. Non basta “attivare un servizio di telemedicina” o comprare un algoritmo di IA.

1. Piano straordinario di alfabetizzazione digitale sanitaria

Serve una formazione mirata per:

  • Operatori sanitari: medici, infermieri, farmacisti, amministrativi.
  • Anziani e caregiver: pazienti cronici, famiglie, assistenti familiari.

Approcci che funzionano sul campo:

  • sessioni pratiche in Case di Comunità e farmacie dei servizi;
  • tutoraggio tra pari: giovani medici e infermieri come mentori digitali dei colleghi senior;
  • materiali semplici, visivi, in più lingue, pensati per chi parte da competenze zero.

2. Infrastruttura digitale davvero universale

Qui l’IA da sola non risolve nulla: se non c’è connessione, il servizio non esiste.

Le priorità:

  • banda ultralarga capillare nelle aree interne e rurali;
  • connessioni stabili e sicure in tutte le strutture sanitarie e nelle farmacie;
  • dispositivi di base (tablet, kit di telemonitoraggio) in comodato d’uso a pazienti fragili selezionati.

3. Riprogettare i servizi in chiave inclusiva

Digitalizzare un processo sbagliato non lo rende migliore, lo rende solo più veloce. La reingegnerizzazione deve partire da una domanda: “Questo percorso è fattibile per un 80enne solo, con bassa scolarità?”

Alcuni principi operativi:

  • Front-end umano: Case di Comunità, farmacie, ambulatori territoriali come punti di supporto per accesso a FSE, televisite, caricamento documenti.
  • Infermiere di comunità come facilitatore digitale e clinico.
  • Percorsi ibridi: telemedicina dove ha senso, ma con canali tradizionali sempre disponibili per chi non riesce a usare il digitale.

4. Governance integrata e IA come infrastruttura, non gadget

La Piattaforma Nazionale di Telemedicina, integrata con FSE 2.0 e l’Ecosistema Dati Sanitari, può essere il cuore di questo sistema. Ma oggi soffre di:

  • frammentazione regionale,
  • resistenze organizzative,
  • mancanza di protocolli clinici omogenei,
  • modelli di rimborso non sempre definiti,
  • scarsa formazione sul campo.

L’IA va trattata come parte di questa infrastruttura, non come accessorio:

  • algoritmi certificati e integrati nelle piattaforme nazionali e regionali;
  • standard condivisi per sicurezza, tracciabilità e qualità clinica;
  • indicatori chiari (i famosi “LEA digitali”) per monitorare equità e risultati: quanti anziani seguiti in telemonitoraggio, quante televisite per aree interne, quanti alert predittivi utili.

6. Perché questo tema è centrale per il futuro del SSN

Con l’invecchiamento rapido della popolazione e la denatalità, il Servizio Sanitario Nazionale non regge senza una sanità digitale intelligente: telemedicina, IA clinica, big data, FSE evoluto.

Ma c’è un punto etico non negoziabile: se la trasformazione digitale esclude anziani e fragili, non è innovazione, è selezione.

La scelta è chiara:

  • o si punta a una inclusione digitale sanitaria universale,
  • oppure si accetta un’Italia sanitaria a due velocità, dove CAP di residenza, reddito e età decidono non solo la qualità ma l’accesso stesso alle cure.

Per chi progetta, governa o eroga servizi sanitari – pubblici o privati – questo è il momento di decidere che tipo di IA vogliamo nella sanità italiana: una tecnologia che riduce le liste d’attesa solo per chi è connesso, o uno strumento capace di portare la cura anche dove oggi non arriva.

Se lavori in una struttura sanitaria, in una Regione o in una realtà privata che vuole sviluppare progetti di telemedicina e IA clinica realmente inclusivi, il passo successivo è semplice: fare un assessment del tuo livello di maturità digitale, capire dove si annida il digital divide nella tua popolazione assistita e progettare i servizi partendo da lì.

Perché la vera innovazione clinica, in Italia nel 2025, non è usare l’IA. È usarla senza lasciare nessuno indietro.

🇮🇹 Digital divide sanitario: come l’IA può includere anziani e fragili - Italy | 3L3C