L’AI agentica sta cambiando in silenzio pharma e sanità italiana: meno burocrazia, percorsi clinici più intelligenti, decisioni migliori. Ecco come usarla davvero.

La nuova frontiera: l’AI che agisce, non solo che predice
Nel 2024 oltre il 60% delle grandi aziende farmaceutiche globali ha avviato progetti su AI agentica: sistemi che non si limitano a “consigliare”, ma eseguono task in autonomia, interagendo con persone, dati e processi.
Questa trasformazione tocca direttamente la sanità italiana: ospedali, IRCCS, ASL, aziende farmaceutiche che collaborano con il SSN. Mentre si parla molto di algoritmi predittivi e diagnostica per immagini, la vera svolta per chi lavora in clinica e in azienda è un’altra: passare da AI come “secondo parere” a AI come “assistente operativo”.
In questo articolo, parte della serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”, vediamo cosa significa davvero AI agentica, come sta cambiando il settore farmaceutico e cosa può fare, concretamente, per ospedali e strutture sanitarie italiane.
Cos’è l’AI agentica e perché interessa a ospedali e aziende farmaceutiche
L’AI agentica è l’evoluzione pratica dell’IA: agenti software autonomi che ricevono un obiettivo (“ottimizza questa terapia”, “prepara questo dossier”, “programma questi esami”), pianificano i passi, interrogano i sistemi informativi, interagiscono con persone e strumenti digitali, e poi completano il lavoro.
In sanità e nel pharma questo significa, in concreto:
- ridurre lavoro ripetitivo ad alto carico normativo,
- aumentare la qualità dei dati clinici e regolatori,
- accorciare il tempo tra evidenza scientifica e pratica clinica,
- supportare decisioni complesse, soprattutto in aree come oncologia, malattie rare, cronicità.
La “rivoluzione silenziosa” è proprio qui: molte di queste soluzioni non fanno rumore, non finiscono sui giornali, ma cambiano la vita quotidiana di medici, farmacisti ospedalieri, data manager, CRA, infermieri di ricerca, R&D e market access.
Dove l’AI agentica sta già cambiando il settore farmaceutico
Nel farmaceutico gli agenti di IA stanno trovando terreno fertile perché i processi sono complessi, regolati e pieni di attività strutturate. È l’ambiente ideale per automatizzare fino al 30‑40% del lavoro ripetitivo.
1. Ricerca clinica: dal protocollo al data cleaning
Gli agenti di IA possono supportare l’intero ciclo degli studi clinici:
- Analisi di fattibilità: leggono database interni, dati epidemiologici regionali, registri di patologia italiani e stimano dove arruolare più velocemente, con quali criteri, in quali centri.
- Redazione e aggiornamento di protocolli: partendo da template aziendali e linee guida EMA/AIFA, preparano prime bozze coerenti, che il team scientifico rifinisce.
- Data cleaning automatico: identificano incoerenze tra CRF elettroniche, esami di laboratorio, note del monitor e referti radiologici, segnalando i casi sospetti.
- Reportistica periodica: compilano draft di report di sicurezza, summary per comitati etici e documenti interni.
La differenza rispetto alla “semplice” automazione? L’agente ragiona sul contesto, non applica solo macro predefinite: se cambia un criterio di inclusione, adegua da solo controlli e suggerimenti.
2. Affari regolatori e farmacovigilanza
Qui l’AI agentica mostra il suo valore in termini di velocità e compliance.
- Preparazione dossier AIC e variazioni: un agente aggrega dati clinici, quality, safety, label storiche, e costruisce la struttura del dossier, con cross‑reference coerenti.
- Gestione segnalazioni di farmacovigilanza: classifica le ICSRs, propone codifiche MedDRA, verifica duplicati, recupera informazioni mancanti, prepara draft di narrative.
- Monitoraggio continuo delle linee guida: l’agente scandaglia aggiornamenti EMA, AIFA, linee guida scientifiche, e segnala cosa impatta davvero prodotti e studi in corso.
Risultato: meno errore umano sui dettagli ripetitivi, più tempo per le valutazioni scientifiche e regolatorie complesse.
3. Medico-scientifico e accesso al mercato
Sul fronte market access e medico‑scientifico, gli agenti di IA diventano veri assistenti strategici:
- Analizzano dati di real‑world evidence provenienti da regioni italiane.
- Preparano schede tecniche personalizzate per commissioni regionali e aziendali.
- Suggeriscono segmentazioni di pazienti per programmi di aderenza.
- Supportano la creazione di materiali scientifici, sempre soggetti a revisione medica.
Questo si collega direttamente alla pratica clinica: più velocemente un’innovazione viene compresa e valutata, più facilmente entra nei PDTA regionali e nella pratica quotidiana di reparti e ambulatori.
Come l’AI agentica entra negli ospedali italiani
Negli ospedali e nelle strutture del SSN l’AI è spesso vista come “algoritmi che leggono le immagini”. L’AI agentica, invece, agisce sulle organizzazioni, sull’operatività quotidiana.
1. Diagnostica per immagini: dal referto all’intero percorso
Gli algoritmi di radiologia e cardiologia sono solo il primo passo.
Un agente di IA può:
- organizzare le liste d’attesa in base a priorità cliniche, storia del paziente, sospetto diagnostico;
- controllare la completezza delle richieste e suggerire integrazioni (esami di laboratorio, prestazioni complementari);
- confrontare referti successivi e generare sintesi strutturate di follow‑up, facilitando MDO e decisioni terapeutiche.
Questo libera tempo a radiologi e clinici, mantenendo il controllo umano sulle decisioni sensibili.
2. Gestione ospedaliera e percorsi clinici
Qui l’AI agentica può rendere molto più “intelligente” il funzionamento quotidiano di un grande ospedale o di una ASL.
Esempi concreti:
- Bed management: l’agente incrocia prenotazioni operatorie, dimissioni previste, complessità assistenziale, e propone una pianificazione letti più aderente alla realtà.
- Ottimizzazione delle agende ambulatoriali: anticipa no‑show stimati, propone overbooking mirato, suggerisce finestre dedicate ai pazienti fragili.
- Supporto alla gestione PDTA: controlla automaticamente se i passaggi chiave dei PDTA oncologici, diabetologici, cardiologici sono stati rispettati e, se no, attiva alert mirati.
Questo tipo di AI non sostituisce il coordinatore di reparto o il case manager, ma gli dà strumenti di previsione e azione molto più forti.
3. Medicina personalizzata e terapie complesse
Nelle aree di oncologia, ematologia, malattie rare e gestione del paziente cronico complesso, l’AI agentica può:
- aggregare i dati provenienti da cartelle cliniche, referti, note di dimissione, device e telemonitoraggio;
- identificare pattern clinici che anticipano scompensi o tossicità;
- proporre al clinico aggiustamenti del piano terapeutico o del follow‑up;
- preparare automaticamente documentazione per comitati terapeutici e dossier per schemi di rimborsabilità.
Il controllo rimane sempre in mano al team clinico, ma il lavoro preparatorio viene svolto da agenti di IA, con un livello di dettaglio e costanza difficile da mantenere solo con risorse umane.
Sicurezza, etica e governance: cosa serve davvero alle strutture italiane
La domanda cruciale non è più “se” adottare l’AI agentica, ma come farlo in modo sicuro, etico e sostenibile.
Dati e privacy: progettare per l’uso sanitario italiano
In Italia bisogna muoversi dentro un quadro molto preciso: GDPR, Codice della Privacy, regole del Garante, norme su fascicolo sanitario elettronico e dati sanitari.
Questo implica che i progetti seri di AI agentica in sanità e nel pharma devono prevedere:
- data minimization: solo i dati strettamente necessari al task dell’agente;
- pseudonimizzazione e controllo degli accessi: log chiari di chi vede cosa e quando;
- hosting e governance dei dati compatibili con i requisiti delle strutture pubbliche e private accreditate.
Trasparenza clinica e responsabilità
L’uso di AI agentica in contesti clinici non può essere “magico”. Servono:
- tracciabilità delle decisioni dell’agente,
- spiegazioni comprensibili su cosa ha portato a un certo suggerimento,
- chiara attribuzione di responsabilità: l’AI assiste, il medico decide.
Molte aziende stanno introducendo comitati interni di AI governance, con clinici, legali, IT e risk management, proprio per presidiare questi aspetti.
Dal PNRR all’adozione reale
Con il PNRR molti ospedali italiani stanno aggiornando infrastrutture digitali, FSE, sistemi di telemedicina. Questo è il momento giusto per progettare soluzioni native per l’AI agentica, non solo per “aggiungere” algoritmi a sistemi vecchi.
Chi sta vincendo? Le strutture che:
- partono da pochi casi d’uso ben definiti (es. PDTA oncologici, gestione agende TAC, data quality clinica);
- coinvolgono da subito i professionisti sanitari nella progettazione;
- investono in formazione su AI, non solo per IT ma anche per clinici e management;
- scelgono partner industriali che conoscono sia il mondo sanitario italiano sia le tecnologie di AI generativa e agentica.
Da dove iniziare: percorso pratico per strutture sanitarie e aziende
Per non restare fermi sulla teoria, serve un percorso realistico, adatto al contesto italiano.
1. Mappare i processi ad alto impatto
Il primo passo non è comprare tecnologia, ma capire dove l’AI agentica può fare davvero la differenza.
Per un’azienda farmaceutica:
- stesura di documenti regolatori,
- gestione studi clinici multicentrici italiani,
- farmacovigilanza e safety,
- real‑world evidence con dati del SSN.
Per un ospedale o una ASL:
- gestione liste d’attesa e agende,
- PDTA critici (oncologia, scompenso cardiaco, diabete),
- refertazione strutturata e integrazione dati,
- telemedicina e follow‑up a distanza.
2. Definire 1–2 progetti pilota “misurabili”
Ogni progetto dovrebbe avere metriche chiare, per esempio:
- riduzione del tempo di preparazione di un dossier del 30%;
- diminuzione dei tempi di attesa per esami critici del 20%;
- aumento della completezza dei dati clinici oltre il 95%;
- tempo medio risparmiato per medico/infermiere per turno.
Senza numeri, l’AI resta percepita come moda. Con numeri chiari, diventa una scelta di gestione.
3. Costruire alleanze tra clinici, IT e industria
L’AI agentica non può essere solo un tema IT, né solo di direzione sanitaria, né solo dell’industria farmaceutica.
I progetti che funzionano meglio prevedono:
- un clinico referente (es. oncologo, radiologo, medico di direzione),
- un referente IT/innovazione digitale,
- un partner tecnologico esperto di AI agentica,
- spesso un’azienda farmaceutica interessata al percorso terapeutico di riferimento.
Questa alleanza permette di progettare soluzioni che portano valore a tutti: al paziente, al SSN, all’azienda.
Perché l’AI agentica è il tassello chiave dell’innovazione clinica
Se guardiamo alla serie “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”, emerge un quadro chiaro:
- la diagnostica per immagini basata su AI migliora precisione e tempi;
- la medicina personalizzata sfrutta dati complessi per terapie più mirate;
- la telemedicina estende l’ospedale a casa del paziente;
- la gestione ospedaliera data‑driven rende il sistema più sostenibile.
L’AI agentica è la colla che tiene insieme tutto questo. È il livello operativo che prende output da modelli predittivi, dati da FSE, segnali da telemonitoraggio, e li trasforma in azioni concrete e coordinate.
Le strutture che iniziano ora a sperimentare agenti di IA, con progetti pilota seri e ben governati, avranno nei prossimi 3‑5 anni un vantaggio reale in termini di efficienza, attrattività professionale e qualità delle cure.
La domanda da farsi oggi non è se l’AI agentica arriverà in sanità e nel pharma italiani. Sta già arrivando. La vera domanda è: che ruolo vogliamo giocare come struttura, reparto, azienda? Spettatori o protagonisti di questa trasformazione?