Il Sustainable Transport Investment Plan UE ridisegna trasporti, porti e aeroporti. Ecco cosa cambia per la logistica italiana e come usare l’IA per restare competitivi.
Perché il Sustainable Transport Investment Plan ti riguarda da vicino
Nel 2023 l’aviazione mondiale ha emesso 882 milioni di tonnellate di CO₂. Non è un problema lontano: quei voli portano merci che poi finiscono su camion, furgoni, treni, navi Ro-Ro nei porti italiani. Ogni tonnellata di CO₂ in più oggi è un vincolo competitivo in più domani.
Con il Sustainable Transport Investment Plan (STIP) la Commissione Europea fa una scelta chiara: costruire, in pochi anni, una filiera industriale dei carburanti alternativi per aviazione e shipping. Non è solo una misura climatica. È l’avvio di un nuovo ecosistema energetico che investirà anche logistica terrestre, intermodalità e supply chain italiana.
Per chi lavora in autotrasporto, logistica conto terzi, gestione flotte o supply chain, questo piano è un pezzo chiave del puzzle: si somma alle nuove regole sulle emissioni dei camion, agli incentivi nazionali sugli investimenti e, sempre più spesso, ai progetti di IA per la logistica che richiedono dati, pianificazione e scenari di lungo periodo.
In questo articolo vediamo cosa prevede il STIP, come si collega a ReFuelEU Aviation e FuelEU Maritime, quali investimenti muove e, soprattutto, come impatterà sulla logistica italiana, anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale nella pianificazione della supply chain.
Che cos’è davvero il Sustainable Transport Investment Plan
Il Sustainable Transport Investment Plan è il piano con cui l’UE vuole portare a scala industriale la produzione e la distribuzione di carburanti a basse emissioni per:
- aviazione (Sustainable Aviation Fuels, SAF)
- trasporto marittimo (carburanti low carbon e soluzioni a zero emissioni in porto)
L’obiettivo politico è chiaro: contribuire alla neutralità climatica entro il 2050 prevista dal Green Deal, riducendo in modo strutturale le emissioni dei due settori più energivori della mobilità globale.
Ma dietro la retorica climatica ci sono numeri molto concreti:
- entro il 2035 serviranno 20 milioni di tonnellate di SAF
- per arrivarci l’UE stima circa 100 miliardi di euro di investimenti in impianti, infrastrutture e logistica
Questo vuol dire nuove raffinerie di biocarburanti avanzati, impianti di e-fuels, infrastrutture portuali e aeroportuali, ma anche nuovi hub intermodali e adeguamenti dei terminal terrestri. Ed è qui che la logistica italiana entra in gioco.
ReFuelEU Aviation e FuelEU Maritime: le regole che spingono il cambiamento
Il STIP non nasce nel vuoto. È pensato per rendere realistiche due normative già approvate: ReFuelEU Aviation e FuelEU Maritime.
ReFuelEU Aviation: obbligo di SAF e domanda garantita
ReFuelEU Aviation impone una progressiva quota minima di SAF (Sustainable Aviation Fuels) negli aeroporti europei. Parliamo di:
- biocarburanti avanzati (da rifiuti, residui, biomasse non in competizione con il food)
- carburanti sintetici (e-fuels) prodotti con idrogeno verde e CO₂ catturata
- carburanti da carbonio riciclato
Perché interessa la logistica?
- gli aeroporti cargo (Malpensa, Fiumicino, Bologna, ecc.) dovranno gestire nuove infrastrutture di stoccaggio e distribuzione SAF
- gli operatori logistici dovranno ripensare i network: dove conviene concentrare il traffico aereo merci, in base alla disponibilità e al costo dei carburanti sostenibili
- le aziende che dichiarano obiettivi di net-zero supply chain useranno la scelta di aeroporti “SAF-ready” come criterio di selezione dei partner
Qui l’IA per la logistica fa la differenza: modelli di ottimizzazione rete possono simulare scenari con diversi mix di carburante, costi e emissioni e suggerire il disegno ottimale dei flussi.
FuelEU Maritime: porti elettrici e shipping a basse emissioni
FuelEU Maritime introduce limiti progressivi all’intensità di gas serra delle navi sopra i 5.000 GT. Il punto di svolta è il 1° gennaio 2030:
- navi passeggeri e portacontainer dovranno usare alimentazione elettrica da terra o tecnologie zero emissioni in porto durante la sosta
Impatti diretti sulla logistica italiana:
- i grandi porti (Genova, Trieste, Gioia Tauro, Napoli, Livorno, Palermo…) dovranno sviluppare cold ironing e infrastrutture energetiche avanzate
- i terminal container e Ro-Ro, strettamente collegati al trasporto stradale, diventeranno nodi energetici, non solo logistici
- si aprono nuove opportunità per hub intermodali retroportuali e magazzini che sapranno integrarsi con queste infrastrutture
Ancora una volta, l’IA nella supply chain può aiutare a pianificare:
- quali porti usare in funzione di emissioni, costi, tempi, congestione
- come sincronizzare arrivi camion/nave in un contesto di nuovi vincoli energetici
100 miliardi di investimenti: dove vanno i soldi e come intercettarli
L’UE non si limita a fissare obiettivi: ha definito un pacchetto di strumenti finanziari per mobilitare capitali privati e ridurre il rischio degli investimenti in carburanti green.
Entro il 2027 sono già attivati:
- InvestEU: fino a 2,1 miliardi di dollari per progetti su carburanti sostenibili
- European Hydrogen Bank: 320 milioni per produzione di idrogeno destinato a SAF e carburanti marittimi
- Horizon Europe: 142 milioni per ricerca e innovazione
- Innovation Fund: 164 milioni per carburanti sintetici avio e 314 milioni per soluzioni marittime low carbon
- eSAF Early Movers Coalition: oltre 535 milioni per accelerare il carburante sintetico per l’aviazione
In totale, parliamo di 3,1 miliardi di dollari già entro il 2027, con effetto leva atteso su investimenti privati molto più elevati.
Per la logistica italiana questo si traduce in tre linee di azione concrete:
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Partnership con player energetici
Interporti, operatori logistici e grandi flotte possono sedersi al tavolo con utilities, produttori di carburanti alternativi e porti per sviluppare progetti integrati:- stazioni di rifornimento multi-energia (bio-LNG, H₂, ricarica elettrica)
- hub retroportuali attrezzati per supportare traffici green
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Progetti di innovazione e IA
Fondi come Horizon Europe e Innovation Fund guardano con favore a soluzioni che combinano:- intelligenza artificiale per ottimizzare la supply chain
- riduzione delle emissioni tramite scelte multimodali e uso di carburanti alternativi
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Riposizionamento strategico delle piattaforme logistiche
Chi gestisce magazzini, cross-dock o interporti deve chiedersi:- “il mio nodo è connesso a porti/aeroporti che diventeranno poli dei carburanti sostenibili?”
- “posso proporre servizi a valore aggiunto per le aziende che vogliono supply chain low carbon?”
Chi si muove ora, con dati solidi e progetti credibili, intercetta non solo incentivi, ma soprattutto clienti globali che cercano partner logistici allineati agli obiettivi ESG.
I tre pilastri del nuovo framework europeo
La Commissione ha strutturato il STIP su tre pilastri molto operativi.
1. Capire dove mancano investimenti e infrastrutture
Primo passo: un’analisi sistematica delle lacune nella supply chain dei carburanti alternativi. In pratica, mappare:
- dove possono essere prodotti i SAF e i carburanti marittimi low carbon
- quali porti e aeroporti possono diventare hub di distribuzione
- quali segmenti logistici sono oggi colli di bottiglia
Qui l’IA nella logistica italiana ha un ruolo potenziale enorme:
- analisi dati di traffico, flussi merci, utilizzo infrastrutture
- simulazione di scenari “what-if” (es. spostare il 20% dei flussi da porto A a porto B con carburante green disponibile)
2. Strumenti finanziari per de-rischiare gli investimenti
Il secondo pilastro riguarda l’uso mirato di garanzie, fondi, blended finance per rendere appetibile per il privato ciò che oggi appare troppo rischioso.
Per la logistica significa, ad esempio:
- contratti di lungo periodo tra compagnie aeree/shipping e produttori di carburanti
- accordi fra porti, interporti e investitori per sviluppare infrastrutture energetiche
- piattaforme digitali (spesso basate su IA) che aggregano domanda e offerta di carburanti sostenibili
3. Dimensione internazionale e leadership europea
Terzo pilastro: creare un mercato globale aperto per i carburanti sostenibili, evitando che l’Europa si chiuda su sé stessa e perda competitività.
L’idea è chiara:
- l’UE vuole diventare standard-setter su regole, certificazioni e tracciabilità dei carburanti
- chi lavora in logistica dovrà dimostrare, dati alla mano, origine e impatto ambientale dei propri trasporti
Qui entrano in gioco sistemi avanzati di data management e IA:
- tracciamento “end-to-end” delle emissioni lungo tutta la supply chain
- reportistica automatizzata per clienti e autorità
- algoritmi che calcolano il mix ottimale tra costo, servizio e carbon footprint
Perché il STIP è una partita anche della logistica terrestre
Anche se sulla carta il STIP guarda a cielo e mare, nella pratica avrà impatti diretti sulla struttura della logistica terrestre e intermodale.
Effetti concreti per operatori italiani
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Nuovi hub energetici dove passano anche i camion
Porti e aeroporti diventeranno piattaforme dove si concentrano:- infrastrutture di energia elettrica
- produzione e stoccaggio di carburanti alternativi
- servizi di ricarica e rifornimento per veicoli pesanti
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Maggiore integrazione tra trasporti, energia e digitale
I progetti STIP più solidi saranno quelli che uniscono:- infrastruttura fisica (banchine, piazzali, serbatoi, colonnine)
- sistemi digitali di pianificazione basati su IA
- modelli di business che valorizzano i dati (es. emissioni per singola spedizione)
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Nuove opportunità per chi sa usare i dati
I caricatori globali stanno già chiedendo:- calcolo preciso delle emissioni per tratta
- comparazione tra diverse opzioni di trasporto (strada, mare, ferrovia, aereo)
- scenari di riduzione CO₂ a parità di servizio
Le aziende che hanno investito in software per autotrasporto, TMS, piattaforme di controllo flotta e algoritmi di ottimizzazione sono avanti di uno o due anni rispetto ai concorrenti.
Come preparare oggi la tua azienda di logistica a questo scenario
La buona notizia? Non serve diventare produttori di SAF o gestori di terminal portuali per giocare la partita. Ci sono passi molto concreti, alla portata di una PMI italiana ben organizzata.
1. Mettere in ordine dati, flussi e KPI
L’IA lavora bene solo se ha dati affidabili. Prima ancora di parlare di STIP, assicurati di avere:
- tracciabilità dei viaggi (km, tempi, soste, consumi)
- costi per tratta e per cliente
- indicatori base di emissioni (es. gCO₂/tkm)
Con questi elementi puoi già:
- simulare l’impatto di uno spostamento modale (strada → mare / ferro / aereo)
- valutare se ha senso spostare parte dei flussi su porti/aeroporti più allineati al STIP
2. Introdurre l’IA dove fa davvero la differenza
Nel quadro "IA nella Logistica Italiana: Supply Chain Excellence", i casi d’uso più efficaci, legati anche alla transizione energetica, sono:
- ottimizzazione percorsi e carichi: ridurre km a vuoto vuol dire tagliare costi e CO₂
- previsione domanda: pianificare meglio capacità, mezzi e accordi con vettori marittimi/aerei
- scelta automatizzata del miglior instradamento: algoritmi che tengono conto di tempo, costo, emissioni e disponibilità di hub “green”
3. Collaborare con porti, aeroporti e partner logistici
Il STIP spinge verso una logica di ecosistema. Azioni pratiche:
- aderire a tavoli territoriali su logistica, portualità, interporti
- proporre progetti pilota che combinano uso di carburanti alternativi (dove disponibili) e pianificazione intelligente tramite IA
- costruire offerte commerciali “green” per i clienti più sensibili al tema ESG
Chi arriva per primo con soluzioni credibili, misurabili e supportate da dati, ha più chance di diventare partner stabile di grandi caricatori.
Verso una supply chain italiana più competitiva e sostenibile
Il Sustainable Transport Investment Plan non è l’ennesimo documento di Bruxelles: è una cornice industriale e finanziaria che condizionerà, per i prossimi 10–15 anni, il modo in cui merci e persone si muovono da e verso l’Europa.
Per la logistica italiana è una sfida, ma anche un’occasione: chi resta fermo vedrà crescere costi, vincoli e complessità. Chi usa ora IA, dati e pianificazione per ripensare la propria supply chain potrà presentarsi ai clienti come partner affidabile in un contesto a basse emissioni.
Se stai lavorando su percorsi, magazzini, intermodalità o rinnovo flotta, il passo successivo è chiaro: integrare nei tuoi scenari anche gli effetti del STIP, dei carburanti alternativi e delle nuove infrastrutture portuali e aeroportuali.
La domanda da farsi oggi è semplice: la mia azienda sarà tra quelle che subiranno queste trasformazioni, o tra quelle che le useranno per fare un salto di qualità nella supply chain?