L’iperammortamento torna nella manovra 2026: ecco come le aziende di autotrasporto possono usarlo per finanziare IA, logistica 4.0 e gestione intelligente della supply chain.
Torna l’iperammortamento: perché il 2026 può cambiare l’autotrasporto (soprattutto con l’IA)
Molte aziende di autotrasporto stanno rimandando gli investimenti da mesi, in attesa di capire come cambieranno gli incentivi dopo la stagione dei crediti d’imposta 4.0 e 5.0. La bozza di manovra 2026, con il ritorno dell’iperammortamento per i beni Industria 4.0, rimette le carte in tavola.
Questo interessa direttamente chi fa trasporto merci, logistica conto terzi, distribuzione urbana, groupage e gestione flotte. Perché non si parla solo di camion nuovi, ma di sistemi digitali e soluzioni di intelligenza artificiale per pianificazione, monitoraggio e ottimizzazione della supply chain.
Nel percorso della serie “IA nella Logistica Italiana: Supply Chain Excellence”, questo articolo è il ponte tra fisco e tecnologia: come usare l’iperammortamento 2026 per finanziare davvero l’innovazione, invece di limitarsi a cambiare il parco mezzi.
1. Cosa prevede il ritorno dell’iperammortamento (in pratica, non in teoria)
Il cuore della manovra 2026 è semplice: si torna a incentivare gli investimenti in beni materiali e immateriali 4.0 tramite una maggiorazione fiscale del costo del bene, l’iperammortamento appunto.
In concreto, per il mondo dell’autotrasporto questo significa che:
- l’acquisto di veicoli industriali connessi, dotati di sistemi telematici avanzati, può rientrare tra i beni agevolabili;
- diventano molto interessanti i software gestionali, piattaforme di IA, sistemi di monitoraggio flotte e magazzini collegati ai mezzi;
- gli investimenti fatti nel 2026 potranno avere un impatto fiscale più forte rispetto a un semplice ammortamento ordinario.
La filosofia è la stessa dei vecchi piani 4.0: non premiare la spesa generica, ma spingere le imprese a comprare beni interconnessi, integrati nei processi aziendali, capaci di generare dati e automazione.
Perché questo è rilevante per chi vive di autostrade, tempi di guida e consegne?
Perché la concorrenza non si farà più solo sul prezzo al chilometro, ma sulla qualità dei processi digitali: chi usa IA per ottimizzare percorsi, ridurre fermi, gestire la manutenzione e migliorare la saturazione dei mezzi avrà margini migliori. E l’iperammortamento aiuta proprio a rendere sostenibile l’acquisto di queste tecnologie.
2. Perché l’autotrasporto ha bisogno dell’iperammortamento (e dell’IA) adesso
L’autotrasporto italiano si trova stretto tra tre pressioni fortissime:
- Margini compressi: gasolio, pedaggi, costi del personale e oneri finanziari spingono in alto i costi fissi.
- Domanda instabile: picchi e crolli nella domanda di trasporto, con stagionalità sempre più accentuata.
- Clienti più esigenti: tracciabilità in tempo reale, SLA stringenti, penalità per ritardi, richieste di report dettagliati.
La risposta non può essere solo “nuovi camion”. Serve un salto di qualità nella gestione dei dati e nella pianificazione, e qui entra in campo l’intelligenza artificiale applicata alla logistica.
Ecco dove l’iperammortamento 2026 può fare la differenza:
- Abbassa il costo effettivo di piattaforme di IA per route optimization, previsione domanda, gestione slot di carico/scarico.
- Rende più conveniente interconnettere magazzino, TMS, WMS e sistemi di bordo.
- Aiuta a trasformare progetti “nice to have” in investimenti strategici con ROI misurabile.
Un esempio numerico realistico
Prendiamo una media impresa di autotrasporto che decide di investire nel 2026 in:
- sistema di gestione flotte con IA per pianificazione dinamica dei giri;
- piattaforma di analisi consumi e stile di guida con suggerimenti automatici;
- integrazione con il proprio gestionale e con i magazzini dei clienti.
Supponiamo un investimento complessivo di 200.000 € tra hardware di bordo e software. Con l’iperammortamento (valori ipotetici, ma in linea con le misure passate), il costo fiscalmente ammortizzabile potrebbe salire del, ad esempio, 120%, diventando 440.000 € invece di 200.000 €. L’effetto è una forte riduzione del carico fiscale negli anni successivi, che di fatto riduce il costo netto dell’investimento anche del 30–40%.
A quel punto, recuperare l’investimento diventa molto più realistico se l’IA ti permette di ottenere:
- -5/8% sui consumi di carburante;
- -10/15% sui chilometri a vuoto;
- -20% sui tempi di pianificazione manuale;
- meno penali per ritardi e SLA non rispettati.
3. Quali investimenti 4.0 e IA hanno più senso per un’azienda di autotrasporto
Non tutti gli investimenti 4.0 hanno lo stesso impatto. Nel 2026 ha senso concentrarsi su ciò che incide davvero su margini, produttività e servizio al cliente.
3.1 Fleet management intelligente e route optimization
Il primo blocco riguarda i sistemi di gestione flotte avanzati, che usano algoritmi di IA per:
- proporre percorsi ottimizzati in base al traffico reale, ai vincoli di guida/riposo, ai tempi di carico/scarico;
- ridurre i chilometri a vuoto combinando meglio i viaggi di andata e ritorno;
- ricalcolare i giri in tempo reale se un cliente annulla, se c’è un incidente, se un mezzo ha un problema tecnico.
Questi sistemi, integrati con tachigrafi digitali, mappe aggiornate e dati storici, rientrano a pieno titolo tra i beni immateriali 4.0, spesso con possibilità di iperammortamento.
3.2 Manutenzione predittiva dei mezzi
La manutenzione predittiva è uno degli utilizzi più concreti dell’IA nella logistica:
- raccolta continua di dati dal CAN bus dei mezzi (temperature, pressioni, errori);
- algoritmi che stimano quando intervenire prima che il guasto blocchi il camion sull’autostrada;
- programmazione degli interventi nei momenti di minor carico operativo.
Risultato: meno fermi imprevisti, maggiore disponibilità della flotta, migliore uso dell’officina interna o dei partner.
3.3 Pianificazione magazzino e cross-docking
Per chi fa logistica integrata o gestisce hub e cross-docking, l’IA aiuta a:
- prevedere il flusso giornaliero di arrivi/partenze;
- assegnare le baie di carico in modo dinamico;
- ridurre i tempi di attesa degli autisti;
- migliorare il bilanciamento dei turni del personale.
Software WMS e sistemi di yard management con funzionalità di IA e interconnessione ai mezzi in arrivo possono rientrare tra i beni immateriali incentivabili.
3.4 Strumenti per sostenibilità e rendicontazione CO₂
La pressione su emissioni e sostenibilità è ormai quotidiana, soprattutto da parte dei grandi committenti. L’IA può:
- calcolare le emissioni per singola tratta e singolo cliente;
- simulare scenari (nuove rotte, mezzi diversi, carichi combinati) per ridurre CO₂;
- automatizzare la reportistica ambientale.
Soluzioni di questo tipo hanno una doppia utilità: migliorano il servizio al cliente e preparano l’azienda a futuri requisiti normativi.
4. Come prepararsi alla manovra 2026: percorso in 5 passi
La differenza tra chi sfrutta davvero l’iperammortamento e chi perde l’occasione sta nella preparazione. Non basta comprare tecnologia: serve un piano.
4.1 Mappare processi e colli di bottiglia
Prima di scegliere strumenti, conviene rispondere a una domanda molto diretta:
Dove stiamo perdendo soldi oggi?
Alcuni esempi tipici nel trasporto merci italiano:
- pianificazione viaggi ancora su Excel o, peggio, “a memoria” del responsabile traffico;
- mancanza di visibilità in tempo reale su dove sono i mezzi;
- zero integrazione tra magazzino, amministrazione e pianificazione giri;
- manutenzione solo correttiva (“si rompe, lo fermiamo”).
Senza questa fotografia iniziale, il rischio è di comprare un software di IA che nessuno usa davvero.
4.2 Definire obiettivi misurabili
Gli incentivi fiscali sono utili, ma non bastano. Servono obiettivi chiari, per esempio:
- ridurre del 10% i chilometri a vuoto in 18 mesi;
- tagliare del 7% il consumo medio di carburante per km;
- raddoppiare il numero di viaggi pianificati per addetto traffico;
- portare al 95% il rispetto delle finestre di consegna.
Questi numeri guidano la scelta delle soluzioni di IA e la valutazione dei fornitori.
4.3 Verificare i requisiti 4.0 e di interconnessione
Per accedere all’iperammortamento, anche nel 2026, sarà centrale il tema della interconnessione:
- il bene deve dialogare con i sistemi aziendali (ERP, TMS, WMS, CRM…);
- deve poter scambiare dati in modo automatico e bidirezionale;
- occorre documentare questa integrazione (schemi, report tecnici, perizia ove necessaria).
Chi vende soluzioni per la logistica serie nel 2025/2026 è già abituato a lavorare con i requisiti 4.0. Vale la pena chiederlo in modo esplicito in fase di offerta.
4.4 Costruire il business case con e senza incentivo
Una scelta matura guarda sia al beneficio dell’iperammortamento sia ai numeri “puliti”.
Due conti da fare sempre:
- ROI senza incentivo: quanto tempo serve per ripagare l’investimento solo con i risparmi operativi (carburante, ore uomo, manutenzione, penali)?
- ROI con incentivo: come cambia il payback considerando la riduzione del carico fiscale?
Se un progetto non si regge nemmeno in 5–6 anni senza incentivo, spesso è un segnale che l’idea va rivista.
4.5 Formazione del personale e change management
L’errore più diffuso? Comprare piattaforme di IA e lasciarle “sul tavolo” perché nessuno ha tempo o voglia di usarle.
Servono:
- formazione per responsabili traffico, autisti, pianificatori;
- una fase di test e affiancamento operativo;
- qualche modifica all’organizzazione (chi decide cosa, con quali strumenti, in quali tempi).
Le aziende che hanno avuto i migliori risultati con l’Industria 4.0 in Italia sono quelle che hanno investito tanto in persone quanto in tecnologia.
5. IA, iperammortamento e identità dell’impresa di autotrasporto italiana
C’è un tema spesso sottovalutato: posizionamento competitivo.
Nel giro di pochi anni vedremo una divisione netta:
- chi resta nel modello “furgone + telefono + WhatsApp”, con margini sempre più stretti;
- chi diventa un operatore logistico digitale, capace di dialogare alla pari con i big della distribuzione e dell’e-commerce.
L’iperammortamento 2026 è, di fatto, un acceleratore: permette alle imprese che hanno una visione chiara di anticipare il salto verso l’autotrasporto intelligente, dove l’IA è parte integrante dei processi.
Per la serie “IA nella Logistica Italiana: Supply Chain Excellence” questo passaggio è cruciale. Non si parla di comprare “un software in più”, ma di costruire una supply chain in cui:
- i dati dei mezzi, dei magazzini e dei clienti diventano un patrimonio aziendale;
- le decisioni operative sono supportate da algoritmi, non solo da telefonate;
- l’azienda può dimostrare, numeri alla mano, perché è più efficiente e affidabile della concorrenza.
Chi guida un’impresa di autotrasporto oggi ha davanti qualche mese per prepararsi:
- capire dove l’IA può fare la differenza;
- selezionare i progetti con ROI più alto;
- verificare l’aderenza ai requisiti 4.0 per sfruttare l’iperammortamento;
- costruire un piano di evoluzione digitale 2026–2028.
La domanda vera non è se la manovra 2026 riporterà l’iperammortamento. La domanda è: la tua azienda sarà pronta a usarlo per fare un salto di qualità nella supply chain, o resterà ferma a guardare?