EpiHub e IA: rigenerare i borghi e rilanciare il turismo

IA nel Turismo Italiano: Ospitalità IntelligenteBy 3L3C

EpiHub mostra come IA, Agritech e comunità possano trasformare i borghi italiani in destinazioni turistiche intelligenti, attrattive per talenti e viaggiatori.

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EpiHub e IA nei borghi: dove innovazione e turismo si incontrano

Nel 2024 l’Italia ha superato i 445 milioni di presenze turistiche, ma una quota enorme di questo flusso si concentra in poche città: Roma, Firenze, Venezia, Milano. Nel frattempo migliaia di borghi alpini e appenninici continuano a spopolarsi, pur avendo paesaggi, cultura e cibo che il mondo ci invidia.

La realtà? Non manca l’attrattività, mancano modelli e strumenti per trasformare questi territori in destinazioni turistiche intelligenti. Ed è qui che il progetto EpiHub della Fondazione Elserino Piol, a Valmorel (Belluno), diventa interessante non solo come storia di rigenerazione, ma come laboratorio concreto di IA nel turismo italiano e di ospitalità intelligente applicata ai territori marginali.

In questo articolo vediamo cosa sta facendo EpiHub, perché il suo approccio è diverso dalla solita retorica sul “borgo diffuso” e, soprattutto, come un operatore turistico o un amministratore locale può usare intelligenza artificiale, Agritech e smart working per creare nuove opportunità di business e attrarre talenti e visitatori.


Da “territori dimenticati” a destinazioni intelligenti

L’idea alla base di EpiHub è semplice e radicale: un borgo di montagna può diventare un ecosistema ad alto valore aggiunto, non solo un luogo per il weekend romantico.

Andrea Piol, figlio di Elserino, sposta il focus dal “salviamo il borgo” al “rendiamo il borgo competitivo”. Questo ha due implicazioni forti per il turismo:

  1. Non solo museificazione: il paese non viene congelato in una cartolina anni ’50, ma diventa uno spazio vivo, produttivo, che ospita professionisti, startup, ricercatori.
  2. Turismo come parte di un ecosistema: l’ospite non viene a “guardare le casette”, ma entra in contatto con una comunità che produce innovazione, cibo di qualità, servizi digitali.

Per chi lavora nel turismo, questo significa una cosa molto concreta:

I borghi che sapranno unire IA, ospitalità intelligente e identità locale attireranno un flusso stabile di viaggiatori consapevoli, nomadi digitali, imprenditori e non solo turisti mordi e fuggi.


EpiHub: cosa succede davvero dentro questo “laboratorio di borgo”

EpiHub non è un semplice spazio di coworking in montagna. È stato progettato come infrastruttura di connessione tra sapere globale e azione locale.

Le funzioni chiave di EpiHub

All’interno dell’ex locanda storica riqualificata ci sono:

  • Coworking per nomadi digitali e imprese: postazioni, connettività stabile, servizi di base. Perfetto per chi vuole lavorare da remoto qualche settimana o mesi.
  • Sale formazione: per corsi su Agritech, turismo sostenibile, intelligenza artificiale applicata ai territori.
  • Biblioteca specializzata (oltre 1.300 volumi) di business e ICT management, integrata nel Sistema Bibliotecario Nazionale, operativa dalla primavera 2026.

Già così, per un operatore turistico, è un segnale forte:

  • non si punta solo all’alta stagione,
  • si vuole costruire un flusso costante di professionisti e startup che portano spesa sul territorio tutto l’anno.

Tecnologia al servizio delle attività tradizionali

L’innovazione non arriva come un corpo estraneo:

  • si lavora su Agritech (es. sistemi di virtual fencing e dissuasione dei predatori per le malghe),
  • si migliorano la qualità della vita degli operatori agricoli,
  • si riducono i costi operativi.

Per il turismo questo è fondamentale: un borgo con aziende agricole sane e moderne, produzioni di qualità, malghe funzionanti, è un borgo che può costruire esperienze di ospitalità autentiche: degustazioni, percorsi didattici, agriturismi evoluti, esperienze “dal campo alla tavola”.


IA e ospitalità intelligente: cosa possono copiare altri territori

Il cuore dell’esperienza EpiHub, in chiave turismo, è l’uso dell’intelligenza artificiale come abilitatore di innovazione sociale e di destinazione.

1. IA per intercettare fondi e progettare il territorio

EpiHub, con l’Osservatorio Bandi sviluppato con startup innovative, usa l’IA per:

  • analizzare automaticamente bandi europei e nazionali,
  • selezionare quelli rilevanti per piccoli comuni e imprese locali,
  • aiutare a costruire progetti coerenti.

Perché questo interessa il turismo?

Perché molti bandi su turismo sostenibile, digitalizzazione, rigenerazione dei borghi restano inutilizzati proprio dove servirebbero di più. Un comune o una rete di operatori turistici può usare strumenti simili per:

  • finanziare sistemi di prenotazione integrati di destinazione;
  • realizzare app turistiche con itinerari personalizzati dall’IA;
  • sostenere progetti di ospitalità diffusa e di recupero di edifici dismessi.

2. IA per il turismo data-driven nei piccoli borghi

L’approccio EpiHub è chiaro: i dati guidano le scelte, ma sempre nel rispetto dei ritmi del territorio.

Applicazioni pratiche per chi lavora nel turismo in aree rurali:

  • Revenue management intelligente anche per piccole strutture:

    • modelli di IA che analizzano storico prenotazioni, eventi locali, meteo, ferie scolastiche;
    • suggerimenti automatici su tariffe, durata minima del soggiorno, pacchetti stagionali;
    • previsione dei picchi di domanda per gestire meglio personale e fornitori.
  • Personalizzazione delle esperienze:

    • raccolta (consapevole) di preferenze dei clienti;
    • suggerimenti automatizzati di attività: trekking, visite in malga, incontri con produttori locali, laboratori artigiani;
    • creazione di “micro-itinerari” diversi per famiglie, nomadi digitali, coppie, senior attivi.
  • Gestione della destinazione:

    • dashboard che mostrano flussi di arrivi, permanenza media, spesa stimata per area;
    • supporto alle decisioni su mobilità, eventi, servizi essenziali.

3. Chatbot multilingue “di borgo”

Un tema spesso sottovalutato nei micro-territori è l’assistenza al visitatore. Eppure, con l’IA generativa è relativamente semplice creare:

  • chatbot multilingue che rispondono 24/7 a domande su:
    • come arrivare;
    • cosa fare con bambini o con animali;
    • dove mangiare locale;
    • orari dei servizi pubblici;
  • assistenti digitali integrati in:
    • sito della Pro Loco;
    • portale di destinazione;
    • QR code in piazza, alla fermata del bus, negli alloggi.

Questo tipo di ospitalità intelligente abbassa la pressione sugli uffici turistici, migliora l’esperienza dei viaggiatori stranieri e, soprattutto, dà l’impressione di un territorio organizzato, anche se il comune ha poche migliaia di abitanti.


Coinvolgere la comunità: la vera differenza tra progetto e vetrina

Molti progetti di “smart village” falliscono perché restano calati dall’alto. EpiHub, invece, mette al centro la comunità con un approccio che può ispirare direttamente i territori turistici.

Il modello Laborel: laboratorio di idee partecipato

Il progetto Laborel è un laboratorio in cui la popolazione locale:

  • identifica problemi e priorità,
  • partecipa alla definizione delle soluzioni,
  • diventa protagonista e non spettatrice del cambiamento.

Tradotto nel turismo:

  • le iniziative di ospitalità intelligente non si limitano agli albergatori;
  • partecipano agricoltori, artigiani, associazioni culturali, scuole;
  • nascono prodotti turistici più autentici e meno “di plastica”.

Per chi guida una destinazione, il messaggio è chiaro:

Senza governance partecipata, l’IA nel turismo rischia di restare un software in più, non un fattore di rigenerazione del territorio.


Condizioni per replicare il modello: cosa serve davvero a un borgo

Andrea Piol è molto netto su un punto: per portare il modello EpiHub in altri luoghi non basta copiare il coworking e la biblioteca. Servono condizioni culturali e politiche precise.

1. Cambiare mentalità nella PA locale

I comuni devono smettere di essere solo enti burocratici e diventare facilitatori di sviluppo:

  • apertura vera al partenariato pubblico-privato;
  • disponibilità a sperimentare modelli di gestione innovativi;
  • capacità di dialogare con startup, università, fondazioni.

In chiave turismo questo significa, ad esempio:

  • co-progettare con gli operatori un piano di destinazione intelligente;
  • definire obiettivi chiari: destagionalizzazione, durata media del soggiorno, qualità del lavoro stagionale;
  • usare dati e IA per misurare i risultati, non solo per fare slide.

2. Ecosistema accogliente per talenti e nomadi digitali

Un borgo può attrarre giovani talenti, professionisti e nuove imprese turistiche solo se offre:

  • connettività affidabile;
  • servizi minimi (sanità, scuola, mobilità) accettabili;
  • spazi di lavoro, cultura, sport;
  • un contesto umano aperto verso chi arriva da fuori.

Qui l’IA può diventare un alleato concreto:

  • analisi dei bisogni reali di residenti e nuovi arrivati;
  • simulazioni di impatto di nuovi servizi (es. navetta, spazi coworking, orari dei negozi);
  • ascolto continuo tramite strumenti digitali partecipativi.

3. Dal “borgo antico” alla “circolazione dei talenti”

L’idea forte è questa:

Non si tratta di fermare la fuga dei cervelli, ma di trasformarla in circolazione di talenti.

I borghi possono diventare:

  • luoghi di decompressione produttiva per chi scappa dalle città;
  • hub di incubazione creativa per nuovi progetti turistici, culturali, agroalimentari;
  • spazi dove testare nuovi servizi basati su IA con comunità piccole ma molto coinvolte.

EpiHub mostra che non è fantascienza: con una visione chiara, infrastrutture di base e una governance partecipata, un piccolo borgo alpino può parlare la stessa lingua dei grandi centri di innovazione.


Cosa può fare oggi un operatore turistico in un borgo italiano

Se gestisci un hotel, un agriturismo, un B&B, una DMO o una Pro Loco in un’area interna, non devi aspettare che arrivi la “prossima EpiHub” per muoverti.

Ecco tre passi concreti, ispirati dal modello di Valmorel:

  1. Mappa le risorse e crea alleanze locali
    Coinvolgi agricoltori, artigiani, associazioni, scuole. Costruisci un piccolo “Laborel di destinazione” anche informale. Le idee migliori per esperienze turistiche nascono spesso dai residenti.

  2. Inizia da una sola applicazione di IA ben fatta
    Alcuni esempi pratici:

    • un sistema base di revenue management per 2-3 strutture che condividono i dati;
    • un chatbot multilingue di borgo integrato nel sito della Pro Loco;
    • un piccolo cruscotto dati con arrivi, presenze, origini principali dei clienti.
  3. Cerca bandi e partner “alla EpiHub”
    Non limitarti al livello comunale. Coinvolgi fondazioni, università, startup locali. Molti stanno cercando territori dove sperimentare IA e innovazione sociale. Tu puoi offrire il laboratorio perfetto.


Perché EpiHub è un segnale importante per la transizione verde del turismo

La serie “IA nel Turismo Italiano: Ospitalità Intelligente” ha un filo rosso: mostrare come l’intelligenza artificiale possa rendere il turismo più sostenibile, più umano e più distribuito sul territorio.

EpiHub incarna esattamente questa direzione:

  • usa la tecnologia per rafforzare le identità locali, non per omologarle;
  • connette Agritech, smart working e turismo in un unico ecosistema di montagna;
  • dimostra che l’IA può essere uno strumento di rigenerazione sociale e non solo un software di back-office.

Chi lavora nel turismo oggi ha una scelta davanti:

  • continuare a inseguire i flussi nelle solite 10 città, oppure
  • partecipare alla costruzione di nuove destinazioni intelligenti nei territori dimenticati.

Se ti riconosci nella seconda strada, il modello di Valmorel non è solo una bella storia da leggere: è una traccia concreta da adattare al tuo borgo.