Prysmian, BEI e IA: reti più verdi e intelligenti

IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione VerdeBy 3L3C

Piano Prysmian–BEI da 300 milioni per reti più efficienti, sostenibili e intelligenti. Ecco come IA e nuove tecnologie di cavo accelerano la transizione verde italiana.

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Prysmian, BEI e Intelligenza Artificiale: perché questo accordo conta davvero

Nel 2023 i data center hanno consumato oltre 340 TWh di elettricità e il settore ICT pesa circa il 4% delle emissioni globali. Numeri che crescono di anno in anno, mentre in Italia aumentano fotovoltaico, eolico, comunità energetiche e sistemi di accumulo.

Dentro questa trasformazione c’è un punto spesso sottovalutato: la rete. Se cavi, connessioni e infrastrutture non tengono il passo, la transizione energetica si inceppa, anche se installiamo più rinnovabili. Qui entra in gioco il nuovo piano di Prysmian approvato dalla BEI, da 300 milioni di euro, che non riguarda solo “più cavi”, ma reti più efficienti, più sostenibili e soprattutto più intelligenti, con un ruolo chiave dell’Intelligenza Artificiale (IA).

In questo articolo, che fa parte della serie “IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde”, vediamo come questo investimento europeo si intreccia con:

  • lo sviluppo di nuove tecnologie di rete a basse emissioni;
  • l’utilizzo dell’IA per ottimizzare progettazione, esercizio e manutenzione delle infrastrutture;
  • le opportunità concrete per operatori italiani: utility, DSO, TSO, ESCo, system integrator.

La realtà? È più semplice di quanto sembri: senza reti “smart” abilitate da IA, la transizione verde italiana rimane un progetto sulla carta.


300 milioni per reti più efficienti: cosa prevede il piano Prysmian–BEI

Il piano approvato dalla Banca Europea per gli Investimenti sostiene le soluzioni energetiche Prysmian nel periodo 2025–2028 con 300 milioni di euro, di cui 200 milioni già firmati.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: sviluppare tecnologie a basse emissioni e ad alte prestazioni per reti energetiche e digitali più sicure, resilienti ed efficienti.

In pratica il finanziamento punta a:

  • migliorare le prestazioni elettriche dei sistemi in cavo (minori perdite, maggiore capacità di trasporto);
  • aumentare sicurezza e affidabilità delle connessioni, anche in contesti critici (offshore, interconnessioni, data center);
  • ridurre l’impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita: produzione, posa, esercizio, fine vita;
  • integrare strumenti digitali e IA per progettare, monitorare e gestire meglio le reti.

Questa operazione si inserisce perfettamente nelle strategie europee REPowerEU e TechEU, che spostano il focus da semplici investimenti in potenza installata a investimenti in infrastrutture intelligenti.


R&D e IA nelle reti: dai laboratori europei ai progetti in campo

La BEI non sta finanziando solo capex industriali: il cuore del piano è la ricerca e sviluppo energetica.

Prysmian utilizzerà le risorse per potenziare i propri laboratori in Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Spagna, con il Global R&D Center di Milano come hub principale. Parliamo di circa 500 ricercatori impegnati su soluzioni che puntano a un obiettivo preciso: arrivare al 55% dei ricavi da soluzioni sostenibili entro il 2028.

Dove entra l’Intelligenza Artificiale

L’IA è già oggi un tassello fondamentale nello sviluppo e nella gestione delle reti in cavo. Le aree chiave sono almeno quattro:

  1. Progettazione ottimizzata dei cavi e delle infrastrutture
    Modelli di IA e machine learning permettono di:

    • simulare il comportamento termico dei cavi ad alta tensione in scenari operativi reali;
    • ottimizzare geometria, materiali isolanti e schermature;
    • ridurre perdite e hot-spot, prolungando la vita utile del sistema.
  2. Previsione dei guasti e manutenzione predittiva
    Integrando sensori (temperatura, vibrazioni, tensione, corrente) e analisi basate su IA, si possono:

    • rilevare in anticipo anomalie in tratte di cavo critiche;
    • programmare manutenzioni mirate prima che si verifichi il disservizio;
    • ridurre costi O&M e interruzioni di servizio, un tema cruciale per i DSO italiani.
  3. Ottimizzazione del carico e della capacità di rete
    L’IA aiuta a stimare in tempo reale:

    • quanto una linea può essere caricata in sicurezza (Dynamic Line Rating);
    • come ridistribuire flussi di potenza per ospitare più rinnovabili;
    • come gestire in modo integrato domanda, accumuli, comunità energetiche.
  4. Analisi del ciclo di vita e riduzione delle emissioni
    Algoritmi di IA applicati all’LCA (Life Cycle Assessment) permettono di:

    • confrontare scenari di materiali, processi e logistica;
    • minimizzare l’impronta di CO₂ per km di cavo installato;
    • supportare decisioni d’acquisto più sostenibili da parte di utility e grandi clienti industriali.

Per chi lavora nell’energia in Italia, questo significa soluzioni di rete già pensate per integrarsi con piattaforme di analisi dati e IA, e non semplici componenti “passivi”.


Reti italiane sotto stress: perché queste tecnologie sono strategiche

Le reti elettriche ed ICT hanno un impatto ambientale molto più alto di quanto si creda. Alcuni numeri:

  • il settore ICT pesa circa il 4% delle emissioni globali di CO₂;
  • i data center nel 2023 hanno superato i 340 TWh di consumo elettrico;
  • il 5G richiede mediamente fino a tre volte più energia rispetto al 4G;
  • posa cavi, costruzione di torri e rifiuti elettronici contribuiscono ulteriormente alle emissioni.

In Italia, a questo scenario si sommano:

  • una rete di distribuzione spesso datata e poco monitorata;
  • una crescita rapida di fotovoltaico distribuito e comunità energetiche rinnovabili;
  • l’esigenza di connettere nuovi carichi come pompe di calore e veicoli elettrici.

Se non si investe in reti intelligenti, la conseguenza è prevedibile: congestioni, maggiori perdite, blackout locali, limitazioni alle connessioni di nuovi impianti.

Soluzioni a basse emissioni: cosa può fare un produttore di cavi

Nel contesto della transizione verde italiana, il contributo di un gruppo come Prysmian si gioca su quattro livelli:

  • Riduzione delle perdite di rete: cavi e sistemi più efficienti significano meno energia dispersa sotto forma di calore.
  • Durata e affidabilità maggiori: più anni di servizio, meno sostituzioni, meno rifiuti, meno cantieri.
  • Materiali avanzati e riciclabilità: sviluppo di isolanti, guaine e conduttori con minore impatto ambientale.
  • Digitalizzazione nativa: cavi “parlanti”, dotati di sensori e connettività, pronti per essere integrati in piattaforme IA.

Per un TSO o un DSO italiano, scegliere tecnologie così concepite significa abbassare il TCO (Total Cost of Ownership) e, contemporaneamente, ridurre l’impronta ambientale della propria infrastruttura.


Dalla R&D al campo: come l’IA abilita reti più verdi e più affidabili

Nella nostra serie sull’IA nel settore energetico italiano, abbiamo visto più volte lo stesso pattern: i dati ci sono, ma spesso non vengono sfruttati.

La combinazione tra nuove tecnologie di cavo e IA cambia questa dinamica, rendendo possibili alcuni casi d’uso molto concreti per operatori italiani.

1. Manutenzione predittiva delle reti di distribuzione

Le reti di media e bassa tensione sono spesso poco strumentate. Integrando:

  • cavi dotati di sensori;
  • sistemi di monitoraggio in tempo reale;
  • algoritmi di IA allenati sui dati storici e sulle condizioni ambientali,

un DSO può:

  • identificare tratte a rischio prima del guasto;
  • ridurre interruzioni prolungate in aree rurali o periferiche;
  • ottimizzare budget di manutenzione, spostandolo da correttiva a preventiva.

2. Integrazione di rinnovabili e CER senza bloccare le connessioni

Molti progetti italiani di fotovoltaico utility scale e comunità energetiche rinnovabili (CER) incontrano limiti di rete.

Con tecnologie avanzate di cavo e IA è possibile:

  • valutare in tempo reale la capacità residua delle linee;
  • simulare scenari di connessione di nuovi impianti;
  • definire interventi mirati sull’infrastruttura (nuove tratte, sostituzioni selettive) invece di costosi rifacimenti estesi.

Il risultato? Più impianti connessi in tempi rapidi, senza sacrificare affidabilità e qualità del servizio.

3. Efficienza energetica di data center e infrastrutture digitali

Lato digitale, Prysmian lavora su soluzioni per data center, dorsali in fibra, 5G. Qui l’IA può:

  • ottimizzare il routing del traffico in base al carico energetico;
  • regolare in modo fine raffrescamento e gestione termica dei cavi;
  • ridurre rischi di downtime grazie a allarmi predittivi su tratte critiche.

Per gli operatori italiani di telecomunicazioni e i grandi utilizzatori di data center, significa tagliare consumi ed emissioni senza rinunciare a capacità e qualità del servizio.


Cosa significa per il mercato italiano: opportunità e prossimi passi

Questo piano Prysmian–BEI non è solo una notizia finanziaria. Per il mercato italiano dell’energia è un segnale chiaro: i grandi player si stanno muovendo verso reti a basse emissioni e ad alta intensità di dati, pronte per essere gestite con l’IA.

Per chi opera nel settore, i passi concreti che ha senso considerare già da ora sono:

  • Mappare le tratte critiche di rete (elettrica e dati) e valutarne l’upgrade con soluzioni “digital ready”.
  • Integrare piattaforme di analisi dati e IA per monitoraggio, previsione e ottimizzazione del carico.
  • Inserire requisiti ESG e di digitalizzazione nei capitolati per nuove infrastrutture: non solo potenza, ma anche dati, sensori, IA.
  • Collaborare con centri R&D e produttori per progetti pilota su reti intelligenti, anche sfruttando fondi europei e nazionali.

La transizione verde italiana non si gioca solo su pannelli, turbine e batterie, ma sul filo (letteralmente) che li collega. Chi oggi inizia a ragionare in termini di reti intelligenti, efficienti e decarbonizzate – con IA al centro del modello operativo – avrà un vantaggio competitivo netto nei prossimi anni.

La domanda da farsi, quindi, non è “se” adottare queste tecnologie, ma da quale tratto di rete cominciare e con quali partner.

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