I prezzi delle turbine eoliche crollano in Cina ma crescono in Europa. Per l’Italia la vera partita è su IA, manutenzione predittiva e gestione smart degli impianti.

Perché le turbine eoliche costano meno solo in Cina (e cosa c’entra l’IA)
Nel 2024 una turbina eolica onshore in Cina è scesa fino a 250.000 $/MW. In Europa e USA, nello stesso periodo, il prezzo è salito fino a 1–1,2 milioni $/MW. Stesso settore, stessa tecnologia, due mondi diversi.
Questa forbice di prezzo non è solo un fatto industriale. Per chi lavora nella transizione energetica italiana, questa dinamica decide quali progetti partono, quali saltano e, soprattutto, dove conviene investire in innovazione e intelligenza artificiale lungo la filiera.
In questo articolo parto dalla domanda di base – perché i prezzi delle turbine eoliche calano solo in Cina? – e la collego a un punto che in Italia molti sottovalutano: gli OEM occidentali non stanno solo alzando i prezzi, stanno cambiando modello di business, puntando su progettazione modulare, digitalizzazione e manutenzione predittiva basata su IA. Ed è esattamente qui che si apre lo spazio per utility, sviluppatori e operatori italiani.
1. Il nuovo mercato eolico: meno quantità, più margini (e più dati)
Il mercato eolico globale sta uscendo da una fase di “corsa al ribasso” che ha bruciato margini, soprattutto in Occidente.
Cosa sta succedendo in sintesi:
- Gli OEM occidentali (Vestas, Nordex, Siemens Gamesa, Enercon…) hanno accumulato perdite pesanti negli ultimi 5 anni.
- Dal 2020 i prezzi delle turbine in Europa e USA sono saliti del 45%, attestandosi oggi tra 1 e 1,2 milioni $/MW.
- Questo nonostante il calo del 20% dei costi di materie prime e logistica.
- La priorità non è più “fare volume”, ma ricostruire marginalità e differenziarsi su qualità, servizi e digital.
La frase chiave, che riassume bene la svolta, è questa:
Gli OEM occidentali hanno abbandonato la concorrenza basata sui volumi e puntano sulla redditività attraverso la creazione di valore.
Cosa vuol dire in pratica?
- Progettazione modulare delle turbine: riduzione della complessità, standardizzazione dei componenti, supply chain più snella.
- Manutenzione predittiva basata su intelligenza artificiale: sensori, IoT, modelli di machine learning per prevedere i guasti e ottimizzare gli interventi.
- Digitalizzazione dell’asset: monitoraggio avanzato, gemelli digitali, algoritmi per massimizzare la produzione in funzione del vento, dello stato della rete, dei vincoli regolatori.
- Sostenibilità e riciclabilità come fattore competitivo in gara: pale riciclabili, ciclo di vita tracciato, LCA più favorevole.
Per gli operatori italiani questo cambio di rotta ha due effetti diretti:
- Capex più alto per MW installato, almeno nel breve periodo.
- Opex più ottimizzabile, se si sfruttano davvero IA, manutenzione predittiva e strumenti digitali.
Chi continua a ragionare solo sul prezzo iniziale della turbina rischia di sbagliare completamente la valutazione del business plan.
2. Perché in Cina i prezzi delle turbine continuano a scendere
In Cina lo scenario è quasi opposto. I prezzi delle turbine eoliche onshore sono calati per anni, spinti da una concorrenza interna feroce e da una fortissima domanda domestica.
I driver principali sono tre:
a) Focus per anni sulla domanda nazionale
Gli OEM cinesi si sono concentrati quasi esclusivamente sul mercato interno, con:
- pipeline enormi di parchi eolici;
- politiche di supporto pubblico aggressive;
- una logica industriale molto centrata sul volume.
b) Corsa alle turbine sempre più grandi
Per mantenere competitività, i produttori cinesi hanno scelto la via delle turbine più grandi e potenti, soprattutto per l’offshore, ma con effetto anche sull’onshore:
- più potenza installata per aerogeneratore;
- meno fondazioni, meno torri, meno opere civili per MW;
- costo specifico per MW più basso.
Il risultato è un calo dei prezzi interni fino a livelli difficilmente replicabili in Occidente.
c) Cambio del regime di incentivi e picco installativo
La Cina è passata dai sistemi Feed-in Tariff (FiT) ai Contratti per Differenza (CfD). Questo ha generato una corsa a chiudere i progetti prima del cambio schema, spingendo ulteriormente gli OEM a comprimere i costi.
Secondo le analisi di settore, il mercato cinese dell’eolico raggiungerà un picco di installazioni nel 2025, per poi rallentare dal 2026.
Questo passaggio è cruciale: con la domanda interna che si raffredda, gli OEM cinesi devono cercare sbocchi all’estero per assorbire la capacità produttiva e recuperare margini.
3. L’eolico cinese guarda ai mercati emergenti (e bussa alle porte dell’Europa)
Con la domanda domestica che rallenta, le turbine cinesi iniziano a uscire dai confini nazionali.
Dove stanno andando:
- Asia centrale
- Medio Oriente
- Africa
- Sud America
In questi mercati gli OEM cinesi offrono turbine a circa 400.000 $/MW, cioè:
- più del minimo interno cinese (250.000 $/MW nel 2024),
- ma molto meno rispetto ai prezzi europei e statunitensi.
Gli analisti stimano che questo vantaggio di costo permetterà ai produttori cinesi di intercettare il 27% della domanda globale al di fuori della Cina nel prossimo decennio.
E in Europa?
Qui la situazione è diversa:
- Il vantaggio di costo c’è, ma non basta.
- Pesano preoccupazioni su qualità, affidabilità, service, garanzie, cybersecurity, dipendenza strategica.
- Ad oggi, gli OEM cinesi si sono aggiudicati solo pochi progetti, soprattutto in Europa meridionale e orientale.
Per l’Italia, che è ancora indietro sugli obiettivi di nuova capacità eolica, la tentazione del “prezzo basso cinese” potrebbe farsi sentire. Ma bisogna tener conto di:
- requisiti europei su sostenibilità, supply chain, sicurezza;
- rischio di lock-in tecnologico;
- necessità di integrazione stretta con i sistemi di monitoraggio, IA, gestione della rete e del dispacciamento che gli operatori stanno già adottando.
Chi gestisce portafogli di impianti in Italia dovrà valutare non solo il costo/MW, ma anche la compatibilità con la propria strategia digitale e di intelligenza artificiale.
4. Prezzi alti in Occidente, ma con più “testa”: dove entra l’IA
Mentre in Cina il driver principale è ancora il costo, in Europa e Stati Uniti gli OEM stanno scegliendo una strada diversa: meno guerra dei prezzi, più valore lungo il ciclo di vita.
Questo si traduce in diverse innovazioni, quasi tutte profondamente legate all’intelligenza artificiale nel settore energetico.
a) Manutenzione predittiva: da costo a vantaggio competitivo
Gli OEM occidentali stanno spingendo su manutenzione predittiva basata su IA come parte integrante dell’offerta.
In pratica:
- sensori su componenti critici (cuscinetti, generatori, pale, gearbox);
- raccolta continua di dati di vibrazione, temperatura, carico, condizioni meteo;
- modelli di machine learning che prevedono guasti e degrado con settimane o mesi di anticipo;
- pianificazione degli interventi nei momenti di bassa produzione attesa (ad esempio quando i modelli di previsione del vento indicano poco vento).
Per un operatore italiano questo significa:
- riduzione dei fermi non programmati;
- ottimizzazione del magazzino ricambi;
- meno interventi d’emergenza (che sono i più costosi);
- maggiore affidabilità percepita da banche e investitori.
In un PPA a lungo termine, qualche punto percentuale di disponibilità in più può tranquillamente compensare un Capex iniziale più elevato.
b) Digitalizzazione e IA per integrare l’eolico nella rete
Un parco eolico nel 2025 non è solo acciaio e pale: è un sistema digitale complesso che dialoga con la rete, con il mercato e con gli altri asset rinnovabili.
L’IA viene utilizzata per:
- previsione di produzione eolica su orizzonti da pochi minuti a 48 ore, integrando dati meteo, storici e di stato macchina;
- ottimizzazione in tempo reale dell’angolo di passo e yaw in funzione del profilo di vento e dei vincoli della rete;
- coordinamento con sistemi di accumulo (batterie, idroelettrico, altri asset) per ridurre sbilanciamenti e penali;
- supporto alle aste e alla partecipazione ai mercati (day-ahead, intraday, servizi ancillari) con algoritmi che combinano previsioni di prezzo e di produzione.
Chi guida la transizione verde italiana sa che l’eolico, preso da solo, è solo metà del lavoro. Il vero salto qualitativo arriva quando il parco è gestito come parte di un sistema energetico intelligente, e qui l’IA è il collante.
c) Sostenibilità, riciclabilità e standardizzazione
Gli OEM occidentali stanno usando anche altri leve per differenziarsi:
- pale riciclabili e progetti pensati per il fine vita;
- tracciabilità del ciclo di vita e indicatori ESG più solidi;
- standardizzazione dei componenti per creare economie di scala e ridurre i tempi di consegna.
Sono aspetti che pesano sempre di più nelle gare d’appalto pubbliche e private e che parlano direttamente alle esigenze di chi, in Italia, deve rendere coerenti i progetti con PNRR, tassonomia UE, criteri ESG e richieste dei finanziatori.
5. Cosa significa per l’Italia: come scegliere oggi e prepararsi al 2030
Per chi progetta, finanzia o gestisce eolico in Italia, questo quadro globale si traduce in alcune scelte pratiche.
Domande chiave da farsi prima di scegliere una turbina
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Guardare solo al Capex è un errore? Sì. Tra turbine a 400.000 $/MW e turbine oltre 1 milione $/MW, la vera discriminante è il costo livellato dell’energia (LCOE), che dipende da affidabilità, disponibilità, costi O&M, integrazione con la rete.
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L’IA è un “nice to have” o un fattore economico? È un fattore economico. Un sistema serio di manutenzione predittiva e ottimizzazione della produzione può aumentare l’energia venduta e ridurre guasti e penali. Il payback dell’investimento digitale è spesso inferiore ai 5 anni.
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Meglio crescere in MW o in qualità di gestione? In un contesto di autorizzazioni complesse (vedi dibattito su aree idonee e vincoli regionali), in Italia ha sempre più senso spremere il valore dagli impianti esistenti e dai nuovi tramite IA, dati, integrazione con accumuli, piuttosto che cercare solo volumi.
Tre mosse concrete per operatori e sviluppatori italiani
- Integrare da subito IA e analisi dati nei nuovi parchi: scegliere OEM e fornitori che offrano piattaforme aperte, API, accesso ai dati macchina e non solo report PDF.
- Valutare il TCO (Total Cost of Ownership) invece del solo prezzo turbina: includere Opex, rischi di fermo, efficienza energetica, durata attesa dei componenti.
- Costruire competenze interne su dati e IA energetica: non delegare tutto al fornitore. Avere un team (anche piccolo) in grado di leggere i dati, dialogare con i data scientist e guidare gli algoritmi sulle esigenze reali del portafoglio.
Gli OEM occidentali stanno già andando in questa direzione. Chi si muove adesso in Italia può sfruttare la fase in cui il premio per chi usa l’IA meglio è ancora molto alto.
Conclusione: prezzi bassi o intelligenza alta?
La risposta alla domanda iniziale – perché i prezzi delle turbine eoliche calano solo in Cina? – è chiara: in Cina domina ancora una logica volume + costo, compressa da una concorrenza interna spietata e da cambi di incentivi; in Occidente gli OEM stanno cercando una via diversa, fatta di più margini, più servizi e più intelligenza artificiale.
Per la transizione energetica italiana, la vera scelta non è tra “Cina vs Europa”, ma tra un modello centrato sul prezzo d’ingresso e uno centrato sulla gestione intelligente del ciclo di vita dell’impianto.
Chi costruisce oggi parchi eolici in Italia ha un vantaggio: può progettare da subito asset nativamente digitali, pronti per l’IA, per l’integrazione con fotovoltaico, accumuli e rete. Sono questi impianti che, nel 2030, faranno davvero la differenza nella sicurezza energetica e negli obiettivi climatici.
La domanda da porsi non è più “quanto costa la turbina?”, ma: “quanto valore può generare questo MW eolico se lo gestisco con l’IA nel modo giusto?”