Da chatbot a agenti AI: scegliere la piattaforma giusta

IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde••By 3L3C

Le piattaforme di AI conversazionale stanno passando dai chatbot agli agenti autonomi. Ecco come scegliere la soluzione giusta e usarla davvero in chiave enterprise.

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Da chatbot ad agenti AI: scegliere la piattaforma giusta

Nel 2028 il 50% delle organizzazioni di customer service userà agenti di AI conversazionale per aumentare il self-service e la produttività degli operatori. Non è una previsione vaga: è una stima di Gartner e descrive bene cosa sta succedendo, anche nel retail italiano in questo dicembre 2025.

La realtà è semplice: chi continua a ragionare solo in termini di “chatbot FAQ” sta perdendo terreno. Le aziende più avanti stanno progettando agenti intelligenti che non si limitano a rispondere, ma eseguono attività, leggono e scrivono su CRM ed ERP, aprono ticket, avviano processi. E lo fanno h24, in modo coerente e monitorabile.

Questo articolo ti aiuta a orientarti tra le piattaforme di AI conversazionale enterprise, a capire la differenza tra assistenti e agenti, e a scegliere la soluzione più adatta ai tuoi casi d’uso, con un occhio particolare ai bisogni di chi lavora in Italia su customer service, operations e retail.


1. Da assistenti ad agenti: il cambio di paradigma

La caratteristica che distingue un chatbot “vecchia scuola” da un agente AI moderno è il livello di autonomia operativa.

Assistenti: reattivi, guidati dall’utente

I classici assistenti conversazionali:

  • rispondono in modo reattivo a domande e comandi
  • seguono flussi predefiniti basati su intent e regole
  • dipendono da trigger esterni e da logiche if/then
  • hanno una comprensione del contesto limitata a poche variabili

L’AI generativa può rendere la conversazione più naturale, ma la logica di fondo resta deterministica: ogni caso d’uso richiede un flusso costruito a mano.

Per un retail italiano questo significa, ad esempio, un bot che risponde a “Dove è il mio ordine?”, ma non è in grado di:

  • riconoscere il cliente,
  • controllare lo stato dell’ordine in tempo reale,
  • proporre in autonomia un’azione (rimborso, ri-spedizione, voucher),
  • aprire un ticket con tutte le informazioni giĂ  strutturate.

Agenti AI: orientati agli obiettivi, non solo alle risposte

Gli agenti AI ribaltano l’approccio: partono da un obiettivo di business e lo perseguono scomponendolo in compiti elementari.

Un agente moderno è progettato per:

  • ragionare: scegliere il passo successivo in base al contesto
  • pianificare: spezzare un obiettivo complesso in task e micro-task
  • interagire con i sistemi IT: CRM, ERP, ticketing, data platform
  • agire in autonomia entro limiti chiari di responsabilitĂ 

In pratica, la conversazione diventa solo il mezzo per capire cosa va fatto, non il fine del sistema.

Per progettare agenti affidabili servono alcune scelte strutturali:

  • definizione dei limiti di agency: quali azioni l’agente può fare da solo e quali richiedono approvazione umana
  • orchestrazione multi-agente (piĂą agenti specializzati che collaborano)
  • workflow dinamici che si adattano sulla base dell’esperienza
  • integrazioni profonde con i sistemi aziendali per leggere/scrivere dati

Per un retailer questo si traduce in casi d’uso come:

  • un agente che gestisce in autonomia l’intero processo di reso online;
  • un agente interno che assiste gli store manager nella previsione degli stock e nella pianificazione turni, integrando HR, magazzino e vendite;
  • un agente che supporta il customer care suggerendo in tempo reale la risposta e l’azione piĂą adeguata all’operatore umano.

2. Cosa deve avere una piattaforma di AI conversazionale enterprise

Una vera piattaforma enterprise non è un “builder di chatbot”, ma un motore di orchestrazione intelligente che governa modelli, dati, workflow, sicurezza e cicli di vita.

Pilar chiave di una piattaforma moderna

Le piattaforme di AI conversazionale di nuova generazione condividono alcuni elementi fondamentali:

  1. Pipeline NLP multilivello
    Combinano:

    • tecniche simboliche (regole),
    • machine learning classico,
    • LLM generativi,
    • modelli specializzati per domini (es. retail, banking).

    Obiettivo: comprensione robusta, multilingua e adattabile ai contesti di settore.

  2. Gestione avanzata della conoscenza (RAG)
    L’uso di LLM senza controllo porta a allucinazioni. Per evitarlo servono:

    • repository documentali curati,
    • indicizzazione intelligente,
    • retrieval-augmented generation (RAG),
    • strumenti di pulizia e versioning dei contenuti.
  3. Opzioni di sviluppo ibride
    Le piattaforme piĂą mature offrono:

    • ambienti no-code/low-code per i team business,
    • capacitĂ  pro-code per i developer (SDK, estensioni, integrazioni custom),
    • funzionalitĂ  GenAI-assisted che generano bozze di flow, intent, FAQ.

    Questo è cruciale in Italia, dove spesso i team IT sono limitati e bisogna coinvolgere direttamente funzioni come customer service, HR, operation retail.

  4. Orchestrazione intelligente
    Non basta gestire il dialogo; serve coordinare:

    • piĂą agenti e assistenti,
    • escalation verso umani,
    • combinazione di workflow deterministici e generativi,
    • ottimizzazione in tempo reale di modelli e contenuti.
  5. Integrazioni enterprise profonde
    Senza integrazioni serie, gli agenti non possono agire. Una piattaforma solida offre:

    • connettori pronti per CRM, ERP, contact center, sistemi di pagamento,
    • API estese,
    • gestione avanzata di autenticazione e autorizzazioni.

Capability critiche nei casi d’uso complessi

Nei progetti ad alto impatto i dettagli tecnici contano. Alcune capability fanno davvero la differenza:

  • Workflow compositi e dinamici
    Non basta un flow “domanda-risposta”. Servono flussi che combinano regole, chiamate API, azioni, verifiche, e passaggi di controllo tra agenti diversi.

  • Strumentazione analitica
    Devi poter misurare:

    • tasso di automazione,
    • qualitĂ  delle risposte,
    • intent piĂą frequenti e intent non riconosciuti,
    • impatto su NPS, AHT, costi di contatto.
  • Gestione multimodale (testo + voce, immagini, documenti)
    Soprattutto per contact center e punti vendita:

    • bassa latenza nella voce,
    • buona qualitĂ  TTS/STT,
    • capacitĂ  di analizzare documenti, screenshot, scontrini, foto di scaffali.
  • Governance e compliance
    In un contesto europeo e italiano i temi di GDPR, audit, responsabilitĂ  sono centrali. Servono:

    • gestione ruoli e permessi,
    • audit trail completo,
    • strumenti di test e simulazione,
    • controlli sui rischi (contenuti, azioni, accesso ai dati).

3. Rischi, guardrail e governance: dove molte aziende sbagliano

Quando un agente AI può modificare dati, avviare processi o comunicare con i clienti, il rischio non è più “la risposta buffa”: sono errori operativi e danni reputazionali.

I quattro rischi principali

  1. Errata esecuzione dei task
    Esempio tipico: un agente che applica rimborsi o sconti in modo non coerente con le policy. Per gestire questo rischio servono:

    • autorizzazioni granulari,
    • limiti di importo,
    • controlli di doppia approvazione per azioni critiche.
  2. QualitĂ  dei contenuti generati
    Un agente che fornisce informazioni legali o di privacy sbagliate è un problema serio. Sono necessari:

    • filtri sui contenuti generati,
    • controlli semantici,
    • validazioni su base knowledge affidabile.
  1. Privacy e sicurezza dei dati
    Con LLM e integrazioni cloud il rischio di esporre dati personali o sensibili è concreto. I punti chiave:

    • data minimization,
    • controllo degli accessi,
    • logging dettagliato,
    • separazione dei contesti (es. dati europei trattati in Europa).
  2. TracciabilitĂ  delle decisioni
    In retail, banking, sanità, PA serve poter rispondere a “perché l’agente ha fatto questo?”. Occorre:

    • tracciare i passaggi decisionali,
    • registrare le fonti usate,
    • offrire spiegazioni verificabili a posteriori.

Un modello operativo per l’AI conversazionale

Le aziende che gestiscono bene questi rischi hanno tutte qualcosa in comune: non trattano l’agente come un progetto IT, ma come un prodotto vivo.

In pratica significa:

  • definire ruoli chiari (product owner dell’agente, responsabile dati, team di controllo qualitĂ );
  • progettare cicli di revisione e retraining regolari;
  • fissare metriche di qualitĂ  e soglie minime accettabili;
  • prevedere procedure di escalation umana quando l’agente esce dal perimetro.

4. Le 5 piattaforme di AI conversazionale da mettere in shortlist

Sul mercato enterprise alcune piattaforme si distinguono per maturitĂ  tecnologica, governance e capacitĂ  di lavorare in scenari mission-critical. Ecco una sintesi con un taglio pratico, utile per costruire una prima shortlist.

Kore.ai

Punto di forza: orchestrazione multi-agente e automazione di service, work e process in settori come financial services, healthcare, retail e media.

Perché considerarla:

  • piattaforma pensata per agenti enterprise con forte attenzione a sicurezza e governance;
  • opzioni no-code, low-code e pro-code che permettono di coinvolgere business e IT;
  • integrazioni numerose (oltre 100 connettori) e buona qualitĂ  NLP.

Da tenere a mente:

  • analytics da valutare con attenzione in fase di PoC;
  • interfaccia non sempre immediata per chi è alle prime armi;
  • qualche complessitĂ  in ambienti on-prem molto vincolati.

Google Conversational Agents

Punto di forza: integrazione nativa con l’ecosistema Google Cloud e modelli Gemini, fortissima vocazione multimodale.

Perché considerarla:

  • ideale se l’infrastruttura è giĂ  su Google Cloud;
  • ottima gestione di immagini, documenti e contenuti complessi;
  • scalabilitĂ  globale consolidata.

Da tenere a mente:

  • curva di apprendimento piĂą ripida per i team non tecnici;
  • offerta ampia (Vertex AI, Agent Builder, Search) che va progettata con cura;
  • meno orientata al puro no/low-code rispetto ad altre soluzioni.

Cognigy

Punto di forza: automazione avanzata del contact center, in particolare su voce e canali multicanale.

Perché considerarla:

  • componente Cognigy Voice Gateway molto solida per i flussi telefonici;
  • strumenti di testing scenario-based potenti;
  • adatta ad ambienti regolamentati (finance, insurance) e CX complessa.

Da tenere a mente:

  • per sfruttarla appieno servono competenze tecniche medio-alte;
  • documentazione estesa che richiede tempo per essere metabolizzata.

Boost.ai

Punto di forza: sicurezza, affidabilitĂ  e gestione di ambienti multi-agente in settori regolamentati (banking, insurance, PA).

Perché considerarla:

  • stable e scalabile anche con volumi molto elevati;
  • strumenti di governance e controllo qualitĂ  apprezzati dagli utenti;
  • componenti come CX Insights e Agent Assist che aiutano a migliorare la customer experience.

Da tenere a mente:

  • base clienti concentrata soprattutto su finance e PA;
  • ecosistema e talent community piĂą ristretti rispetto a player globali.

Yellow.ai

Punto di forza: esperienza omnichannel (chat, voce, SMS, email, social) e rapiditĂ  di deployment.

Perché considerarla:

  • molto interessante per retail, hospitality, consumer services;
  • strumenti intuitivi per team non tecnici;
  • moduli di Agentic Discovery per generare rapidamente nuovi use case.

Da tenere a mente:

  • presenza ancora limitata in Europa, con impatto su partner locali;
  • meno focalizzata su contesti con requisiti di governance estremi.

5. Come scegliere la piattaforma giusta per la tua azienda

La scelta della piattaforma di AI conversazionale è una decisione strategica di architettura, non un acquisto spot di software.

5 domande chiave da porsi prima di decidere

  1. Quali casi d’uso voglio coprire nei prossimi 12–24 mesi?

    • Solo customer service?
    • Anche employee experience (HR, IT interno)?
    • Automazione di processi core (order management, logistica, back office)?
  2. Quanto è complesso il mio ecosistema IT?

    • Ho piĂą CRM, sistemi legacy, gestionali verticali?
    • Ho giĂ  una data platform o devo costruirla?
  3. Chi governerà l’agente in azienda?

    • Ho un team misto business/IT dedicato?
    • Posso permettermi di dipendere al 100% dal fornitore esterno?
  4. Che livello di governance e compliance devo rispettare?

    • Opero in settori regolamentati (finance, sanitĂ , PA)?
    • Ho policy interne stringenti su dati e AI?
  5. Quanto sono pronto a lavorare con agenti autonomi, non solo chatbot?

    • Accetto che l’agente esegua azioni operative?
    • Ho chiaro dove mettere i limiti di autonomia e le approvazioni?

Un approccio pratico in tre passi

  1. Parti da 2–3 use case ad alto impatto ma controllabili
    Esempi tipici per il mercato italiano:

    • richieste di stato ordine e resi nel retail e e-commerce;
    • supporto HR interno (ferie, buste paga, policy);
    • assistenza IT di primo livello.
  2. Fai una PoC comparativa con 2 piattaforme
    Non limitarti a slide e demo. Verifica concretamente:

    • tempo per andare live con un flusso reale;
    • qualitĂ  delle integrazioni con i tuoi sistemi;
    • facilitĂ  per i team non tecnici nel gestire aggiornamenti.
  3. Disegna subito il modello di governance
    Anche in fase pilota, definisci:

    • chi approva i cambi di comportamento dell’agente;
    • chi cura la knowledge base;
    • come vengono monitorate le metriche e gestite le anomalie.

Questo approccio ti permette di evitare i due errori più comuni: scegliere una piattaforma “per moda” e limitarsi al chatbot FAQ che nessuno usa.


Conclusione: la conversazione è il punto di partenza, non l’obiettivo

Le piattaforme di AI conversazionale enterprise non servono per avere l’ennesimo bot sul sito: sono la base per costruire agenti intelligenti che collegano persone, dati e sistemi, riducendo attriti operativi e migliorando customer ed employee experience.

Chi oggi, in Italia, sceglie una piattaforma pensando solo al customer service di primo livello, tra due anni dovrĂ  rifare tutto. Chi invece progetta da subito con una logica di orchestrazione multi-agente, integrazione profonda e governance solida potrĂ  estendere gli stessi mattoni tecnologici a vendite, logistica, HR, retail fisico.

La domanda vera quindi non è “che chatbot mi serve?”, ma: quali processi sono pronti per essere presidiati da agenti AI e quale piattaforma mi permette di farlo in sicurezza, in modo scalabile, nei prossimi cinque anni?