Pazienti in Agorà: accelerare davvero l’accesso all’innovazione

IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione VerdeBy 3L3C

Associazioni, Novartis e IA per ridurre i tempi di accesso alle terapie innovative in Italia e trasformare davvero l’esperienza dei pazienti.

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Pazienti in Agorà: accelerare davvero l’accesso all’innovazione

Ogni anno in Italia migliaia di pazienti aspettano mesi – a volte oltre 12 – per accedere a un farmaco già approvato a livello europeo. In oncologia, in ematologia o nelle malattie rare, questi mesi possono fare la differenza tra vivere meglio o vivere peggio, tra autonomia e disabilità, tra terapie in day hospital e ricoveri ripetuti.

Ecco perché iniziative come “Pazienti in Agorà”, che vedono insieme associazioni di pazienti e aziende farmaceutiche come Novartis, non sono solo progetti di comunicazione: sono tentativi concreti di ripensare come l’innovazione arriva davvero al letto del paziente.

Questo articolo entra nel merito del perché il tema dell’accesso all’innovazione terapeutica è così critico in Italia, che ruolo possono avere iniziative collaborative come Pazienti in Agorà e come la sanità digitale e l’intelligenza artificiale possono diventare alleati per ridurre i tempi morti e migliorare le decisioni cliniche.

1. Perché l’accesso all’innovazione è ancora così lento in Italia

L’accesso alle terapie innovative in Italia non è bloccato da un solo ostacolo, ma da una catena di piccoli colli di bottiglia. Capire questa catena è il primo passo per cambiarla.

1.1 La “doppia valutazione”: EMA vs percorsi nazionali e regionali

Dopo l’approvazione dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), un farmaco deve affrontare:

  • la valutazione AIFA (prezzo e rimborsabilità);
  • i passaggi regionali (inserimento nei prontuari terapeutici regionali e aziendali);
  • l’organizzazione pratica: percorsi diagnostico-terapeutici (PDTA), protocolli, formazione dei clinici.

Il risultato? Dal via libera europeo all’effettiva prescrivibilità in tutte le Regioni italiane possono passare 9-18 mesi. In alcune Regioni si arriva prima, in altre i pazienti restano indietro.

La realtà è semplice: non basta autorizzare un farmaco, bisogna renderlo concretamente raggiungibile, in modo omogeneo e tempestivo.

1.2 Disuguaglianze territoriali e complessità burocratica

Le associazioni di pazienti descrivono spesso un Paese a “macchia di leopardo”:

  • farmaco disponibile in Lombardia ma non ancora in Calabria;
  • PDTA aggiornati in Emilia-Romagna, obsoleti in altre aree;
  • centri prescrittori numericamente insufficienti o mal distribuiti.

Questo genera una forma silenziosa di disuguaglianza sanitaria: chi ha tempo, risorse economiche e supporto familiare si sposta; chi non le ha, spesso rinuncia o arriva tardi.

E qui le associazioni svolgono già oggi un ruolo chiave di advocacy e supporto pratico (informazione sui centri attivi, orientamento su diritti e agevolazioni, segnalazione di criticità alle istituzioni).

2. “Pazienti in Agorà”: cosa significa davvero mettere i pazienti al centro

“Pazienti in Agorà” rappresenta un modo diverso di lavorare: non più progetti calati dall’alto, ma spazi strutturati in cui pazienti, clinici, istituzioni e industria si confrontano alla pari.

2.1 Dall’idea alla pratica: un’agorà per discutere di accesso

L’“agorà” richiama volutamente l’idea di uno spazio pubblico di confronto. In un contesto simile, le associazioni di pazienti portano:

  • dati di realtà: tempi di attesa veri, problemi di prenotazione, difficoltà logistiche;
  • esperienze di vita: aderenza alla terapia, sintomi trascurati, impatto su lavoro e famiglia;
  • proposte operative: semplificare certificazioni, rafforzare la telemedicina, migliorare la comunicazione con i centri.

Dal canto suo, un’azienda come Novartis può offrire:

  • dati clinici e di real life sulle proprie terapie;
  • strumenti digitali a supporto dei centri (registri, piattaforme di monitoraggio, formazione);
  • competenze regolatorie per dialogare in modo più efficace con istituzioni e AIFA.

Quando questo confronto è trasparente e ben regolato, il risultato non è marketing, ma co-progettazione di percorsi di cura più rapidi e sostenibili.

2.2 Perché le associazioni sono partner strategici, non “ospiti”

Le associazioni non sono un orpello comunicativo. Sono l’unico soggetto che vede l’intero percorso del paziente, oltre i confini dell’ospedale.

Hanno tre vantaggi unici:

  1. Visione longitudinale: seguono i pazienti prima della diagnosi, durante la terapia e nelle fasi di follow-up.
  2. Capacità di raccolta di dati di esperienza: questionari, focus group, sportelli di ascolto.
  3. Legittimazione sociale: rappresentano bisogni collettivi, non interessi individuali.

Per questo, quando partecipano a progetti come “Pazienti in Agorà”, possono spostare il baricentro delle decisioni:

Non “cosa è più comodo per il sistema?”, ma “cosa serve davvero alle persone?”.

3. IA e sanità digitale: come accelerare l’accesso in modo concreto

L’intelligenza artificiale nella sanità italiana non è un tema futuristico: alcuni ospedali la usano già per radiologia, triage, gestione delle cronicità. La domanda vera è: come usarla per migliorare l’accesso alle terapie innovative?

3.1 Tre ambiti dove l’IA può fare la differenza

  1. Identificazione precoce dei pazienti eleggibili

    • Algoritmi che analizzano referti, esami di laboratorio e cartelle cliniche elettroniche possono segnalare ai clinici i pazienti che rispettano i criteri per una nuova terapia.
    • Questo riduce il rischio che una cura rimanga “sulla carta” mentre in reparto si continua a usare solo le opzioni tradizionali.
  2. Monitoraggio degli esiti in real time

    • Piattaforme digitali, integrate con l’IA, permettono di raccogliere dati su efficacia, effetti collaterali, qualità di vita.
    • Le associazioni possono contribuire con Patient Reported Outcomes (PRO), aumentando la ricchezza dei dati disponibili.
  3. Ottimizzazione dei percorsi organizzativi

    • Analizzando flussi di accesso, tempi di attesa, prenotazioni di esami e visite, l’IA individua i veri colli di bottiglia.
    • Questo consente di riprogettare PDTA e risorse con dati oggettivi, non solo impressioni.

3.2 Un esempio tipo: dall’innovazione sulla carta al paziente in reparto

Immaginiamo un nuovo farmaco oncologico approvato a livello europeo a metà 2025.

Senza supporto digitale:

  • i criteri di eleggibilità restano nei documenti AIFA e nelle linee guida;
  • non tutti i clinici li hanno chiari o aggiornati;
  • i pazienti che potrebbero beneficiarne vengono trattati ancora con protocolli precedenti.

Con un sistema supportato da IA:

  • la cartella clinica elettronica “riconosce” una combinazione di diagnosi, esami e parametri che corrisponde ai criteri;
  • il sistema segnala al clinico: “Questo paziente è potenzialmente eleggibile per la terapia X”;
  • l’oncologo valuta, conferma o esclude, ma la possibilità non viene ignorata per semplice disallineamento informativo.

Questa non è fantascienza: è un uso molto concreto dell’IA per ridurre il ritardo tra evidenza scientifica e pratica clinica quotidiana.

4. Cosa possono fare oggi associazioni, aziende e strutture sanitarie

Perché progetti come “Pazienti in Agorà” producano impatto reale, servono scelte molto pratiche. Ecco alcune azioni che funzionano davvero sul campo.

4.1 Le associazioni di pazienti: da testimoni a co-designer

Le associazioni possono:

  • creare osservatori permanenti sull’accesso per monitorare tempi, disuguaglianze regionali, barriere specifiche;
  • collaborare alla co-creazione di questionari digitali per raccogliere dati di esperienza (sintomi, qualità di vita, difficoltà di accesso ai centri);
  • partecipare ai tavoli regionali per la definizione o l’aggiornamento dei PDTA;
  • dare un contributo decisivo nella progettazione di app e piattaforme di supporto: se non sono usabili per pazienti e caregiver, non verranno usate.

4.2 Le aziende farmaceutiche: dall’informazione al supporto di sistema

Un’azienda come Novartis, coinvolta in iniziative di questo tipo, può portare valore su almeno tre livelli:

  • Formazione e aggiornamento: corsi, webinar e materiali pratici per medici, infermieri e farmacisti ospedalieri, basati su casi reali e strumenti facilmente integrabili nella routine;
  • Soluzioni digitali: registri di monitoraggio, piattaforme di follow-up, supporto alla raccolta di PRO, sempre nel rispetto della privacy e delle normative;
  • Progetti pilota condivisi: sperimentare in alcune Regioni modelli organizzativi più snelli (presa in carico centralizzata, televisite di controllo, gestione farmaco-terapia territoriale quando possibile).

Quando questi strumenti nascono insieme alle associazioni, la probabilità che siano usabili e utili cresce moltissimo.

4.3 Le strutture sanitarie: integrare IA e innovazione nei processi

Gli ospedali e le ASL che vogliono migliorare realmente l’accesso possono:

  • adottare cartelle cliniche elettroniche strutturate in modo da permettere l’utilizzo di algoritmi di supporto decisionale;
  • investire in team digitali misti (clinici, data scientist, informatici, qualità) che lavorano su progetti concreti e misurabili;
  • definire indicatori chiari: tempo dall’approvazione AIFA alla prima prescrizione in struttura, numero di pazienti eleggibili intercettati, riduzione delle differenze territoriali.

Qui l’IA non sostituisce il medico, ma diventa uno strumento per non perdersi nessuna opportunità terapeutica.

5. Come portare la voce dei pazienti nel disegno dell’IA in sanità

Se l’intelligenza artificiale entrerà sempre più nella sanità italiana, è essenziale che non sia progettata solo “per” i pazienti, ma anche “con” i pazienti.

5.1 Dati sì, ma governati con chiarezza

Molte persone sono giustamente caute sul tema dei dati sanitari. La chiave è la trasparenza:

  • cosa viene raccolto;
  • per quali finalità cliniche e organizzative;
  • con quali garanzie di anonimizzazione e sicurezza;
  • con quali benefici concreti e misurabili per pazienti e caregiver.

Le associazioni possono pretendere – e co-definire – charter etici per l’uso dei dati nelle piattaforme di IA, così da garantire equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti.

5.2 Coinvolgere i pazienti nella progettazione degli algoritmi

Un algoritmo che segnala pazienti eleggibili, o che stratifica i rischi, deve:

  • essere comprensibile dai clinici;
  • non aumentare il carico burocratico;
  • essere percepito come utile anche dai pazienti.

Per arrivarci, è utile coinvolgere rappresentanti dei pazienti in:

  • comitati etici e scientifici dei progetti di IA;
  • fasi di test delle interfacce (dashboard, app, portali);
  • valutazione dei risultati, non solo in termini di numeri, ma di esperienza vissuta.

Il principio di fondo è chiaro: nessuna innovazione è davvero tale se non è accessibile, comprensibile e utile per chi vive la malattia.

Conclusione: dall’agorà ai reparti, senza perdere tempo

“Pazienti in Agorà” è l’immagine di come dovrebbe funzionare l’innovazione in sanità: le persone con malattia, le loro associazioni, i clinici, le istituzioni e le aziende seduti allo stesso tavolo, a discutere di accesso in modo concreto e basato sui dati.

Per l’Italia, in questa fase storica fatta di PNRR, trasformazione digitale e pressioni sulla sostenibilità, il punto non è solo sviluppare nuove terapie, ma farle arrivare presto e bene alle persone giuste. Qui l’IA, se progettata con responsabilità e insieme ai pazienti, può accelerare ogni tratto del percorso: dalla diagnosi alla scelta terapeutica, dal monitoraggio degli esiti alla riorganizzazione dei servizi.

La domanda per chi opera nella sanità – associazioni, professionisti, aziende, decisori – è semplice:

quali passaggi concreti possiamo attivare nei prossimi 12 mesi per trasformare le nostre “agorà” di confronto in cambiamenti misurabili per i pazienti?

Chi inizierà ad agire ora, mettendo davvero i pazienti al centro dei processi decisionali e dei progetti di IA, non solo migliorerà l’accesso all’innovazione, ma contribuirà a costruire una sanità italiana più giusta, digitale e orientata ai risultati reali di salute.

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