IA, IoT e 5G possono far risparmiare all’Italia oltre 54 miliardi su reti energetiche, idriche e infrastrutture, accelerando davvero la transizione verde.

L’Italia può risparmiare oltre 54 miliardi di euro sulla vita utile delle nuove infrastrutture critiche fra il 2026 e il 2030 grazie a IA, IoT, smart grid e 5G. Non è fantascienza: è il quadro tracciato dal rapporto “Smart Infrastructure” del Centro Studi TIM, che mette nero su bianco quanto la digitalizzazione delle reti sia già oggi una leva economica, energetica e ambientale enorme.
Questo tema è centrale per chiunque lavori nella filiera energetica italiana: utility, ESCo, operatori di rete, aziende energivore, pubbliche amministrazioni. La transizione verde non passa solo da nuovi impianti rinnovabili, ma da come li colleghiamo, li monitoriamo e li gestiamo. In altre parole: da quanto intelligenti diventano le nostre infrastrutture.
In questo articolo, parte della serie “IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde”, vediamo come le infrastrutture smart stiano cambiando energia, acqua e opere civili, quali numeri sono in gioco e che cosa significa, in concreto, per chi deve progettare investimenti, business case o piani industriali nei prossimi 3-5 anni.
Perché le infrastrutture smart sono decisive per il sistema energetico
Le infrastrutture smart sono oggi uno dei modi più rapidi per ridurre costi, emissioni e rischi senza aspettare nuove grandi opere. Il principio è semplice: se conosci in tempo reale lo stato delle reti e riesci ad anticipare i guasti, spendi meno, consumi meno e blocchi meno servizi.
Nel rapporto “Smart Infrastructure” emergono alcuni dati chiave:
- fino al 27% di crolli evitati sulle strutture più vecchie grazie al monitoraggio intelligente;
- fino al 31% di riduzione dei costi complessivi di gestione di reti stradali e opere civili;
- oltre 54 miliardi di euro di risparmi potenziali sulla vita utile delle nuove infrastrutture critiche previste tra il 2026 e il 2030.
Questo impatto economico è direttamente collegato alla transizione energetica:
- una rete elettrica più efficiente riduce sprechi, perdite e costi per famiglie e imprese;
- una rete idrica monitorata consuma meno energia per pompare e trattare acqua che oggi si disperde;
- infrastrutture civili sicure e manutenute con logiche predittive riducono cantieri emergenziali, traffico, emissioni e interruzioni di servizio.
La realtà? La decarbonizzazione non è solo una questione di nuovi impianti, ma di IA applicata alle reti esistenti.
Smart grid e IA: come cambia il sistema elettrico italiano
Nel settore elettrico, l’Italia ha già un vantaggio competitivo: la diffusione degli smart meter elettrici è vicina al 100% delle utenze. È una base perfetta per portare l’IA nel settore energetico a un livello successivo.
I numeri delle reti elettriche intelligenti
Secondo il rapporto, grazie a sensori IoT, piattaforme di gestione avanzate e IA:
- si possono tagliare fino a circa 700 milioni di euro l’anno di costi complessivi;
- di questi, circa 530 milioni di euro/anno arrivano da minori perdite tecniche e migliore gestione dei picchi;
- altri 140 milioni di euro/anno derivano da un uso più efficiente dell’energia da parte dei consumatori, abilitato dai contatori intelligenti.
A questi risparmi misurabili si aggiungono benefici meno immediati ma decisivi:
- migliore qualità e continuità del servizio;
- partecipazione dei consumatori come prosumer e comunità energetiche rinnovabili;
- maggiore flessibilità della rete per integrare quote crescenti di fotovoltaico ed eolico.
Perché l’IA è indispensabile per la transizione verde
Le rinnovabili sono per loro natura variabili. Senza algoritmi di previsione e sistemi di controllo in tempo reale, la rete diventa instabile e i costi salgono.
L’IA nel sistema energetico permette di:
- prevedere la produzione rinnovabile e i carichi con modelli di forecasting orario;
- ottimizzare l’uso di accumuli, demand response e risorse distribuite;
- ridurre il ricorso a centrali di back-up costose e inquinanti;
- gestire microgrid, comunità energetiche e impianti diffusi.
Chi progetta oggi investimenti in rinnovabili senza integrare soluzioni digitali di smart grid sta lasciando sul tavolo efficienza, margini e resilienza.
Smart water e IA: l’altra emergenza energetica italiana
L’acqua è anche un tema energetico. Ogni metro cubo perso lungo la rete significa energia sprecata per pomparlo e trattarlo. Oggi, in Italia, le perdite idriche arrivano in media al 42%, con picchi oltre il 55% nel Mezzogiorno. È una cifra che non ci possiamo più permettere.
Dove possono intervenire IA e IoT nel settore idrico
Nel settore idrico, l’adozione di smart meter è ancora bassa: nel 2023 erano circa il 17% del totale. Proprio per questo il potenziale è enorme.
L’introduzione coordinata di:
- contatori intelligenti;
- sensori distribuiti su reti e serbatoi;
- algoritmi di rilevazione perdite e manutenzione predittiva;
può generare:
- 2,6 miliardi di euro di risparmi al 2030 dalla sola riduzione delle perdite;
- circa 10,4 miliardi di euro nel periodo 2026-2030, considerando l’intera vita utile degli investimenti previsti.
A questi numeri vanno sommati:
- minori costi di lettura e gestione amministrativa;
- ottimizzazione dei consumi e delle pressioni;
- riduzione di guasti e rotture improvvise.
Qui l’IA nel settore energetico si intreccia con il water-energy nexus: meno perdite idriche significano minore consumo elettrico, meno emissioni e meno costi per il sistema.
Cosa può fare oggi un gestore idrico
Se gestisci una rete idrica o supporti un gestore come consulente, ecco tre priorità pratiche:
- Mappare i “buchi neri” della rete: dove non ci sono sensori né misure affidabili, non esiste controllo.
- Pianificare una rollout di smart meter per cluster: partire da aree ad alta criticità o alto valore economico.
- Integrare dati tecnici e amministrativi: incrociare consumi, allarmi, interventi manutentivi per alimentare modelli predittivi.
Chi inizia ora a costruire questa infrastruttura dati avrà, fra 3-4 anni, un vantaggio competitivo netto.
Manutenzione predittiva: meno crolli, più PIL
L’altra grande area di impatto delle infrastrutture smart riguarda opere civili, ponti, gallerie, strade. Qui la combinazione di sensori, digital twin, IA e 5G cambia completamente il modo in cui pensiamo alla manutenzione.
Dalla manutenzione “a guasto” alla manutenzione continua
Lo studio evidenzia che sistemi di monitoraggio intelligente possono:
- prevenire fino al 27% dei crolli delle strutture più vetuste;
- ridurre fino al 31% i costi di gestione di reti stradali e opere civili;
- prolungare in modo significativo la vita utile delle infrastrutture esistenti.
Qui il collegamento con la crescita economica è diretto. Gli investimenti in manutenzione intelligente hanno un moltiplicatore sul PIL stimato tra 1,5 e 2,7, paragonabile alle nuove opere, ma:
- sono più rapidi da avviare;
- richiedono iter autorizzativi più brevi;
- generano meno interruzioni di servizio e meno esternalità negative.
Per la transizione verde questo è un tema chiave: intervenire prima, con cantieri mirati e meno invasivi, riduce anche traffico, emissioni e congestioni.
Esempi concreti di soluzioni italiane
Nel contesto della Tim Smart Infrastructure Challenge sono emerse diverse soluzioni altamente applicabili al settore energetico e infrastrutturale:
- CAEmate: piattaforma che usa digital twin, dati in tempo reale da sensori IoT e IA predittiva per la manutenzione di ponti e strutture;
- PipeIn: robotica modulare e sensori avanzati per ispezionare tubazioni e infrastrutture nascoste;
- Tokbo: monitoraggio predittivo tramite bulloni sensorizzati, utili per giunzioni critiche;
- Titan4: manutenzione predittiva basata su dati satellitari e sensori di campo.
Queste realtà mostrano che in Italia l’ecosistema di IA per le infrastrutture esiste già. Il nodo non è la tecnologia, ma la capacità di integrare queste soluzioni nei piani industriali di utility, concessionari, gestori di rete.
Un mercato in crescita e un ostacolo ricorrente: la burocrazia
Il mercato globale dello smart monitoring di reti elettriche, idriche e infrastrutture civili è previsto in forte crescita tra il 2025 e il 2029, con tassi medi fra il 10% e il 15% l’anno, fino a superare:
- 100 miliardi di euro a livello mondiale entro il 2029;
- circa 27 miliardi di euro in Europa.
L’Italia si distingue con tassi di crescita attesi fra i più alti del continente:
- +15% annuo nel monitoraggio del settore elettrico;
- +9% annuo per le infrastrutture civili.
Gli ambiti più dinamici sono:
- Structural Health Monitoring (SHM) per ponti, gallerie, edifici;
- Energy Management System (EMS) per reti e siti industriali;
- Smart Water Management (SWM) per acquedotti e reti fognarie.
In parallelo, l’Europa sta spingendo forte con Next Generation EU, Green Deal, Digital Compass e RRF, destinando una quota rilevante di fondi a trasporti e transizione verde.
Il problema? Burocrazia e complessità amministrative rischiano di rallentare o inceppare questo motore. Il rischio più concreto è che le opere, arrivate a fine cantiere, siano già superate tecnologicamente, costringendo a ulteriori aggiornamenti.
Per chi opera nel settore energetico italiano questo significa una cosa semplice:
chi impara a gestire la complessità autorizzativa e ad inserire la dimensione digitale già in fase di progettazione avrà un vantaggio competitivo reale.
Cosa fare adesso: tre mosse per aziende energetiche e PA
Per far sì che IA, IoT e 5G non restino solo slogan, ma diventino ritorno economico e ambientale, servono scelte chiare. Ecco tre mosse concrete che ho visto funzionare meglio di altre.
1. Partire da casi d’uso con ROI chiaro
Non serve voler “digitalizzare tutto” il sistema energetico. Conviene partire da 2-3 casi d’uso ad alto impatto, ad esempio:
- riduzione perdite elettriche su una specifica porzione di rete di distribuzione;
- monitoraggio intelligente di un portafoglio di ponti o gallerie critiche;
- smart water su una grande città o distretto industriale.
L’obiettivo è costruire business case con:
- investimenti chiari;
- risparmi misurabili (Opex, energia, manutenzione);
- tempi di rientro realistici (2-5 anni).
2. Progettare fin da subito la “data infrastructure”
IA nel settore energetico significa dati di qualità. Senza un disegno chiaro di:
- quali dati raccogliere;
- come standardizzarli;
- dove archiviarli e come proteggerli;
- chi li usa e per quali decisioni;
anche il miglior algoritmo resta un esercizio accademico. Vale soprattutto per i progetti che coinvolgono più stakeholder: distributori, TSO, gestori idrici, PA, ESCo.
3. Fare ecosistema, non tutto in casa
Uno dei messaggi più forti che arriva dal rapporto è il valore della co-innovation: grandi player come TIM hanno costruito challenge e programmi di open innovation proprio perché è impossibile coprire tutto da soli.
Per un’azienda energetica italiana oggi ha senso:
- strutturare partnership con startup e scaleup specializzate in monitoraggio, analisi dati, digital twin;
- lavorare con centri di ricerca e università su modelli predittivi specifici per il proprio contesto;
- coinvolgere da subito chi si occupa di cybersecurity, perché reti smart senza sicurezza diventano un rischio sistemico.
Perché agire ora (e non fra cinque anni)
La digitalizzazione delle infrastrutture non è più un “progetto innovazione”, è una scelta industriale. I numeri del rapporto “Smart Infrastructure” mostrano che l’Italia può recuperare decine di miliardi di euro fra costi evitati e maggiore efficienza, mentre accelera la transizione verde.
Per chi lavora nel settore energetico italiano, il messaggio è piuttosto diretto:
- la competitività futura dipenderà da quanto velocemente si adotteranno smart grid, smart water e manutenzione predittiva;
- l’IA applicata alle reti sarà uno dei principali fattori di differenziazione, più ancora del semplice mix di generazione;
- chi inizia ora a costruire infrastrutture dati, competenze e partnership sarà in posizione di forza quando i fondi europei e i vincoli regolatori richiederanno risultati concreti.
La domanda vera non è se IA, IoT e 5G cambieranno le infrastrutture italiane, ma chi guiderà questo cambiamento e chi lo subirà. Se vuoi che la tua organizzazione stia nel primo gruppo, questo è il momento di passare dai pilot alla scala industriale.