Infrastrutture smart e IA: 54 miliardi per la transizione verde

IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde••By 3L3C

IA, IoT e 5G possono far risparmiare all’Italia oltre 54 miliardi su reti elettriche, idriche e opere civili, accelerando davvero la transizione energetica.

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Perché le infrastrutture smart sono la vera “centrale” della transizione energetica

Un numero sintetizza bene la posta in gioco: 54 miliardi di euro di risparmi potenziali per l’Italia lungo la vita utile delle nuove infrastrutture critiche previste tra il 2026 e il 2030. Non arrivano da tagli lineari o miracoli contabili, ma da intelligenza artificiale, IoT, 5G e piattaforme cloud applicate a reti elettriche, idriche e opere civili.

Questo tema non riguarda solo chi gestisce ponti, dighe e autostrade. Riguarda bollette, sicurezza e transizione energetica. Se la rete elettrica è più intelligente, integra meglio le rinnovabili. Se l’acqua non si perde nel sottosuolo, servono meno impianti energivori per pomparla e trattarla. Se un ponte è monitorato in tempo reale, si fa manutenzione mirata invece di chiuderlo d’urgenza.

In questa puntata della serie “IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde” vediamo come le infrastrutture smart possono tagliare costi, emissioni e rischi, e quali passi concreti possono fare utility, ESCo, pubbliche amministrazioni e imprese italiane per non restare indietro.


Che cosa rende “smart” un’infrastruttura (e perché conviene davvero)

Un’infrastruttura è davvero smart quando sa cosa sta succedendo su di sé e intorno a sé, in tempo reale, e reagisce in modo automatico o semi-automatico. Questo, oggi, significa combinare quattro ingredienti:

  • Sensoristica IoT per raccogliere dati continui su vibrazioni, portate, temperatura, perdite, consumo energetico
  • ConnettivitĂ  5G e reti evolute per trasmettere questi dati in modo affidabile e a bassa latenza
  • Piattaforme cloud per aggregare, storicizzare e gestire grandi volumi di informazioni
  • Intelligenza artificiale e analisi predittiva per trasformare i dati in decisioni di manutenzione e ottimizzazione

Secondo il rapporto “Smart Infrastructure” del Centro Studi TIM, questi sistemi di monitoraggio intelligente possono prevenire fino al 27% dei crolli delle strutture più vetuste e ridurre fino al 31% i costi complessivi di gestione e manutenzione di reti stradali e altre opere civili, prolungandone la vita utile.

Qui sta il punto: non si tratta solo di “controllare meglio”, ma di cambiare modello economico. Meno interventi emergenziali e più manutenzione predittiva significa:

  • meno cantieri improvvisi e chiusure di ponti o gallerie
  • meno blocchi di servizio su reti elettriche e idriche
  • maggiore sicurezza per cittadini e imprese
  • uso piĂą efficiente delle risorse pubbliche e private

Per la transizione energetica italiana, questo approccio è fondamentale: una rete infrastrutturale sana e intelligente è la condizione di base per integrare rinnovabili, aumentare l’efficienza e ridurre le emissioni.


Reti elettriche intelligenti: IA e IoT al servizio della transizione energetica

Nelle reti elettriche l’impatto della digitalizzazione è già misurabile. L’uso combinato di sensori IoT, piattaforme di gestione avanzate e algoritmi di IA per la previsione dei carichi consente di:

  • ottimizzare la distribuzione dell’energia
  • ridurre le perdite tecniche sulla rete
  • gestire meglio i picchi di domanda

Lo studio cita numeri molto chiari: quasi 700 milioni di euro l’anno di costi evitati, di cui circa 530 milioni grazie a minori perdite e migliore gestione dei picchi, e 140 milioni derivanti da comportamenti più efficienti dei consumatori abilitati dagli smart meter.

L’Italia è avanti sugli smart meter, ma non sui costi dell’energia

Su un punto l’Italia è un riferimento europeo: copertura del 100% delle utenze elettriche con contatori intelligenti. Questo ci mette in una posizione ideale per spingere l’uso di IA nel settore energetico per:

  • prevedere i consumi a livello di quartiere o cabina primaria
  • modulare in modo dinamico le tariffe (time-of-use, peak shaving)
  • favorire l’autoconsumo collettivo e le comunitĂ  energetiche rinnovabili

Il paradosso è che, nonostante questa infrastruttura digitale, il costo dell’energia in Italia resta più alto rispetto ad altri Paesi europei. La mia lettura è semplice: abbiamo costruito il “campo da gioco” digitale, ma non sfruttiamo ancora fino in fondo il potenziale dei dati.

Ci sono tre leve immediate che gli operatori possono attivare:

  1. Sistemi avanzati di gestione dell’energia (EMS) a livello di distretto, condominio, zona industriale
  2. IA per la previsione dei carichi e l’ottimizzazione dell’uso degli impianti di generazione e degli accumuli
  3. Modelli di flessibilitĂ  che premiano i consumatori e i prosumer in grado di spostare i consumi

Qui l’IA non è un orpello tecnologico: è ciò che rende possibile integrare in sicurezza quote crescenti di fotovoltaico ed eolico, mantenendo stabilità di rete e contenendo i costi.


Acqua: la grande emergenza nascosta (e l’enorme spazio di efficienza)

Se le reti elettriche sono già abbastanza digitalizzate, il settore idrico è il grande ritardatario, e questo è un problema economico, ambientale ed energetico.

Oggi in Italia circa il 42% dell’acqua immessa in rete si perde, con punte oltre il 55% nel Mezzogiorno. Significa energia sprecata per il pompaggio, costi operativi più alti, rischio di carenze idriche locali.

Smart meter idrici e IA: meno perdite, meno sprechi, meno energia

Nel 2023 gli smart meter idrici coprivano solo il 17% delle utenze. Portare questa percentuale a valori europei, affiancando sistemi di smart water management (SAM), può generare:

  • 2,6 miliardi di euro di risparmi da riduzione delle perdite entro il 2030
  • circa 10,4 miliardi di euro nel periodo 2026-2030, considerando l’effetto cumulato
  • ulteriori risparmi da minori costi di lettura, gestione e manutenzione

Per chi lavora nella transizione verde, questo è un tema da non sottovalutare:

  • meno acqua persa = meno energia spesa per pomparla e trattarla
  • minori costi = piĂą risorse disponibili per investimenti in efficienza e rinnovabili
  • monitoraggio continuo = migliore resilienza climatica in un contesto di siccitĂ  sempre piĂą frequenti

In pratica, chi gestisce reti idriche dovrebbe guardare all’esperienza delle utility elettriche: partire da progetti pilota di smart metering e IA per la localizzazione delle perdite, scalando poi sui territori con più criticità (per esempio, Sud e Isole).


Manutenzione predittiva: dalla teoria ai casi concreti italiani

La manutenzione predittiva non è più un tema da conferenze tecniche: in Italia esiste già un ecosistema di soluzioni grazie anche a iniziative come la TIM Smart Infrastructure Challenge, che ha messo in rete oltre 100 tra startup, scaleup e aziende innovative.

Alcuni esempi premiati nella challenge mostrano come l’IA per le infrastrutture si traduca in applicazioni molto pratiche:

  • CAEmate: piattaforma che integra digital twin, dati real time da sensori IoT e IA predittiva per capire in anticipo dove un ponte o una galleria iniziano a dare segnali di fatica
  • PipeIn: robotica modulare e sensori avanzati per ispezionare tubature e infrastrutture nascoste, ideale per reti idriche e gas datate
  • Tokbo: bulloni sensorizzati che rilevano sollecitazioni anomale, utili per strutture metalliche in ponti, tralicci, infrastrutture energetiche
  • Titan4: uso combinato di dati satellitari e sensori sul campo per supportare la manutenzione predittiva di grandi opere

Questi casi hanno due caratteristiche comuni:

  1. Abbattono il costo dell’ispezione tradizionale, spesso basata su sopralluoghi manuali e fermi impianto
  2. Rendono scalabile la manutenzione predittiva, portandola dalle grandi infrastrutture iconiche (ponti, dighe) alle reti diffuse (tubazioni, linee secondarie, edifici tecnici)

Per un gestore di rete elettrica o idrica, la domanda da porsi non è più “se” adottare la manutenzione predittiva, ma da dove partire e con quali partner.


Effetto su PIL, occupazione e transizione verde

Il monitoraggio intelligente non è solo un tema di efficienza operativa. Ha un impatto macroeconomico rilevante.

Le analisi riportate indicano che il moltiplicatore degli investimenti infrastrutturali oscilla tra 1,5 e 2,7. La manutenzione intelligente, essendo piĂą rapida e meno complessa rispetto alla costruzione di nuove opere, mantiene un impatto simile ma con alcuni vantaggi chiave:

  • attivazione piĂą veloce dei fattori produttivi (imprese, lavoro, filiere tech)
  • minori esternalitĂ  negative (meno cantieri invasivi, meno interruzioni di servizio)
  • capacitĂ  di agire come strumento anticiclico, utile nei momenti di rallentamento economico

Per la transizione energetica italiana, questo crea un circolo virtuoso:

  1. si investe in IA, IoT e 5G per le infrastrutture
  2. si riducono costi e rischi su reti energetiche e idriche
  3. si liberano risorse per nuovi impianti rinnovabili ed efficienza
  4. si crea occupazione qualificata nell’energy tech e nel digital infrastructure

La conseguenza è chiara: chi oggi investe in infrastrutture smart non sta solo “digitalizzando”, sta costruendo un vantaggio competitivo strutturale per i prossimi 10-20 anni.


Il nodo della burocrazia e come non farsi bloccare

C’è però un elefante nella stanza: la burocrazia.

L’Europa ha messo sul tavolo risorse enormi con Next Generation EU, Green Deal e Recovery and Resilience Facility (oltre 800 miliardi di euro complessivi, con fino al 13% ai trasporti e il 40% alla transizione verde). L’Italia è uno dei principali beneficiari. Ma tra bandi, autorizzazioni, pareri, varianti, il rischio è concreto: finire un’opera quando la tecnologia è già superata.

Cosa può fare chi gestisce infrastrutture energetiche e idriche per non restare intrappolato?

Tre strategie pratiche funzionano meglio di tante lamentazioni:

  1. Modellare i progetti in ottica modulare
    Invece di una maxi gara ogni 8 anni, strutturare contratti quadro che permettano aggiornamenti incrementali di sensori, piattaforme e algoritmi.

  2. Inserire fin dall’inizio requisiti di interoperabilità aperta
    Standard aperti, API documentate, dati esportabili. Così, se una tecnologia migliora, non siete prigionieri del fornitore iniziale.

  3. Sfruttare i programmi di co-innovation
    Iniziative come quelle di TIM con startup e centri di ricerca consentono di testare rapidamente soluzioni innovative su casi d’uso pilota, riducendo il rischio di adottare tecnologie immature.

Ho visto progetti sbloccarsi nel giro di mesi anziché anni solo perché l’ente gestore ha scelto una roadmap chiara ma flessibile, con milestone tecnologiche e non solo amministrative.


Cosa fare adesso: passi concreti per utility, PA e imprese

Se lavori in una utility, in una ESCo, in una grande impresa energivora o in una PA che gestisce reti, il momento per agire è questo ciclo di programmazione 2026-2030. Rimandare significa rischiare di avere infrastrutture costose, poco affidabili e poco compatibili con gli obiettivi di neutralità climatica.

Ecco una traccia operativa che funziona nella pratica:

  1. Mappare lo stato di digitalizzazione delle proprie infrastrutture

    • dove ci sono giĂ  sensori, dove no
    • quali dati vengono raccolti e come vengono usati oggi
    • quali sistemi sono pronti per integrare IA e analisi avanzata
  2. Prioritizzare 2-3 casi d’uso ad alto impatto

    • riduzione perdite idriche su una rete critica
    • ottimizzazione dei picchi di carico elettrico in un’area industriale
    • monitoraggio strutturale di ponti chiave per la logistica energetica
  3. Costruire un ecosistema di partner
    Coinvolgere operatori di rete, fornitori ICT, startup specializzate, centri di ricerca. La co-innovation non è marketing: è l’unico modo realistico per tenere il passo con l’evoluzione tecnologica.

  4. Definire indicatori chiari di ritorno
    Non solo CAPEX e OPEX, ma anche: riduzione interruzioni, aumento vita utile, minori emissioni, maggiore flessibilitĂ  di rete.

  5. Comunicare i risultati
    Progetti riusciti su asset energetici e idrici diventano modelli replicabili e facilitano l’accesso a nuovi fondi e autorizzazioni.


Perché le infrastrutture smart sono il tassello chiave della transizione verde

La realtà è più semplice di quanto sembri: senza infrastrutture intelligenti, la transizione energetica italiana resta zoppa.

L’IA nel settore energetico non vive solo nei centri di controllo delle utility o nei modelli previsionali sui mercati: vive nei sensori sulle tubature, nei contatori intelligenti, nei digital twin dei ponti, nelle piattaforme che orchestrano in tempo reale reti elettriche, idriche e civili.

I prossimi cinque anni, tra 2026 e 2030, decideranno se l’Italia userà davvero la combinazione di AI, IoT, 5G e cloud per costruire una “smart land” capace di integrare rinnovabili, ridurre sprechi e migliorare la qualità della vita, o se resterà inchiodata a infrastrutture costose e fragili.

Chi guida oggi questa trasformazione – nelle utility, nelle PA, nelle imprese – non sta solo adeguandosi alle norme europee. Sta ridisegnando la competitività del Paese per la prossima generazione.

La domanda da porsi non è se l’IA entrerà nelle infrastrutture italiane, ma: in che misura vuoi essere tu a guidarne l’adozione e i benefici, invece di subirne i ritardi?