L’EIC investirà 1,4 miliardi nel 2026 sul deep tech. Ecco come le startup e le imprese italiane, soprattutto nella manifattura e logistica, possono prepararsi.

L’Europa ha deciso di mettere 1,4 miliardi di euro l’anno sull’innovazione deep tech. Non su app “nice to have”, ma su tecnologie che richiedono anni di ricerca, laboratori, prototipi costosi e un livello di rischio che il mercato, da solo, spesso non si prende. Dentro questo flusso di capitali c’è una domanda semplice per le imprese e le startup italiane: come faccio a intercettare una parte di queste risorse e trasformarle in crescita reale, magari anche nella mia supply chain logistica?
Il cuore di questo meccanismo si chiama European Innovation Council (EIC) e a guidarlo oggi è Michiel Scheffer. Le sue scelte nel Work Programme 2026 non sono solo un tema “da Bruxelles”: definiscono quali tecnologie avranno più supporto, dove si concentrerà il capitale paziente europeo, e quali ecosistemi – inclusa la logistica italiana – avranno più possibilità di scalare.
Questo articolo traduce la visione dell’EIC in indicazioni pratiche per chi lavora in Italia su deep tech, AI, manifattura avanzata e logistica, con un obiettivo chiaro: capire come posizionarsi per raccogliere capitali e costruire vere scaleup europee.
1. Le tre priorità dell’EIC: crescita, autonomia, produttività
L’EIC esiste per aiutare le aziende a superare la “valle della morte”: quella fase in cui la ricerca ha già prodotto risultati promettenti, ma i costi di sviluppo sono così alti che gli investitori privati esitano.
Scheffer sintetizza la strategia EIC in tre priorità molto concrete:
- Crescita: portare le startup deep tech dallo stadio di laboratorio al mercato globale.
- Autonomia strategica: ridurre la dipendenza europea da altri paesi in tecnologie e asset critici.
- Produttività: usare l’innovazione per sbloccare la stagnazione della produttività, messa nero su bianco dal rapporto Draghi.
Dove si concentreranno gli investimenti
L’EIC punta in modo esplicito su aree dove la posta è alta e i costi di sviluppo sono proibitivi per la maggior parte dei fondi privati:
- Quantum computing e tecnologie quantistiche
- Fotonica e componentistica avanzata
- Semiconduttori e microelettronica
- AI e foundation models (soprattutto nei contesti industriali e sanitari)
- Energia, materiali critici, fertilizzanti, con logiche di sicurezza e resilienza delle supply chain
Per chi opera nella logistica italiana, questo significa che hanno particolare senso:
- soluzioni di AI industriale per previsione domanda, routing avanzato, manutenzione predittiva;
- tecnologie per ottimizzare consumi energetici nella catena del freddo o nei magazzini automatizzati;
- sistemi hardware+software per tracciabilità avanzata, sensoristica, IoT industriale.
Se il tuo progetto è una semplice ottimizzazione software, hai poche chance. Se invece stai lavorando su tecnologie di base ad alto contenuto scientifico, l’EIC è lo strumento giusto.
2. Come sarà speso il budget EIC 2026 (e dove puoi entrare tu)
Nel 2026 l’EIC gestirà 1,4 miliardi di euro attraverso quattro strumenti principali, più una novità cruciale per le startup italiane.
I quattro strumenti “classici” dell’EIC
-
Pathfinder (300–400 M€)
Per ricerca visionaria: consorzi, università, centri di ricerca e aziende che lavorano su tecnologie ancora lontane dal mercato. Utile se operi in partnership con atenei o centri di eccellenza. -
Transition (100 M€)
È il ponte tra laboratorio e prototipo. Finanzia i primi passi fuori dalla ricerca: validazione del concept, primi dimostratori. Perfetto per spin-off universitari o per corporate che vogliono industrializzare un risultato di ricerca. -
Accelerator (≈400 M€)
È lo strumento più interessante per le startup e PMI innovative italiane: combina grant + equity e supporta la fase di scaleup. Tipico caso: azienda con prodotto validato, primi clienti, ma grande fabbisogno di capitale per industrializzare e scalare in Europa. -
Super Scaler / STEP (300 M€)
Pensato per supportare ulteriormente le aziende che stanno davvero scalando, con ticket maggiori e logica di consolidamento.
A questi si affiancano fondi per capacity building dell’ecosistema: mentoring, networking, supporto a livello di business development.
La novità 2026: gli Advanced Innovation Challenges
Dal 2026 l’EIC introduce gli Advanced Innovation Challenges, uno strumento molto adatto alle realtà italiane che vogliono testare innovazioni ad alto impatto senza esporsi subito a grandi round.
Funziona così:
-
Mini-call da 300.000 €
Servono a testare la fattibilità dell’idea: proof of concept, primi prototipi, validazione tecnologica in ambiente reale. -
Seconda call fino a 2,5 milioni €
Dedicata alle soluzioni più promettenti, per sviluppo, test su larga scala e preparazione al mercato.
Per una startup deep tech italiana, soprattutto se inserita in filiere come automotive, manifattura o logistica, è un’occasione potente:
- puoi validare una tecnologia complessa (es. sistemi di visione AI per robot di magazzino, ottimizzazione dinamica dei flussi nei porti) senza diluirti subito con equity;
- dimostri a futuri VC che il rischio tecnologico è stato in buona parte de-rischizzato con fondi pubblici.
3. Come funziona davvero la candidatura all’EIC (e perché è diversa da un VC)
Il processo di candidatura all’EIC Accelerator / EIC Fund è più strutturato di un classico fundraising da VC, ma può diventare un asset strategico se lo affronti nel modo giusto.
Le 4 fasi della candidatura
Scheffer le descrive così:
-
Short Application
- pitch deck (PowerPoint)
- video di presentazione
- valutazione rapida con esito go / no go e feedback
-
Full Application
Una candidatura completa che deve includere:- business plan dettagliato
- roadmap tecnologica e milestone dei prossimi 24 mesi
- situazione brevetti e proprietà intellettuale
- competenze del team e governance
- piano di utilizzo dei fondi
-
Due diligence
Confronto diretto con esperti tecnici, di mercato e finanziari. Qui vengono messi alla prova:- solidità del modello di business
- difendibilità tecnologica (IP, know-how, barriere)
- struttura finanziaria e piani di raccolta futuri
-
Intervista finale (45 minuti)
Si valuta la credibilità del team: visione, execution, coerenza tra ambizioni e numeri.
Tempo medio tra full application e decisione: circa 4 mesi. Tasso di successo complessivo: 5–6% su ~1.500 domande l’anno.
Perché l’EIC non è un “VC pubblico qualsiasi”
Ci sono tre differenze chiave rispetto a un fondo di venture capital tradizionale:
-
Logica di portafoglio, non di singolo deal: l’EIC confronta le proposte tra loro a livello europeo. Verrai valutato non solo sulla bontà del tuo progetto, ma anche su quanto è competitivo rispetto ad alternative in altri paesi.
-
Rischio tecnologico più alto, ma zero tolleranza per il pressappochismo:
Scheffer lo dice in modo molto netto:“Accettiamo più rischi tecnologici, ma non ci prendiamo rischi stupidi.”
Niente CFO? niente funding. Niente brevetti? niente funding. Modello di business naïf? niente funding.
- Ruolo di catalizzatore del capitale privato:
Oggi, per ogni euro EIC, le startup riescono a raccogliere circa 3 euro da investitori privati.
Questo vuol dire che una round strategy intelligente dovrebbe prevedere:- co-investitori privati già mappati;
- un piano chiaro su come usare l’ingresso EIC per chiudere round successivi più grandi.
Per un founder italiano questo processo è impegnativo, ma crea un asset: un dossier strutturato che poi puoi riutilizzare quasi “chiavi in mano” per dialogare con fondi privati, corporate VC e family office.
4. L’Italia e l’EIC: perché siamo al 2% e come salire
Qui arriva il punto dolente: l’Italia genera molte candidature EIC ma ha solo il 2% di tasso di successo, contro una media europea del 5–6% e il 10% di paesi come Belgio e Paesi Bassi.
I tre problemi principali che Scheffer vede in Italia
-
Poche vere deep tech
Molti progetti italiani sono innovazioni incrementali, spesso software o miglioramenti di processo industriale. L’EIC, invece, cerca:- nuove piattaforme tecnologiche;
- hardware complesso integrato con software;
- risultati di ricerca con chiaro salto di prestazioni rispetto allo stato dell’arte.
-
Geografia a macchia di leopardo
- Lombardia: performa bene, circa il 75% delle aziende italiane finanziate viene da qui.
- Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna: economicamente forti, ma sotto-performano con l’EIC.
- Sud: quasi assente. L’azienda più meridionale finanziata è ad Ascoli Piceno.
Una delle cause? Fondi regionali molto generosi (es. in Puglia) con tassi di successo molto più alti dell’EIC. Per molte PMI è “più comodo” prendere fondi locali che mettersi in gioco a livello europeo.
-
Cultura dell’impresa familiare
L’idea di far entrare un investitore pubblico nel capitale spaventa molti imprenditori. Ma questa resistenza rischia di essere un freno quando serve fare il salto di scala.
Cosa può fare un founder o un innovation manager italiano
Se vuoi utilizzare seriamente l’EIC come leva per crescere, il lavoro da fare è chiaro:
-
Passare da progetto ICT a deep tech reale:
Inserisci una forte componente hardware, sensoristica, AI industriale, integrazione con macchinari e impianti. -
Lavorare con università e centri di ricerca:
Non per fare “ricerca fine a sé stessa”, ma per costruire spin-off con IP forte da trasformare in scaleup industriali. -
Usare i canali nazionali come trampolino, non come arrivo:
Programmi come quelli di CDP Venture Capital o i bandi regionali possono essere ottimi step 1. Ma la vera competizione si gioca a livello europeo. -
Curare da subito governance e struttura finanziaria:
Avere un CFO, un piano finanziario credibile e una cap table pulita non è un dettaglio: è spesso la discriminante tra “interessante ma acerbo” e “finanziabile”.
5. Regole, AI Act e vantaggio competitivo europeo (anche nella logistica)
Molti imprenditori italiani vedono le regole europee come un freno all’innovazione, specie sull’Intelligenza Artificiale. Scheffer è più netto: la questione è di tempismo e maturità del dibattito, non di odio per la tecnologia.
- L’AI Act è stato un intervento anticipato, pensato per evitare scenari distopici in ambito dati personali e discriminazione.
- In ambito industriale e logistico, però, i vincoli sono molto meno pesanti: usare AI per ottimizzare una flotta di camion, una linea automatizzata o un hub di smistamento non ha gli stessi rischi che usare AI per negare una polizza sanitaria.
Questa distinzione è cruciale per chi lavora nella logistica italiana:
- l’Europa può diventare il posto ideale per applicare AI ai macchinari, alle supply chain, all’ottimizzazione dei flussi, con un quadro regolatorio chiaro;
- la tutela forte dei dati personali crea fiducia, specialmente in settori come sanità, assicurazioni, finanza.
Scheffer sottolinea anche un vantaggio spesso sottovalutato:
“L’Europa è imbattibile nella produzione di piccole e medie serie. Se servono 100 macchine in 20 versioni diverse, la fascia che va da Eindhoven a Piacenza è un unicum mondiale.”
Per chi sviluppa soluzioni deep tech per la logistica (robotica di magazzino, AGV, sistemi di visione, sensori industriali), questo è oro:
- hai una filiera produttiva vicina, flessibile e competente;
- hai clienti esigenti, abituati a pagare per qualità e affidabilità;
- hai strumenti come EIC e, per i round successivi, lo ScaleUp Europe Fund (1 miliardo di euro) che interviene quando servono ticket da 30–50 milioni.
6. Come prepararsi oggi per cogliere l’occasione EIC 2026
Scheffer chiude con un messaggio che vale soprattutto per l’Italia: meno panel, più azione concreta. Il fondo di scale-up europeo non è nato da un convegno, ma da mesi di conversazioni mirate con investitori pronti a impegnare centinaia di milioni.
Per un founder, un innovation manager o un CEO italiano che guarda al 2026, ha senso concentrarsi su cinque mosse immediate:
-
Valuta se sei davvero deep tech
Chiediti senza sconti:- stai creando una nuova tecnologia abilitante o “solo” un buon prodotto software?
- c’è un forte contenuto di ricerca?
- hai o puoi avere brevetti solidi?
-
Struttura il team per parlare con Bruxelles e con i VC
- inserisci (o forma) un CFO capace di gestire grant, equity e round complessi;
- presidia la proprietà intellettuale con consulenti specializzati;
- prepara pitch e documentazione in inglese a livello “investor grade”.
-
Usa l’ecosistema italiano come moltiplicatore, non come comfort zone
- dialoga con APRE come National Contact Point;
- coinvolgi CDP Venture Capital e altri co-investitori istituzionali;
- valuta i programmi “plug-in” che accorciano il processo EIC per chi ha già passato call nazionali qualificate.
-
Disegna da subito una strategia di scale-up europea
- non pensare il mercato come “Italia + export” ma come Europa come mercato domestico;
- pianifica round successivi in cui il passaggio naturale dopo l’EIC sia l’accesso a fondi come lo ScaleUp Europe Fund.
-
Se lavori in una corporate, crea davvero spazio per le startup
- passa da progetti pilota da 10.000 € a contratti che possano arrivare a 500.000–1.000.000 € quando la tecnologia è valida;
- manda un segnale chiaro dal top management: collaborazione con startup come leva di innovazione e produttività, non solo PR.
L’EIC 2026 non è solo un altro bando europeo. È uno strumento pensato per costruire campioni europei del deep tech, capaci di incidere sulla competitività, sulla sicurezza e sulla produttività del continente.
Per le startup e le imprese italiane, soprattutto quelle inserite nelle filiere manifatturiere e logistiche, la scelta è piuttosto netta: continuare a giocare solo sul campo locale, o entrare nel campionato europeo dove capitali, competenze e ambizione sono molto più alti.
Chi comincia oggi a strutturarsi su IP, team, governance e visione europea avrà un vantaggio concreto quando i 1,4 miliardi dell’EIC 2026 inizieranno a cercare i prossimi leader del deep tech continentale.