L’efficienza energetica, potenziata dall’IA, è oggi uno dei motori più forti di competitività per l’industria italiana. Ecco come trasformarla in un vero vantaggio.
L’industria italiana oggi consuma più energia che mai: nel 2024 il 40% della crescita della domanda globale è arrivato proprio dal settore industriale. In uno scenario di prezzi volatili, nuove regole europee e pressioni sulla decarbonizzazione, chi non ripensa il proprio modo di usare l’energia perde margini, clienti e attrattività.
Ecco il punto: l’efficienza energetica non è più solo un tema tecnico, ma una vera strategia di competitività. E, sempre più spesso, questa strategia passa dall’intelligenza artificiale: ottimizzazione in tempo reale, manutenzione predittiva, sistemi di controllo intelligenti, integrazione con le rinnovabili.
Partendo dalla quarta tappa italiana dell’Energy Efficiency Simposio organizzato da ABB nello stabilimento lighthouse di Santa Palomba, vediamo come innovazione, collaborazione e IA stiano ridisegnando il modo in cui le imprese italiane producono, consumano e risparmiano energia.
Efficienza energetica come motore di competitività
L’efficienza energetica è oggi uno dei modi più rapidi ed economici per aumentare i margini e ridurre la dipendenza da gas e materie prime, soprattutto per l’industria manifatturiera italiana.
Tre verità scomode che molte aziende stanno scoprendo sulla propria pelle:
- Il costo dell’energia è ormai una variabile strategica, non una riga del conto economico da subire passivamente.
- I clienti – B2B e B2C – chiedono prodotti a basse emissioni, tracciabili e misurabili: chi non ha numeri alla mano viene escluso dalle filiere più evolute.
- Le tecnologie per tagliare consumi e sprechi esistono già, ma senza dati e senza IA restano sottoutilizzate.
L’approccio più efficace che vedo funzionare nelle imprese italiane è questo:
- partire dai dati energetici in tempo quasi reale;
- usare algoritmi di IA e analisi predittiva per individuare sprechi, anomalie e pattern di consumo nascosti;
- tradurre le analisi in azioni automatiche: regolazione di motori, ottimizzazione dei cicli produttivi, gestione intelligente dei carichi.
È esattamente la logica che sta dietro alle soluzioni presentate all’Energy Efficiency Simposio: efficienza come leva di business, non solo come adempimento “green”.
Santa Palomba: una fabbrica “lighthouse” che parla di futuro
La tappa di Santa Palomba non è stata scelta a caso: lo stabilimento ABB vicino Pomezia è stato riconosciuto dal MIMIT come lighthouse plant, cioè una fabbrica faro sulla digitalizzazione e sulla sostenibilità.
Qui si producono interruttori differenziali e misuratori di energia, ma il vero valore sta nel modo in cui si produce:
- linee di assemblaggio con motori ad alta efficienza e azionamenti intelligenti;
- monitoraggio continuo dei consumi per linea, macchina, turno;
- integrazione fra sistemi di automazione, sensori e piattaforme digitali;
- analisi dei dati con algoritmi che individuano derive di consumo o cali di performance.
Questo approccio riflette bene il concetto espresso da Simona Alberini, Country Holding Officer di ABB Italia: la sostenibilità non è compatibile con impianti energivori e processi rigidi. Senza efficienza energetica non esiste vera sostenibilità, e senza innovazione – oggi anche digitale e basata su IA – l’efficienza resta marginale.
Perché questo interessa qualsiasi impresa italiana, anche PMI?
Perché il modello “lighthouse” dimostra una cosa chiara: gli investimenti in efficienza e IA si ripagano quando vengono progettati come parte del core business, non come progetti accessori gestiti dall’ufficio tecnico.
Sostenibilità tra regole che cambiano, rating ESG e realtà operativa
Molte aziende, soprattutto medio-piccole, si trovano in una situazione paradossale:
- sentono la pressione di clienti, banche e filiera sulla sostenibilità;
- vedono un quadro normativo europeo che cambia rapidamente (CSRD, tassonomia, obblighi di rendicontazione ridimensionati…);
- faticano a trovare risorse interne per seguire ESG, energia, incentivi, dati.
Come ha ricordato Diana D’Isanto di The European House – Ambrosetti, la rendicontazione non è burocrazia fine a sé stessa, ma “induzione all’azione”. Costringe l’azienda a:
- misurare consumi, emissioni, sprechi;
- capire dove si perdono soldi e competitività;
- definire pochi obiettivi materiali e misurabili.
Qui entra in gioco l’IA nel settore energetico:
- automatizza la raccolta e pulizia dei dati energetici;
- genera report e dashboard coerenti con gli standard ESG;
- evidenzia correlazioni che l’occhio umano non vede (ad esempio tra fermi macchina, qualità del prodotto e picchi di consumo);
- aiuta a simulare scenari: “cosa succede ai miei margini se riduco del 15% il consumo di un certo reparto?”.
La frammentazione dei rating ESG e la confusione normativa non spariranno a breve. Ma le aziende che mettono ordine nei dati energetici – e li fanno analizzare da sistemi intelligenti – avranno comunque un vantaggio competitivo: processi più efficienti, accesso più facile al credito green, maggiore fiducia da parte di clienti internazionali.
Dal movimento globale ai risultati concreti in Italia
L’Energy Efficiency Movement, nato nel 2021 da ABB e Alfa Laval e oggi associazione no profit con oltre 600 aderenti (38 in Italia), è interessante per un motivo semplice: non parla di teoria, ma di progetti reali.
Tra i casi condivisi durante il Simposio spiccano realtà di trasporti, infrastrutture e industria energivora. Lo schema che ritorna è sempre lo stesso:
- Mappatura puntuale dei consumi (spesso con sensori aggiuntivi e contatori di energia)
- Adozione di motori ad alta efficienza e azionamenti variabili
- Introduzione di piattaforme digitali per:
- monitoraggio in tempo reale,
- manutenzione predittiva su motori e compressori,
- ottimizzazione delle logiche di controllo.
- Formazione interna per far usare davvero questi strumenti.
Risultati tipici dei progetti ben fatti, che vedo confermati in molte aziende italiane:
- riduzione dei consumi elettrici tra il 15% e il 40% su linee specifiche;
- taglio dei fermi impianto dovuti a guasti imprevisti grazie a algoritmi di predictive maintenance;
- riduzione del payback degli investimenti in motori efficienti e inverter da 5–6 anni a 2–3 anni.
L’elemento spesso sottovalutato è la collaborazione:
- fra aziende della stessa filiera (chi produce, chi trasporta, chi distribuisce);
- fra imprese, università e associazioni di categoria;
- fra responsabili energia, operation, IT e finanza dentro la stessa azienda.
Quando i dati energetici vengono condivisi e interpretati attraverso piattaforme comuni, il miglioramento non è più limitato alla singola fabbrica, ma coinvolge interi distretti industriali, dove l’IA può ottimizzare anche la gestione di microreti, accumuli e impianti fotovoltaici condivisi.
IA ed efficienza energetica: le 4 leve chiave per le imprese italiane
Durante il Simposio, Sara Saltalamacchia (ABB Motion) ha sintetizzato quattro leve decisive: collaborazione, innovazione tecnologica, politiche ambiziose e formazione. Se le guardiamo con la lente dell’IA nel settore energetico italiano, diventano una vera roadmap.
1. Collaborazione: dati che circolano, valore che cresce
L’IA dà il meglio di sé quando ha molti dati di qualità. Per questo ha senso:
- standardizzare il modo in cui si raccolgono e si archiviano i dati di consumo;
- condividere benchmark energetici all’interno di gruppi industriali o consorzi;
- integrare i sistemi di monitoraggio con quelli di produzione e manutenzione.
Un esempio concreto: un gruppo con più stabilimenti può usare IA per confrontare performance energetiche tra siti simili, identificare il “plant eccellente” e replicarne le logiche sugli altri.
2. Innovazione tecnologica: motori intelligenti, non solo efficienti
Non basta passare dal motore IE2 a quello IE4. Il salto vero arriva quando il motore diventa connesso e intelligente:
- sensori che misurano vibrazioni, temperatura, corrente assorbita;
- algoritmi che prevedono quando un motore andrà in crisi e suggeriscono quando fermarlo per manutenzione;
- azionamenti capaci di adattare velocità e coppia alle reali necessità del processo, evitando sprechi.
In questo modo l’IA rende dinamica l’efficienza energetica: non un parametro fisso di targa, ma una regolazione continua che segue il processo produttivo.
3. Policy e incentivi: usare la leva pubblica come moltiplicatore
Il contesto normativo italiano sta cambiando velocemente (PNRR, crediti d’imposta, aste FER, comunità energetiche). Molte imprese però non riescono a cogliere le opportunità perché non hanno:
- progetti pronti con numeri solidi;
- dati storici sui consumi da presentare a banche e istituzioni;
- una visione chiara di ritorno economico e riduzione delle emissioni.
Qui l’IA nel settore energetico può fare la differenza permettendo di:
- costruire business case credibili, basati su simulazioni di consumo e produzione rinnovabile;
- quantificare in modo trasparente gli impatti di un intervento (kWh risparmiati, tonnellate di CO₂ evitate);
- aggiornare in automatico piani e scenari quando cambiano i prezzi dell’energia o le regole.
Chi arriva preparato ai bandi con numeri chiari e scenari ben simulati ha molte più probabilità di ottenere fondi e condizioni migliori.
4. Formazione: senza persone preparate l’IA non serve
L’affermazione di Saltalamacchia è brutale ma vera: senza persone preparate, anche le migliori tecnologie restano inutilizzate.
Questo oggi è visibilissimo nelle fabbriche italiane:
- sistemi di monitoraggio avanzati usati solo per scaricare un PDF mensile;
- piattaforme di analisi dati accese ma non presidiate da nessuno;
- report energetici generati e mai discussi in riunioni di produzione.
Cosa funziona davvero?
- formare energy manager con competenze digitali e di IA di base;
- costruire piccoli team misti (manutenzione + IT + produzione) che seguono i progetti energetici;
- inserire obiettivi di efficienza energetica nei KPI di stabilimento e di reparto.
Quando l’energia entra nella cultura aziendale – supportata dall’IA per la parte analitica – la curva di miglioramento diventa continua, non legata al singolo progetto incentivato.
Come impostare un percorso di efficienza energetica guidato dall’IA
Per un’azienda italiana che vuole passare dalle parole ai fatti, un percorso realistico potrebbe essere questo:
-
Audit dei dati
Verificare quali dati energetici esistono già (contatori, sistemi SCADA, BMS), dove sono archiviati, con che qualità. -
Progetto pilota mirato
Scegliere una linea, un reparto o un impianto energivoro e:- installare i sensori mancanti;
- collegare i dati a una piattaforma di monitoraggio con moduli di IA;
- definire 2–3 obiettivi chiari (es. -15% consumi, -20% fermi imprevisti).
-
Analisi e azioni automatiche
Lasciare lavorare gli algoritmi per qualche mese, poi:- impostare soglie di allarme intelligenti;
- automatizzare alcune regolazioni (velocità motori, logiche di accensione/spegnimento, swap fra linee).
-
Industrializzazione e scalabilità
Una volta dimostrato il ritorno economico, estendere l’approccio ad altri reparti o siti, integrando anche:- fotovoltaico e storage;
- gestione flessibile dei carichi in relazione ai prezzi orari dell’energia.
Chi riesce a fare questo passaggio entra davvero nella logica della transizione verde guidata dai dati e dall’IA, non solo delle “isole” di efficientamento.
Perché agire ora: efficienza, IA e transizione verde italiana
L’Energy Efficiency Simposio mostra bene il cambio di paradigma: l’efficienza energetica è diventata una disciplina strategica fatta di tecnologia, dati, IA, persone e partnership.
Per le imprese italiane, questo significa tre cose molto concrete:
- c’è margine per ridurre consumi e costi spesso a doppia cifra;
- l’IA nel settore energetico è ormai matura e accessibile anche alle PMI;
- chi si muove ora sarà in vantaggio quando normative e mercati chiederanno numeri ancora più stringenti.
Se la serie “IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde” ha un filo conduttore, è questo: l’innovazione che conta non è quella più spettacolare, ma quella che taglia bollette, emissioni e rischi operativi.
La domanda per ogni impresa, grande o piccola, è diretta:
hai già trasformato i tuoi dati energetici in un vero asset competitivo, o li stai ancora lasciando dormire nei contatori?
Il momento per iniziare è adesso: partire da un impianto pilota, mettere l’IA al servizio dell’efficienza, costruire competenze interne. Chi saprà farlo non solo reggerà la transizione verde, ma ne uscirà più forte, resiliente e profittevole.