Biopsia liquida direttamente al Gemelli: tempi più rapidi, oncologia di precisione e dati per l’IA. Ecco cosa cambia per pazienti e sanità italiana.
La maggior parte dei pazienti oncologici in Italia aspetta settimane per un referto molecolare decisivo. Al Policlinico Gemelli di Roma, da pochi giorni, quei tempi si stanno accorciando in modo drastico grazie alla biopsia liquida eseguita direttamente in ospedale, senza invii a laboratori esteri.
Questo passo non riguarda solo un singolo policlinico. È il segnale che la sanità italiana, quando mette insieme tecnologia, IA, partnership industriali e organizzazione, può giocare davvero in serie A sull’oncologia di precisione.
In questo articolo vediamo cosa significa, in concreto, avere la biopsia liquida “in house”, perché è un cambiamento importante per pazienti e clinici, e come si inserisce nel più ampio scenario dell’innovazione digitale e dell’intelligenza artificiale nella sanità italiana.
Cos’è la biopsia liquida e perché conta così tanto
La biopsia liquida è, in pratica, un esame del sangue che intercetta nel circolo ematico il DNA tumorale e altre tracce molecolari del cancro. Invece di prelevare un frammento di tumore con un intervento invasivo, si analizza un campione di sangue per ottenere informazioni genetiche sulla malattia.
Perché è così importante per la clinica?
- permette il profiling genomico del tumore (mutazioni, alterazioni, biomarcatori);
- aiuta a scegliere terapie mirate (farmaci a bersaglio, immunoterapie);
- consente di monitorare la risposta ai trattamenti nel tempo;
- rileva resistenze emergenti e progressioni prima che siano visibili agli esami radiologici.
Nella pratica, la biopsia liquida diventa uno degli strumenti chiave dell’oncologia di precisione, che adatta la terapia alle caratteristiche molecolari del singolo paziente.
Il problema finora? Molti ospedali italiani dovevano spedire i campioni a hub europei o statunitensi, con tempi di attesa lunghi e percorsi gestionali complessi.
Cosa ha fatto il Gemelli: il test di biopsia liquida direttamente in ospedale
Il Policlinico Gemelli IRCCS è tra i primi centri ospedalieri in Europa a portare la biopsia liquida direttamente dentro l’ospedale, grazie a una piattaforma sviluppata in partnership con la società americana Guardant Health.
La novità sostanziale è questa:
i test non vengono più inviati a un laboratorio centrale all’estero, ma sono eseguiti “in house”, nel laboratorio di genomica del Gemelli.
Questo cambia la partita su più fronti:
- Tempi di refertazione ridotti: niente più attese legate a spedizioni internazionali e code in centri sovraccarichi.
- Maggiore integrazione nel percorso clinico: il test diventa parte strutturale del PDTA oncologico (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale).
- Controllo di qualità e know-how interno: il laboratorio italiano acquisisce competenze avanzate nella gestione di test genomici complessi.
Antonio Gasbarrini, direttore scientifico del Gemelli, lo ha sintetizzato bene: il laboratorio ha dovuto “apprendere tutti i passaggi per realizzare un test di biopsia liquida di nuova generazione”. Tradotto: non è solo acquisto di una macchina, ma trasferimento di competenze e cultura scientifica.
Vantaggi concreti per i pazienti oncologici
Per un paziente con tumore, avere la biopsia liquida disponibile in ospedale non è un dettaglio tecnico. È qualcosa che tocca tempi, ansia, scelte di cura.
1. Meno attesa, più opportunità terapeutiche
Ogni settimana di ritardo in una terapia mirata può significare:
- più probabilità che il tumore progredisca;
- maggiore rischio di perdere la finestra ideale per un farmaco a bersaglio;
- aumento dell’ansia e dello stress per il paziente e la famiglia.
Eseguire il test di biopsia liquida direttamente al Gemelli riduce in modo significativo questi tempi. Questo, in oncologia, si traduce spesso in vite meglio curate, non solo in statistiche.
2. Meno invasività rispetto alla biopsia tradizionale
La biopsia liquida non sostituisce del tutto la biopsia tissutale, ma la integra. In molti casi però può evitare:
- nuove biopsie su sedi difficili (polmone, fegato, osso);
- procedure invasive in pazienti fragili;
- ricoveri e complicanze correlate.
Un semplice prelievo di sangue, se supportato da una piattaforma tecnologica affidabile, consente controlli più frequenti e sostenibili.
3. Controllo dinamico della malattia
L’oncologia moderna non si ferma alla diagnosi iniziale. I tumori cambiano nel tempo, soprattutto sotto pressione dei trattamenti. La biopsia liquida consente di:
- monitorare la risposta alla terapia (calo o aumento del DNA tumorale circolante);
- individuare mutazioni di resistenza (ad esempio in tumori polmonari o colonrettali);
- valutare quando modificare la strategia terapeutica.
In altre parole, non è più solo “scegliere il farmaco giusto all’inizio”, ma aggiornare le scelte in base all’evoluzione biologica del tumore.
Perché questo è un segnale forte per la sanità italiana
Questo progetto al Gemelli dà un messaggio chiaro: quando si uniscono sanità pubblica, innovazione privata e filantropia, in Italia si possono fare cose che reggono il confronto con i maggiori centri europei.
Il direttore generale della Fondazione, Daniele Piacentini, ha parlato apertamente di:
- investimenti strategici;
- partnership industriali;
- donazioni filantropiche.
Non è retorica. È il mix che oggi consente di:
- acquistare tecnologie di fascia alta;
- formare personale su nuove competenze genomiche e digitali;
- creare modelli organizzativi esportabili in altri IRCCS e ospedali.
Nel 2026, infatti, la stessa piattaforma sarà messa a disposizione di altri ospedali, IRCCS e reti territoriali. Questo è il punto che, da professionista o decisore sanitario, conviene tenere d’occhio:
il Gemelli non sta solo usando una tecnologia, sta creando un modello di riferimento nazionale per l’oncologia di precisione basata su biopsia liquida.
Se questo modello funziona e viene replicato, potremo avere:
- reti regionali di diagnostica molecolare avanzata;
- tempi più omogenei sul territorio nazionale;
- criteri condivisi di appropriatezza, qualità, gestione dati.
Il ruolo chiave dei dati e dell’intelligenza artificiale
La piattaforma sviluppata con Guardant Health non è solo un “test in più”. È, a tutti gli effetti, una infrastruttura di dati.
Ogni biopsia liquida genera:
- dati genomici (mutazioni, riarrangiamenti, copie geniche);
- dati clinici (tipo di tumore, stadio, trattamenti in corso);
- dati temporali (risposta nel tempo, sopravvivenza, tossicità).
Messi insieme, questi dati sono perfetti per essere analizzati da sistemi di intelligenza artificiale. E qui la sanità italiana ha un’enorme opportunità.
Cosa può fare l’IA in questo contesto
In un’iniziativa come quella del Gemelli, l’IA può:
- riconoscere pattern prognostici difficili da cogliere a occhio;
- suggerire combinazioni terapeutiche in base a profili molecolari complessi;
- ottimizzare i percorso diagnostico-terapeutici (ad esempio, quando ripetere il test, a quali pazienti proporlo);
- contribuire alla ricerca clinica, individuando sottogruppi di pazienti candidabili a studi sperimentali.
Questo si incastra perfettamente con un dato interessante: un recente sondaggio mostra che circa il 64% degli italiani si dichiara fiducioso verso digitale e IA in sanità, a patto che ci sia una regolamentazione chiara e trasparente.
La direzione è quindi evidente:
tecnologie come la biopsia liquida diventano veramente potenti quando sono integrate con sistemi digitali, IA clinica e reti di dati condivisi.
Cosa devono fare ora strutture sanitarie e decision maker
Se lavori in una direzione sanitaria, in un assessorato regionale o in un IRCCS, questo caso andrebbe guardato non come una “notizia di cronaca”, ma come un benchmark operativo.
1. Valutare la maturità digitale e organizzativa
Prima ancora di comprare una piattaforma tecnologica, serve chiedersi:
- abbiamo una rete di laboratorio in grado di gestire test genomici complessi?
- esistono percorsi oncologici strutturati (PDTA) in cui integrare la biopsia liquida?
- come gestiamo oggi i dati clinici e genomici? Sono interoperabili, anonimizzati, utilizzabili per ricerca?
Senza queste basi, il rischio è usare una tecnologia avanzata in modo frammentario, peggiorando disuguaglianze e inefficienze.
2. Costruire partnership intelligenti
Il modello Gemelli–Guardant Health mostra che le partnership pubblico–privato, se ben governate, possono portare valore reale:
- accesso a test già validati e scalabili;
- trasferimento di competenze;
- condivisione di standard qualitativi.
La chiave sta nella governance:
- regole chiare su proprietà e uso dei dati;
- trasparenza sui criteri di accesso dei pazienti;
- misurazione degli esiti clinici.
3. Integrare la biopsia liquida nei PDTA oncologici
La biopsia liquida dovrebbe essere inserita in linee guida regionali e aziendali con criteri precisi di utilizzo:
- in quali tumori è prioritaria (polmone, colon, mammella, prostata…);
- in quali fasi del percorso (diagnosi, monitoraggio, recidiva);
- con quali modalità di prescrizione, refertazione, follow-up.
Chi fa politica sanitaria e programmazione deve iniziare a mettere a budget queste tecnologie non come costi isolati, ma come investimenti che riducono ricoveri, esami inutili, terapie inefficaci.
Per i pazienti e le famiglie: cosa aspettarsi nei prossimi anni
Se sei un paziente o un caregiver, la domanda è semplice: “Quando arriverà anche da noi?”
Realisticamente, nei prossimi 2–3 anni potremmo vedere:
- un numero crescente di IRCCS e grandi ospedali dotarsi di piattaforme simili;
- la biopsia liquida entrare nelle indicazioni delle società scientifiche italiane per alcuni tumori;
- una maggiore presenza di profiling genomico di routine nei referti oncologici.
Cosa puoi fare oggi, se sei in cura per un tumore?
- chiedere al tuo oncologo se, per il tuo tipo di tumore, esistono test di biopsia liquida appropriati;
- informarti se nel tuo percorso è previsto un profiling molecolare (su tessuto o su sangue) per accedere a terapie mirate;
- rivolgerti, quando possibile, a centri che partecipano a reti oncologiche regionali o studi clinici.
Non serve rincorrere “l’ultimo test alla moda”. Serve invece capire, insieme al team curante, quali esami aumentano davvero le opzioni terapeutiche e la qualità della cura.
Perché la biopsia liquida al Gemelli è un tassello chiave dell’IA nella sanità italiana
Questo progetto è esattamente il tipo di innovazione che può fare da traino all’intera campagna “IA nella Sanità Italiana: Innovazione Clinica”:
- è centrato sul paziente, non sulla tecnologia fine a sé stessa;
- riduce tempi di attesa e variabilità dei percorsi;
- genera dati di alta qualità per algoritmi e ricerca;
- dimostra che l’ecosistema italiano (ospedali, imprese, donatori) può sostenere progetti di livello europeo.
La realtà è più semplice di come spesso viene raccontata:
l’intelligenza artificiale in sanità non funziona senza dati affidabili, e la biopsia liquida avanzata è una delle fonti dati più preziose che oggi abbiamo in oncologia.
Chi saprà collegare questi tasselli – diagnosi molecolare, IA, reti cliniche, governance dei dati – nei prossimi anni non solo curerà meglio i pazienti, ma definirà gli standard della nuova sanità italiana.
Se vuoi capire come portare progetti simili nella tua struttura, questo è il momento giusto per iniziare a lavorare su competenze, partnership e infrastrutture digitali. Tra qualche anno la differenza tra chi si è mosso ora e chi è rimasto fermo sarà evidente nei numeri, ma soprattutto nelle storie concrete dei pazienti curati.