Biomasse legnose e IA: meno emissioni, più efficienza

IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione VerdeBy 3L3C

Oltre 8 milioni di generatori a biomassa in Italia, emissioni in calo e tanto potenziale inespresso. Ecco come IA e dati possono accelerare la transizione verde.

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Biomasse legnose: 8 milioni di generatori e un bivio strategico

Oltre 8 milioni di generatori a biomassa legnosa installati in Italia, un calo delle emissioni di PM10 di circa il 40% in dieci anni, ma ancora l’80% del parco impiantistico è obsoleto. Il nuovo Rapporto Statistico AIEL racconta un settore che sta migliorando, ma troppo lentamente rispetto agli obiettivi di transizione verde e qualità dell’aria.

Questo tema oggi pesa parecchio per chiunque lavori nell’energia: utility, ESCo, produttori di caldaie e stufe, amministrazioni locali, progettisti. Perché la biomassa legnosa non è solo tradizione di montagna: è una leva concreta per ridurre il consumo di gas fossile, stabilizzare i costi di riscaldamento e rafforzare la sicurezza energetica italiana.

La realtà? Il problema non sono le biomasse in sé, ma dove, come e con quali tecnologie vengono usate. Ed è qui che la combinazione tra ricambio tecnologico e intelligenza artificiale applicata al settore energetico può fare la differenza.

In questo articolo vediamo:

  • cosa raccontano davvero i numeri AIEL sulle biomasse legnose;
  • perché le emissioni calano anche se abbiamo milioni di impianti vecchi;
  • come IA e analisi dati possono accelerare la riqualificazione degli impianti a biomassa in Italia;
  • quali strategie concrete possono adottare aziende, amministrazioni e operatori per trasformare questo parco obsoleto in un asset della transizione verde.

Cosa dicono i dati AIEL sulle biomasse legnose in Italia

Il Rapporto AIEL 2014-2023 fotografa un settore enorme e frammentato. I numeri chiave:

  • 8.063.896 generatori installati nel 2022;
  • 7,8 milioni sono apparecchi domestici;
  • circa 248.000 sono caldaie (residenziali e piccola taglia);
  • 75% degli apparecchi va a legna, 24% a pellet.

Il parco è vecchio:

  • 66% degli apparecchi ha più di 10 anni;
  • oltre 3 milioni di camini aperti ancora in funzione;
  • 80,6% del parco appartiene alle classi emissive più vecchie, ma produce oltre il 90% delle emissioni di PM10 da biomasse.

Questo quadro, da solo, basterebbe per dire “bruciare legna inquina troppo”. E molti dibattiti pubblici in Italia si fermano qui.

Ma se osserviamo la serie storica, emerge un dato controintuitivo: le emissioni calano in modo netto.

Emissioni in calo del 40%: cosa sta funzionando davvero

Secondo il Rapporto AIEL:

  • le emissioni di PM10 da biomasse passano da oltre 72.000 tonnellate nel 2010 a circa 60.000 tonnellate nel 2023;
  • il calo è dell’ordine del 37–40% in dieci anni.

Perché succede, se il parco è ancora pieno di impianti obsoleti?

Ci sono due fattori principali:

  1. Miglioramento tecnologico degli apparecchi nuovi

    • I prodotti a 4 stelle crescono da 90.000 unità nel 2017 a oltre 836.000 nel 2023;
    • compaiono sul mercato anche generatori a 5 stelle, già 95.000 installazioni;
    • gli apparecchi a 2 stelle si riducono di oltre 1 milione di pezzi.
  2. Calo dei consumi di combustibile
    Nel 2022 si registra:

    • –13% di consumi di legna (–1,5 Mt);
    • –11% di consumi di pellet (–0,4 Mt);
    • –15% di cippato (–0,2 Mt).

Nel mix dei consumi:

  • la legna passa dall’85% del 2010 al 70% del 2022;
  • il pellet sale dall’8% al 21%, con un +99% in 12 anni.

Il messaggio è chiaro: quando si sostituiscono camini aperti o vecchie stufe con sistemi chiusi, automatici, ben regolati, le emissioni per kWh termico prodotto crollano.

Il nodo politico: bloccare nuovi impianti o sostituire i vecchi?

AIEL lo dice senza giri di parole: colpire i prodotti nuovi con ulteriori restrizioni ha un impatto minimo sulle emissioni complessive, perché gli apparecchi moderni oggi pesano per circa il 3–4% delle emissioni totali. È sui milioni di generatori obsoleti che si gioca la vera partita.

Ed è proprio su questa massa critica che l’intelligenza artificiale nel settore energetico può diventare uno strumento operativo, non solo teorico.

Come l’IA può accelerare la riqualificazione degli impianti a biomassa

Per passare dalle analisi alle azioni servono tre cose:

  1. sapere dove sono gli impianti più critici;
  2. capire come e quanto vengono usati;
  3. decidere quali sostituire prima per massimizzare il beneficio ambientale ed economico.

Qui l’IA nel settore energetico non è fantascienza, ma strumento pratico di pianificazione.

1. Mappatura intelligente del parco impiantistico

Gli impianti a biomassa sono sparsi in milioni di abitazioni, spesso in territori montani o rurali. Fare censimenti manuali è costoso e lento.

Con un approccio data-driven è possibile:

  • incrociare dati di catasto impianti, vendite apparecchi, incentivi erogati (Conto Termico, bandi regionali) e dati socio-economici dei Comuni;
  • usare modelli predittivi di IA per stimare, zona per zona:
    • densità di camini aperti o stufe a 2 stelle;
    • tipologia di utilizzo (riscaldamento principale o integrativo);
    • impatto sulle emissioni locali di PM10.

Risultato: mappe di rischio emissivo che permettono a Regioni, Comuni e utility di mirare gli incentivi e le campagne di sostituzione dove servono davvero, anziché distribuire contributi “a pioggia”.

2. Previsione dei consumi e modulazione dei sostegni

Un altro tassello chiave è capire come evolveranno i consumi di biomassa legnosa nei prossimi inverni. L’IA per la previsione dei consumi energetici può integrare:

  • dati storici di consumo di legna, pellet e cippato;
  • andamenti meteorologici e scenari climatici;
  • prezzi di gas, energia elettrica e biomasse;
  • politiche di bonus, detrazioni e Conto Termico;
  • comportamento degli utenti (elasticità al prezzo, switch tra combustibili).

Da qui si possono costruire scenari come:

  • “Se il prezzo del gas resta alto e gli incentivi vengono semplificati, quante stufe a pellet 5 stelle verranno installate entro il 2030?”;
  • “Che impatto avrà sul PM10 urbano la chiusura di X camini aperti in una certa valle alpina?”.

Per chi fa pianificazione energetica, queste risposte non sono solo interessanti: sono decisive per scrivere Piani aria ed energia regionali credibili e per allocare budget pubblici in modo efficiente.

3. Manutenzione predittiva e controllo delle emissioni

Un generatore moderno in teoria emette poco. In pratica, se non è manutenuto, può inquinare molto di più del dovuto.

Qui l’IA entra nel quotidiano degli operatori:

  • sensori IoT installati su caldaie o stufe possono misurare:
    • temperatura fumi;
    • depressione del camino;
    • cicli di accensione/spegnimento;
    • consumi di combustibile;
  • algoritmi di manutenzione predittiva individuano comportamenti anomali (tiraggio insufficiente, scambiatori sporchi, combustione instabile) e suggeriscono quando intervenire.

Per un’impresa di servizi energetici o un produttore di caldaie, questo significa:

  • ridurre le emissioni reali rispetto al valore di targa;
  • aumentare durata e rendimento degli impianti;
  • offrire contratti di servizio “calore pulito”, in cui il cliente paga per comfort e qualità dell’aria, non solo per kW installato.

4. Controlli mirati con tecnologie “intelligenti”

Il Rapporto AIEL propone di rafforzare i controlli con droni e termocamere. Anche qui, l’IA è il motore nascosto che rende efficiente il processo.

Esempio concreto:

  • droni dotati di camere IR sorvolano zone critiche nelle sere invernali;
  • le immagini vengono elaborate con algoritmi di visione artificiale che riconoscono pennacchi di fumo anomali, potenziali camini aperti, dispersioni elevate;
  • i risultati alimentano un cruscotto per i Comuni, che possono concentrarsi sugli edifici più sospetti, integrando poi controlli in sito.

Si passa da controlli casuali e difficili da far rispettare, a verifiche mirate, basate su evidenze.

Quattro priorità operative (e come l’IA può rafforzarle)

Il Rapporto AIEL individua quattro priorità per accelerare la transizione delle biomasse legnose. Rilette con le lenti dell’IA nel settore energetico, diventano una vera roadmap di lavoro.

1. Riqualificare gli apparecchi a 2 stelle

Obiettivo: sostituire gli impianti che da soli generano la quota maggiore di emissioni.

Cosa funziona in pratica:

  • programmi di rottamazione mirati, basati su mappe di rischio emissivo generate con modelli di IA;
  • ranking automatico delle aree in cui una sostituzione produce più benefici per euro speso (riduzione di PM10, CO₂, povertà energetica).

2. Stabilizzare e semplificare gli incentivi

Gli incentivi funzionano solo se sono prevedibili e facili da usare.

Come può aiutare l’IA:

  • simulare ex ante l’effetto di diverse strutture di incentivo (importo, durata, condizioni) su numero di sostituzioni, riduzione emissioni, impatti sui bilanci pubblici;
  • alimentare strumenti digitali che guidano l’utente nella scelta migliore: “con il tuo profilo di consumo, questa caldaia a pellet 5 stelle ti ripaga in X anni con incentivo Y”.

3. Rafforzare i controlli sugli impianti

Oggi i controlli sono spesso episodici. Per essere efficaci e accettabili socialmente devono essere:

  • mirati (non “a caso”);
  • basati su dati;
  • integrati con soluzioni di supporto (non solo sanzioni).

Gli strumenti possibili:

  • analisi automatica dei dati dei catasti impianti per identificare mancate manutenzioni o impianti fuori norma;
  • sistemi che incrociano reclami dei cittadini, qualità dell’aria misurata e tipologie di generatori registrati.

4. Migliorare la comunicazione con i cittadini

Domenico Brugnoni, presidente AIEL, lo riassume bene:

“Il problema non sono le biomasse in sé, ma l’obsolescenza di troppi apparecchi ancora in funzione”.

Qui il punto non è solo “informare”, ma personalizzare il messaggio.

Strumenti possibili:

  • segmentazione tramite IA delle famiglie per reddito, zona climatica, tipo di abitazione, uso attuale della biomassa;
  • campagne mirate: chi ha un camino aperto in area urbana riceve un messaggio diverso da chi ha una caldaia moderna in zona alpina;
  • simulatori online che mostrano, in modo semplice, quanto si risparmia e quante emissioni si evitano cambiando impianto.

Biomasse legnose, IA e transizione verde: da dove partire adesso

Guardando ai dati AIEL, il quadro è chiaro:

  • le biomasse legnose in Italia stanno già contribuendo alla riduzione delle emissioni e alla sostituzione del gas;
  • il potenziale di miglioramento è enorme, ma vincolato dal peso degli impianti obsoleti;
  • l’IA nel settore energetico italiano offre strumenti molto concreti per decidere dove intervenire, come incentivare, quando manutenere, cosa controllare.

Per chi opera nel settore, le prossime mosse sensate sono:

  • Utility ed ESCo: sviluppare offerte di “calore rinnovabile” basate su biomassa efficiente + sensori + manutenzione predittiva;
  • Regioni e Comuni: integrare analisi predittive nei Piani aria-energia, costruendo bandi mirati sulle zone più critiche;
  • produttori di stufe e caldaie: trasformare il prodotto in servizio, puntando su monitoraggio remoto, garanzie di rendimento ed emissioni sotto controllo;
  • professionisti dell’energia: generare valore aiutando clienti pubblici e privati a usare meglio i dati, non solo a scegliere il “modello di caldaia”.

La transizione verde italiana non passa solo da fotovoltaico, eolico e idrogeno. Passa anche da come gestiamo ogni camino, ogni stufa, ogni caldaia a biomassa. E oggi abbiamo abbastanza dati e strumenti di IA per smettere di volare alla cieca.

La domanda vera è: chi sarà il primo, nel proprio territorio o nel proprio business, a trasformare questo patrimonio (oggi in parte obsoleto) in un ecosistema di calore rinnovabile, controllato e intelligente?