La nuova strategia UE sulla bioeconomia apre opportunità ma anche rischi. Ecco perché la biomassa è scarsa, cosa cambia per l’Italia e come l’IA può guidare scelte migliori.
La bioeconomia europea oggi vale circa 2.700 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 17 milioni di persone. Numeri enormi, che spiegano bene perché la nuova strategia europea per la bioeconomia non è un dettaglio tecnico di Bruxelles, ma qualcosa che può cambiare gli equilibri industriali, agricoli ed energetici anche in Italia.
Il problema? Molte aziende stanno pianificando investimenti su biomassa, biocarburanti e biomateriali senza una reale visibilità su tre nodi cruciali: disponibilità di risorse, priorità d’uso e concorrenza tra settori. Nel frattempo, la pressione per decarbonizzare cresce e l’intelligenza artificiale nel settore energetico sta diventando la chiave per gestire meglio proprio queste complessità .
In questo articolo vediamo:
- cosa prevede la nuova strategia europea per la bioeconomia,
- perché suscita forti critiche da parte di think tank e ONG,
- come l’Italia rischia un deficit di biomassa entro il 2030,
- e, soprattutto, come l’IA può aiutare filiere energetiche e industriali a usare la biomassa in modo davvero efficiente e sostenibile.
1. Cosa prevede la nuova strategia europea per la bioeconomia
La nuova strategia UE punta a espandere la bioeconomia basata su risorse biologiche (biomassa agricola, forestale, rifiuti organici) per sostituire materiali e prodotti fossili, creare posti di lavoro e sostenere la transizione energetica.
Gli assi principali sono tre:
Innovazione e investimenti bio-based
L’Unione vuole accelerare il passaggio da ricerca a impianti reali:
- piĂą investimenti pubblici e privati sulle biotecnologie,
- iter autorizzativi piĂą rapidi e chiari per le soluzioni innovative (soprattutto per le PMI),
- un gruppo di investimento per la bioeconomia per attirare capitali privati.
Tradotto per chi lavora nel settore energetico e industriale: ci sarĂ una spinta forte verso nuovi impianti, nuovi prodotti bio-based, nuove filiere.
Sviluppo di mercati per materiali e tecnologie bio-based
La Commissione vuole creare “mercati guida” per biomateriali e bioprodotti:
- fissare obiettivi minimi per prodotti bio-based nella normativa di settore (ad esempio in plastica, packaging, edilizia),
- creare una alleanza europea delle biotecnologie che metta attorno al tavolo aziende, industria e istituzioni.
Questo può aprire spazi interessanti per imprese italiane che vogliono innovare su materiali, chimica verde, imballaggi, componenti per l’edilizia.
Uso (teoricamente) sostenibile della biomassa
Infine, la strategia dichiara di voler assicurare un uso sostenibile della biomassa:
- piĂą circolaritĂ e valorizzazione della biomassa secondaria (residui agricoli, sottoprodotti, rifiuti organici),
- iniziative per premiare agricoltori e silvicoltori che proteggono il suolo, migliorano i pozzi di carbonio e usano la biomassa in modo sostenibile.
Sulla carta, suona bene. Ma quando si passa dalla teoria ai numeri, emergono le criticitĂ .
2. Le criticitĂ : rischiamo di sostituire il fossile senza ridurre i consumi
La principale accusa mossa da ONG e think tank è chiara: la strategia non fa i conti con i limiti fisici degli ecosistemi e non mette al centro la riduzione dei consumi di risorse.
L’Ufficio europeo per l’ambiente (EEB) è netto:
L’Europa si illude di poter sostituire semplicemente gli attuali consumi con input biologici, ignorando il danno immediato a persone e natura.
In pratica:
- si parla moltissimo di innovazione di prodotto,
- ma pochissimo di riduzione della domanda di materia ed energia,
- e quasi per niente di priorità d’uso della biomassa.
Qui si innesta un tema cruciale per chi lavora nella transizione energetica italiana: ognuno sta pianificando la “sua” biomassa – per energia, biocarburanti, plastiche bio-based, chimica verde – come se la risorsa fosse infinita.
La realtà è l’opposto.
3. Biomassa: perché l’Italia rischia un buco tra domanda e offerta
Secondo un recente studio di ECCO, think tank italiano per il clima, entro il 2030 il fabbisogno di biomassa in Italia potrebbe superare la disponibilitĂ interna di 2-3 volte.
Questo significa tre cose molto concrete:
- Competizione tra usi energetici e industriali (bioenergie vs bioplastiche, chimica verde, materiali).
- Crescita del rischio di importazioni massicce di biomassa, con impatti su prezzi, dipendenza esterna e sostenibilitĂ .
- Una corsa agli incentivi che premia chi arriva prima, non per forza chi usa la biomassa meglio.
Lo studio evidenzia anche che, ad oggi, oltre 10,6 miliardi di euro di incentivi sono concentrati sulle bioenergie. Questo spinge la biomassa verso usi energetici spesso:
- a bassa efficienza,
- ad alta intensitĂ di carbonio sul breve periodo,
- e in concorrenza con usi materiali a maggior valore aggiunto.
Chiara Di Mambro (ECCO) lo riassume così: la strategia UE, nel voler essere “olistica”, non collega in modo chiaro l’uso delle risorse biologiche al rilancio competitivo della chimica e dei biomateriali, e l’impianto incentivante resta sbilanciato verso energia.
Per un’azienda energetica o manifatturiera italiana, questo contesto significa una cosa sola: occorre un approccio molto più data-driven alla pianificazione della biomassa, altrimenti si rischia di investire su una risorsa che, semplicemente, non ci sarà .
4. Uso efficiente della biomassa: materiale vs energetico
Un principio condiviso da moltissimi esperti è chiaro: l’uso più efficiente della biomassa è quello materiale, soprattutto quando consente di sostituire plastica fossile, solventi, additivi petrolchimici, materiali da costruzione emissivi.
L’energia da biomassa dovrebbe arrivare:
- dopo aver massimizzato gli usi materiali durevoli,
- in impianti ad alta efficienza (cogenerazione, teleriscaldamento ben progettato),
- partendo da biomassa secondaria (residui, scarti, rifiuti organici).
La nuova strategia UE prova a distinguere tra:
- biomassa vergine → per prodotti a maggior valore aggiunto e materiali durevoli;
- biomassa secondaria → per bioenergia.
Ma, rispetto alle versioni precedenti, il testo è criticato perché:
- non integra bene il tema della scarsitĂ delle risorse,
- non definisce in modo operativo gerarchie chiare di utilizzo,
- non prevede una vera uscita da sussidi e aiuti di Stato alla bioenergia inefficiente.
Il risultato è un quadro politico ambiguo, in cui ogni Paese (e ogni settore) può interpretare la biomassa come preferisce, alimentando sovra-sfruttamento e conflitti d’uso.
Qui l’intelligenza artificiale nel settore energetico può fare davvero la differenza, perché consente di trasformare un dibattito politico astratto in scelte operative basate su dati, scenari e simulazioni.
5. Dove entra in gioco l’IA: decisioni migliori sulla biomassa
L’IA applicata alla transizione energetica italiana non è solo forecasting di produzione rinnovabile o ottimizzazione delle reti. Può diventare il cervello che aiuta a stabilire come, dove e quando usare la biomassa, riducendo sprechi e rischi.
a) Pianificazione integrata di biomassa, energia e industria
Con modelli di IA ben addestrati, è possibile:
- incrociare dati su disponibilitĂ di biomassa (territorio per territorio),
- proiettare scenari di domanda energetica e industriale fino al 2030-2040,
- simulare diverse priorità d’uso (ad esempio, più biomateriali e meno bioenergia elettrica dedicata),
- stimare impatti su emissioni, costi, occupazione.
Questo tipo di analisi è esattamente ciò che manca oggi nella strategia UE: un collegamento chiaro tra politiche, limiti fisici e scelte industriali. Le utility, i player dell’oil&gas in transizione, le multiutility italiane possono costruirsi internamente questi scenari con strumenti di IA, invece di aspettare un quadro normativo perfetto che non arriverà mai.
b) Ottimizzazione in tempo reale degli impianti a biomassa
Per chi già gestisce o sta sviluppando impianti bioenergetici, l’IA può:
- ottimizzare la miscela di feedstock (legno, residui agricoli, FORSU) in base a prezzo, resa energetica, contenuto di umiditĂ ;
- ridurre i consumi specifici e massimizzare il rendimento complessivo;
- coordinare produzione da biomassa con altre rinnovabili (fotovoltaico, eolico) per ridurre i picchi di emissione e l’uso di backup fossile;
- fare manutenzione predittiva su caldaie, turbine, sistemi di trattamento fumi.
Il risultato non è solo più efficienza operativa, ma meno biomassa a parità di energia utile prodotta. E questo, in un contesto di scarsità , è un vantaggio competitivo enorme.
c) TracciabilitĂ e sostenibilitĂ : dalla filiera al dato
Un’altra applicazione chiave dell’IA è la costruzione di sistemi di tracciabilità avanzata della biomassa:
- analisi automatica di documenti, certificati, dati di trasporto;
- rilevamento di anomalie su origini sospette o volumi incoerenti;
- integrazione con sensori e immagini satellitari per verificare l’uso del suolo.
In un’Europa che dichiara di essere “autosufficiente” in biomassa, mentre oltre il 70% dei mangimi per il settore zootecnico è importato, avere filiere realmente tracciate diventa anche un tema di reputazione e accesso al credito.
Qui l’IA può aiutare aziende energetiche, agroindustriali e della chimica verde a dimostrare – con dati verificabili – che la loro biomassa è sostenibile, locale quando possibile e non sottratta a usi più nobili.
6. Come muoversi ora: tre mosse per aziende italiane
Per chi opera nel settore energetico italiano e guarda alla bioeconomia come leva di crescita, il messaggio è chiaro: non basta seguire gli incentivi, serve una strategia di lungo periodo supportata da dati e IA.
Tre passi concreti:
-
Mappare il proprio fabbisogno di biomassa al 2030
Non solo per gli impianti esistenti, ma considerando piani di espansione, nuovi business (biocarburanti, biometano, CCS su biomassa). Mettere nero su bianco numeri, volumi, aree geografiche. -
Valutare gli usi alternativi e le prioritĂ
Ogni tonnellata di biomassa può finire in energia, in plastiche bio-based, in materiali da costruzione, in fertilizzanti. Serve una lettura integrata, meglio se supportata da modelli IA, per capire dove la biomassa genera più valore economico e climatico. -
Integrare l’IA nei processi decisionali e operativi
- modelli predittivi per disponibilitĂ e prezzo della biomassa,
- ottimizzazione in tempo reale degli impianti,
- sistemi di tracciabilitĂ e scoring di sostenibilitĂ .
Chi inizia ora a costruire questa infrastruttura dati avrĂ un vantaggio enorme quando, tra pochi anni, il quadro regolatorio su biomassa, bioenergia e biomateriali diventerĂ inevitabilmente piĂą stringente.
7. Perché la bioeconomia riguarda tutta la transizione verde italiana
La nuova strategia europea per la bioeconomia non è solo un tema per agricoltori o chimici. Riguarda direttamente:
- gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e 2050,
- la competitivitĂ del manifatturiero italiano,
- la sicurezza energetica in un contesto di instabilitĂ geopolitica.
Se la biomassa viene trattata come “nuovo petrolio verde” da bruciare ovunque, rischiamo di ripetere gli errori del passato. Se invece viene gestita come risorsa scarsa da usare con intelligenza, supportati da IA, dati e scenari, può diventare un pilastro credibile della transizione verde italiana.
La domanda, a questo punto, è molto pratica: la tua azienda sta ancora guardando alla biomassa solo come a un incentivo in più, o la sta già inserendo in una strategia di lungo periodo guidata dai dati e dall’intelligenza artificiale?