Nel 2050 i biocarburanti avanzati UE saranno troppo pochi per auto, aerei e navi. Per l’Italia serve IA nella pianificazione energetica e un uso mirato di questa risorsa.

Biocarburanti avanzati: il conto non torna (e l’IA può dimostrarlo)
Nel 2050 la domanda europea di biocarburanti avanzati potrebbe essere da 2 a 9 volte superiore alla produzione sostenibile possibile. È un dato che da solo smonta la narrazione dei biocarburanti come soluzione facile per salvare auto, camion e aerei a combustione.
Questo tema riguarda da vicino la transizione energetica italiana: mentre discutiamo di proroghe ai motori termici e deroghe per i biocarburanti, l’industria dell’energia sta investendo in intelligenza artificiale per pianificare reti, accumuli e rinnovabili. Se guardiamo i numeri con gli strumenti giusti, il messaggio è chiaro: i biocarburanti avanzati sono una risorsa scarsa, da usare con il bisturi, non con la ruspa.
In questo articolo vediamo perché non basteranno a coprire la domanda UE, cosa significa per l’Italia e come IA e pianificazione intelligente possono evitare errori strategici che pagheremo per decenni.
1. Domanda UE vs risorse: lo squilibrio strutturale
La diagnosi è netta: anche nello scenario più ottimistico, i biocarburanti avanzati non riescono a coprire la domanda europea al 2050.
Secondo lo studio di Transport & Environment, considerando aviazione, navigazione e trasporto stradale:
- la domanda potenziale di biocarburanti nel 2050 può arrivare a 80 Mtep;
- la produzione sostenibile stimabile si ferma tra 10 e 30 Mtep;
- se una quota di auto nuove dopo il 2035 venisse alimentata con biocarburanti avanzati, la domanda totale potrebbe arrivare fino a 9 volte il potenziale reale.
La conclusione è scomoda ma inevitabile:
«Non è la tecnologia dei motori a decidere se possiamo usare biocarburanti ovunque, ma la quantità limitata di feedstock sostenibili.»
Per la serie “IA nel settore energetico italiano: transizione verde”, questo è un punto cruciale. Un modello di pianificazione basato solo su scenari politici rischia di sottovalutare i vincoli fisici. Un modello supportato da IA e dati reali sulla disponibilità di biomassa, rifiuti e residui mostra immediatamente lo squilibrio.
Perché questo è un problema strategico per l’Italia
Per il nostro Paese significa tre cose molto concrete:
- non possiamo costruire politiche di mobilità puntando sui biocarburanti per “salvare” il motore a combustione;
- rischiamo di legarci mani e piedi alle importazioni di materie prime da Paesi terzi;
- spostiamo risorse dai settori hard to abate (aviazione, navigazione, industria pesante) dove alternative non ce ne sono, verso segmenti – come l’auto privata – dove esistono già soluzioni elettriche e digitali mature.
2. Biocarburanti avanzati: troppo pochi per sprecarli sulle auto
Se concentriamo l’uso dei biocarburanti avanzati sulle auto, il sistema collassa. I numeri lo mostrano in modo impietoso.
Il paradosso delle “auto verdi” a olio di frittura
Lo studio quantifica così l’inefficienza:
- per alimentare una sola auto con biocarburanti avanzati per un anno, servono oli esausti equivalenti alla frittura di 25 kg di patatine al giorno;
- già oggi gli oli da cucina usati, i grassi animali e i co-prodotti dell’olio di palma non bastano a coprire la domanda attuale, figuriamoci quella 2050.
L’Europa è già in forte tensione sulle materie prime:
- oltre l’80% degli oli da cucina usati arriva da Cina e Malesia;
- UE e Regno Unito importano quantità di POME (Palm Oil Mill Effluent) circa doppie rispetto al potenziale globale stimato;
- le auto europee consumano 1,3 milioni di tonnellate di grassi animali, equivalenti ai grassi ricavati dal macello di 200 milioni di maiali.
Questi numeri raccontano una cosa semplice: i feedstock sostenibili non sono scalabili all’infinito. Non basta scrivere “avanzato” su un biocarburante perché diventi automaticamente inesauribile.
Dove ha senso usare davvero i biocarburanti avanzati
La posizione più razionale – e qui la pianificazione supportata da IA è essenziale – è concentrare i biocarburanti avanzati in pochi segmenti:
- aviazione (SAF, carburanti sostenibili per aerei), dove l’alternativa elettrica diretta è lontana;
- navigazione a lungo raggio, dove l’elettrificazione totale è complessa;
- alcuni processi industriali ad alta temperatura.
In questi settori, i biocarburanti possono essere parte di un mix che include anche idrogeno rinnovabile, combustibili sintetici, efficienza.
Per le auto private, invece, la combinazione ragionevole è:
- elettrico a batteria per la maggior parte dei chilometri;
- IA per la gestione intelligente delle ricariche, delle reti e dei flussi di energia;
- infrastrutture digitali che riducono consumi e picchi, al posto di bruciare biocarburanti in milioni di motori.
3. Dipendenza da importazioni e frodi: un rischio sottovalutato
L’Europa oggi importa già circa il 60% dei biocarburanti che utilizza. Se estendiamo il loro impiego alle auto, la dipendenza potrebbe arrivare a circa il 90% entro il 2050.
Per l’Italia lo scenario è ancora più delicato:
- oltre il 90% delle materie prime per i biocarburanti è importato;
- le principali origini sono Indonesia e Malesia, aree sensibili dal punto di vista ambientale (deforestazione, cambi di uso del suolo) e geopolitico.
Quando i numeri non tornano: il segnale di allarme dell’IA
Lo studio cita due casi emblematici:
- dalla Malesia l’UE importa tre volte più oli esausti di quanti siano realisticamente recuperabili nel Paese;
- le esportazioni indonesiane di POME verso l’Europa superano la produzione globale stimata, al punto da aver spinto il governo indonesiano ad avviare un’indagine.
Sono esattamente i tipi di anomalie che un sistema di monitoraggio basato su IA individua in tempo reale:
- incrociando dati doganali, statistiche di produzione agricola, flussi commerciali;
- segnalando volumi “impossibili” e potenziali frodi di sostenibilità (ad esempio oli vergini spacciati per esausti per incassare incentivi più alti).
Per un operatore energetico italiano o per il decisore pubblico, dotarsi di queste capacità analitiche non è un vezzo tecnologico, ma una forma di riduzione del rischio:
- meno esposizione a scandali e procedimenti europei;
- meno volatilità dei prezzi su una commodity già limitata;
- meno incentivi a filiere opache e poco tracciabili.
4. Pressioni industriali, norme e il ruolo dell’IA nelle policy
Nonostante i limiti strutturali, una parte importante dell’industria spinge per ampliare il ruolo dei biocarburanti nella mobilità stradale.
La richiesta: auto a biocarburanti “a zero emissioni” dopo il 2035
Ventotto associazioni del settore carburanti, insieme alla lobby automobilistica tedesca e ad altre sigle, hanno chiesto alla Commissione europea di:
- riconoscere i veicoli alimentati solo con biocarburanti come “a zero emissioni” anche dopo il 2035;
- aprire la porta a una revisione morbida dello stop alle auto termiche.
La logica è chiara: prolungare il più possibile la vita economica dei motori a combustione, appoggiandosi su un combustibile che, sulla carta, è rinnovabile.
Il problema è che questa visione ignora tre elementi chiave:
- vincoli fisici sui feedstock sostenibili;
- impatti ambientali e sanitari locali (NOx, particolato, inquinanti tossici restano alti);
- concorrenza con settori dove i biocarburanti sono l’unica opzione praticabile nel medio termine.
Come l’IA può “raffreddare” il dibattito e far parlare i dati
In uno scenario così carico di pressioni politiche ed economiche, la modellistica avanzata e l’IA possono riportare la discussione sui numeri:
- simulando scenari al 2050 con diverse quote di biocarburanti in auto, aerei, navi;
- stimando il fabbisogno di feedstock per ciascuno scenario e confrontandolo con il potenziale reale per area geografica;
- calcolando l’impatto su emissioni di CO₂, NOx, PM, costi sanitari e importazioni.
Il risultato è un set di scenari trasparenti, dove si vede chiaramente che ogni litro di biocarburante avanzato usato in auto è un litro in meno disponibile per l’aviazione o la navigazione. Non è più una disputa ideologica, è una scelta di allocazione di una risorsa scarsa.
Per l’Italia, affiancare IA, data analytics e competenze regolatorie nei tavoli tecnici su biocarburanti, mobilità e PNRR significa costruire norme meno esposte a spin industriali di breve periodo.
5. Biocarburanti, qualità dell’aria e pianificazione integrata con l’IA
C’è un ultimo punto che spesso passa in secondo piano: i biocarburanti possono ridurre la CO₂ sulla carta, ma non risolvono i problemi di qualità dell’aria nelle città.
Quando bruciati in un motore a combustione interna, anche avanzato:
- emettono NOx,
- particolato fine,
- altri inquinanti locali dannosi per la salute.
L’Italia ha già ricevuto tre procedure d’infrazione europee per inquinamento atmosferico, due concluse con condanne. Insistere su un modello di mobilità centrato sui tubi di scarico, anche se “bio”, significa:
- continuare a pagare costi sanitari altissimi;
- restare sotto osservazione a Bruxelles;
- perdere opportunità nella filiera dell’elettrico, delle reti e dei servizi digitali.
Cosa cambia se pianifichiamo la mobilità con IA e dati
Un approccio integrato, coerente con la transizione verde italiana, dovrebbe combinare:
- elettrificazione spinta di auto, furgoni e flotte urbane;
- uso mirato dei biocarburanti avanzati solo nei settori hard to abate;
- intelligenza artificiale per:
- ottimizzare la ricarica dei veicoli elettrici in funzione della produzione da rinnovabili;
- prevedere i picchi di domanda e gestire la rete senza sovradimensionarla;
- simulare l’impatto su traffico, qualità dell’aria e emissioni in diversi scenari di policy.
La realtà è più semplice di quanto sembri: se usiamo l’IA per guardare sistema energetico, mobilità e salute pubblica insieme, i biocarburanti avanzati trovano il loro posto naturale. Non sono i protagonisti del settore auto, ma una componente di nicchia ad alto valore in un mix dominato da rinnovabili, elettrico e digitalizzazione.
Conclusioni: usare bene una risorsa scarsa, con l’aiuto dell’IA
I biocarburanti avanzati sono preziosi, ma rari. Al 2050, la domanda potenziale europea può superare di 2-9 volte la produzione sostenibile. Allargarne l’uso a milioni di auto è una scelta che non regge all’analisi quantitativa.
Per l’Italia, che importa oltre il 90% delle materie prime e soffre già di procedure d’infrazione sulla qualità dell’aria, la strada sensata è un’altra:
- destinare i biocarburanti avanzati solo dove servono davvero (aviazione, navigazione, industria);
- puntare sull’elettrificazione della mobilità e sulla riduzione dei veicoli in circolazione;
- usare l’intelligenza artificiale per pianificare reti, stoccaggi, infrastrutture di ricarica e scenari normativi basati su dati reali.
La domanda vera non è “come salvare il motore termico con i biocarburanti”, ma come usare in modo intelligente ogni kilowattora rinnovabile e ogni litro di biocarburante avanzato. L’IA è lo strumento che può aiutarci a dare la risposta giusta, prima che siano i vincoli fisici e le crisi di approvvigionamento a imporcene una sbagliata.