Autostrade dell’energia UE: perché servono IA e reti smart

IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione VerdeBy 3L3C

Le autostrade dell’energia UE ridisegnano reti e idrogeno. E l’Italia? Senza IA e reti smart rischia di sprecare rinnovabili e pagare energia più cara.

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Negli ultimi tre anni i costi di congestione delle reti elettriche europee sono esplosi fino a 5,2 miliardi di euro l’anno. Non per mancanza di rinnovabili, ma perché l’infrastruttura non regge il ritmo del cambiamento.

Questo riguarda direttamente l’Italia e la sua transizione verde: senza nuove autostrade dell’energia e senza intelligenza artificiale applicata al settore energetico, rischiamo di avere eolico e fotovoltaico pronti… ma impossibilitati a entrare in rete quando serve davvero.

In questo articolo vediamo cosa sono le autostrade dell’energia lanciate dalla Commissione UE, quali sono gli 8 corridoi critici, e soprattutto come IA, dati e reti intelligenti possono trasformare una strategia infrastrutturale in opportunità concreta per il sistema energetico italiano.


1. Cosa sono le “autostrade dell’energia” e perché l’Italia deve preoccuparsene

Le autostrade dell’energia sono gli assi strategici di interconnessione – elettricità e idrogeno – che la Commissione Europea ha deciso di accelerare con una corsia preferenziale politica, regolatoria e finanziaria.

In pratica si tratta di:

  • grandi dorsali di alta tensione che collegano nord e sud Europa, mare e terra
  • rete offshore nel Mare del Nord e nel Mediterraneo per integrare l’eolico in mare
  • nuove infrastrutture per la futura dorsale dell’idrogeno
  • rinforzo e integrazione delle reti dei Paesi baltici e degli altri nodi deboli del sistema

L’obiettivo dichiarato è chiaro: completare l’Unione dell’energia e rimuovere i colli di bottiglia che oggi bloccano lo sviluppo delle rinnovabili e fanno lievitare i costi.

Perché questo è cruciale per l’Italia?

  • siamo al centro del Mediterraneo, quindi in una posizione chiave per i corridoi Nord-Sud e per l’idrogeno
  • abbiamo una crescita attesa di fotovoltaico ed eolico molto forte al 2030
  • la rete di trasmissione e, soprattutto, di distribuzione mostra già limiti evidenti nell’accogliere nuova generazione distribuita

Senza una partecipazione attiva ai corridoi europei e senza una gestione intelligente delle reti rischiamo due effetti indesiderati:

  1. rinnovabili installate ma spesso limitate o scollegate
  2. prezzi elettrici ancora troppo alti per famiglie e imprese rispetto a Cina e USA

2. Dove si inceppa oggi l’Unione dell’energia

Il quadro che la Commissione traccia è piuttosto netto.

  • Nel 2022 i combustibili fossili coprivano ancora circa il 70% del consumo lordo di energia in Europa.
  • L’UE importava il 98% del petrolio e del gas consumati, con una dipendenza evidente e rischiosa.
  • I costi di congestione della rete hanno toccato 5,2 miliardi di euro nel 2022 e, senza interventi, potrebbero arrivare a 26 miliardi entro il 2030.

Sul fronte dei prezzi, il confronto internazionale è impietoso:

  • costo elettrico industriale medio 2024: 0,199 €/kWh nell’UE
  • contro 0,082 €/kWh in Cina e 0,075 €/kWh negli Stati Uniti

In altre parole: l’Europa spinge le rinnovabili, ma non ha ancora reti e mercati capaci di sfruttarle pienamente.

Dal punto di vista della transizione verde italiana questo significa che:

  • senza più capacità di interconnessione rischiamo sovrapproduzione locale e sprechi
  • senza mercati più integrati e flessibili fatichiamo a stabilizzare i prezzi
  • senza IA nel settore energetico gestire questa complessità diventa quasi impossibile

Spreco di rinnovabili: il rischio più sottovalutato

Secondo la Commissione, se non si interviene sulle infrastrutture potrebbero andare persi fino a 310 TWh di energia rinnovabile entro il 2040, quasi la metà dei consumi elettrici UE del 2023.

È energia che potremmo avere, ma che la rete non riuscirebbe a trasportare o ad assorbire nei momenti giusti.

Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale:

  • per prevedere la produzione rinnovabile (eolico, fotovoltaico, idroelettrico) con modelli di forecasting avanzati
  • per ottimizzare il dispacciamento minuto per minuto
  • per usare meglio le interconnessioni esistenti riducendo la congestione

Senza dati e algoritmi, le nuove opere fisiche rischiano di essere solo il “guscio” di un sistema che non impara mai da ciò che accade sulle sue reti.


3. Gli 8 corridoi prioritari: dove passeranno le nuove autostrade dell’energia

Gli 8 corridoi critici individuati dalla Commissione rappresentano le dorsali che permetteranno di assorbire i nuovi volumi di rinnovabili al 2030 e di preparare la dorsale europea dell’idrogeno.

Anche se i documenti tecnici entrano nel dettaglio paese per paese, a grandi linee i corridoi riguardano:

  • l’asse Nord-Sud elettrico (Nord Europa – Centro – Mediterraneo)
  • l’integrazione della rete dei Paesi baltici al sistema continentale
  • le dorsali offshore nel Mare del Nord e nel Mediterraneo
  • i collegamenti verso l’Atlantico
  • i corridoi dedicati all’idrogeno (produzione, trasporto, stoccaggio)

Per l’Italia, i punti sensibili sono soprattutto due:

  1. i collegamenti elettrici e di idrogeno con il Mediterraneo (Nord Africa, Grecia, Balcani, Spagna)
  2. il ruolo di “hub” per la trasformazione dell’energia solare e dell’idrogeno verde in servizi per l’industria europea

Come l’IA può rendere “vive” le autostrade dell’energia

Le autostrade dell’energia non sono solo cavi e tubazioni. Se vogliamo che funzionino davvero, devono diventare infrastrutture digitali governate da algoritmi.

Alcuni usi concreti dell’IA lungo gli 8 corridoi:

  • previsioni di congestione in tempo reale, con suggerimenti automatici di redispatch
  • ottimizzazione delle interconnessioni: l’IA decide quanta energia spostare e dove, riducendo sprechi e costi
  • manutenzione predittiva di cavi, stazioni, compressori di idrogeno, valvole e sensori
  • gestione coordinata di elettricità, gas e idrogeno, per sfruttare meglio flessibilità e stoccaggi

Per un operatore di rete italiano significa poter:

  • aumentare la capacità “virtuale” della rete senza attendere solo nuove linee
  • ridurre i tempi di fermo e i guasti critici
  • integrare in modo più efficiente grandi impianti e comunità energetiche rinnovabili

4. Governance rafforzata + IA: dal documento politico alle scelte sul campo

La Commissione ha previsto una governance più forte per questi corridoi, con:

  • gruppi regionali ad alto livello
  • coordinatori europei dedicati
  • una task force dell’Unione dell’energia con funzioni di monitoraggio e supporto

Ogni “autostrada” avrà priorità massima, e gli Stati membri dovranno allineare anche le loro pianificazioni nazionali.

Questo non è solo un tema di procedure. Vuol dire che, lato operativo, serviranno:

  • sistemi di monitoraggio avanzati
  • piattaforme digitali di scambio dati tra TSO, DSO, gestori gas/idrogeno e autorità nazionali
  • strumenti di analisi basati su intelligenza artificiale per fornire scenari oggettivi su cui prendere decisioni politiche

Sicurezza, cybersicurezza e resilienza: dove l’IA fa la differenza

La strategia europea mette l’accento sulla resilienza delle infrastrutture fisiche e digitali:

  • protezione dagli attacchi cyber
  • riduzione della dipendenza da fornitori esterni non affidabili
  • progettazione fin dall’inizio di reti robuste e interoperabili

Su questo punto l’IA può dare un contributo molto concreto:

  • analisi comportamentale del traffico dati per individuare intrusioni
  • rilevamento anomalie su sensori, stazioni, centrali
  • simulazioni di scenari di guasto estremo e proposta automatica di piani di ripristino

Per un gestore italiano, integrare questi strumenti significa non solo essere più sicuro, ma anche:

  • ridurre il rischio regolatorio (dimostrando standard di sicurezza elevati)
  • accedere con più facilità a fondi europei che richiedono criteri ESG e di resilienza

5. 1.200 miliardi entro il 2040: come si finanziano reti e intelligenza

La Commissione stima che servano 1.200 miliardi di euro entro il 2040 per adeguare le reti elettriche europee.

La ripartizione prevista è indicativa della direzione di marcia:

  • 730 miliardi per le reti di distribuzione
  • 240 miliardi per la dorsale dell’idrogeno
  • il resto su trasmissione e infrastrutture correlate

Il Meccanismo per Collegare l’Europa vedrà il proprio budget crescere da 5,84 miliardi a 29,91 miliardi di euro nel periodo 2028-2034. La BEI ha già introdotto una controgaranzia da 1,5 miliardi di euro per sostenere la produzione di componenti critiche.

Perché questo è interessante per chi lavora in Italia nel settore energia e IA?

Perché una parte rilevante di questi fondi richiederà:

  • progetti che integrino digitalizzazione e intelligenza artificiale
  • monitoraggio puntuale di impatti e KPI
  • modelli di ripartizione equa dei costi tra Paesi e operatori, basati su dati solidi

In altre parole, non basta costruire linee: servono soluzioni intelligenti per giustificare e massimizzare gli investimenti.

Dove l’Italia può giocare d’anticipo

Chi sviluppa oggi soluzioni di IA per reti elettriche, idrogeno e infrastrutture critiche ha tre leve concrete:

  1. Proporre progetti pilota con TSO/DSO italiani allineati ai corridoi UE
  2. Sfruttare la crescita delle comunità energetiche rinnovabili come laboratorio naturale di reti intelligenti
  3. Portare in dote strumenti di previsione, ottimizzazione e manutenzione predittiva già pronti per scalare su scala europea

La matematica degli investimenti è chiara: secondo Bruxelles, 5 miliardi di euro ben spesi in infrastrutture chiave possono ridurre i costi di sistema di 8 miliardi, generando un beneficio netto di 3 miliardi.

Chi è in grado di dimostrare, con dati e modelli di IA, dove si creano questi benefici ha un vantaggio competitivo evidente.


6. Cosa significa tutto questo per la transizione energetica italiana

Se guardiamo al quadro d’insieme, il messaggio è piuttosto diretto.

  • L’Europa ha deciso di accelerare su 8 corridoi critici per completare l’Unione dell’energia.
  • Senza nuove infrastrutture, entro il 2040 rischiamo di sprecare fino a 310 TWh di rinnovabili.
  • Senza IA nel settore energetico, anche le infrastrutture nuove lavoreranno al di sotto del loro potenziale.

Per l’Italia, che punta su fotovoltaico, eolico, idrogeno verde e comunità energetiche, questo passaggio è uno spartiacque:

  • o diventiamo protagonisti attivi delle autostrade dell’energia, anche sul lato digitale
  • oppure restiamo un semplice “punto di passaggio” fisico, esposto a volatilità di prezzi e decisioni prese altrove

Se lavori in utility, reti, servizi energetici o sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale, questo è il momento giusto per:

  • mappare come i corridoi UE toccano il tuo territorio o il tuo business
  • capire quali dati e algoritmi possono aumentare la capacità reale delle infrastrutture
  • costruire partnership tra energy company, operatori di rete e aziende di AI per la transizione verde

La realtà è più semplice di quanto sembri: le autostrade dell’energia non sono solo un tema di Bruxelles, ma una traccia operativa per chi in Italia vuole far dialogare rinnovabili, reti e intelligenza artificiale.

La domanda è quanto velocemente riusciremo a passare dai documenti alle implementazioni concrete.