Il Dl Transizione ridisegna aree idonee e zone di accelerazione per le rinnovabili. Ecco cosa cambia per fotovoltaico, agrivoltaico, biometano e come usare l’IA.
Aree idonee, IA e rinnovabili: cosa cambia davvero
Nel 2024 l’Italia ha autorizzato nuove rinnovabili per molto meno di quanto servirebbe per centrare gli obiettivi 2030. Non è un problema di tecnologia: fotovoltaico, eolico, biometano e sistemi di accumulo sono maturi. Il collo di bottiglia è normativo e autorizzativo.
Il Dl “Transizione” 173/2025 e il Testo Unico sulle rinnovabili (TUFER) stanno riscrivendo la mappa delle aree idonee e introducendo le zone di accelerazione. Questo ridisegna dove si possono installare impianti FER e con quali tempi. Per chi lavora nella transizione energetica – utility, sviluppatori, ESCo, ma anche operatori digitali e IA – è un cambio di scenario che incide su business plan, pianificazione e modelli di rischio.
In questa cornice la vera leva competitiva sarà combinare tre cose: comprensione delle nuove regole, capacità di pianificazione territoriale e uso intelligente dell’intelligenza artificiale per scegliere dove e come sviluppare nuovi impianti.
1. Dal “divieto diffuso” alle aree idonee e zone di accelerazione
La logica del sistema cambia: si passa dal vietare “quasi ovunque” al definire con chiarezza dove la transizione energetica ha priorità.
Come eravamo messi finora
Per anni lo schema è stato questo:
- il d.lgs. 387/2003 apriva le aree agricole alle rinnovabili;
- le Linee Guida 2010 consentivano alle Regioni di dichiarare vaste porzioni di territorio non idonee;
- ne è uscita una giungla normativa, con regioni che, di fatto, bloccavano quasi tutto, spesso con norme poi censurate dalla Corte costituzionale.
Nel 2021 il d.lgs. 199/2021 (attuazione RED II) prova il ribaltamento: non più "dove è vietato", ma aree idonee ex lege in cui gli impianti FER hanno corsie preferenziali, pareri paesaggistici non vincolanti e tempi ridotti di un terzo.
Il nuovo passo: TUFER + Dl Transizione
Con il d.lgs. 190/2024 (TUFER, attuazione RED III) arrivano le zone di accelerazione dentro le aree idonee: porzioni di territorio fortemente pianificate in anticipo, dove i conflitti (paesaggio, ambiente, agricoltura) vengono gestiti "a monte" con valutazioni ambientali strategiche.
Il Dl 173/2025 “Transizione” non tocca questo impianto, ma:
- sposta e riscrive le norme sulle aree idonee dentro il TUFER;
- definisce meglio cosa si intende per impianto agrivoltaico;
- rafforza la piattaforma digitale per mappare aree idonee e zone di accelerazione;
- riduce gli spazi per le Regioni di restringere arbitrariamente il territorio disponibile.
Per chi sviluppa e gestisce rinnovabili, questo significa una cosa molto concreta: la pianificazione non potrà più essere fatta “a colpi di opportunità”. Servirà un approccio dati + IA per leggere rapidamente dove conviene investire e dove, invece, il rischio regolatorio resta alto.
2. Cosa sono davvero aree idonee e zone di accelerazione
Le aree idonee sono i luoghi in cui lo Stato riconosce che l’interesse alla transizione energetica prevale su altri interessi, pur rimanendo tutele ambientali e paesaggistiche. Nelle zone di accelerazione, questo bilanciamento è già stato fatto in fase di pianificazione, quindi le autorizzazioni scorrono ancora più rapide.
Aree idonee: il nuovo catalogo
Con gli articoli 11-bis – 11-quater del TUFER, il Dl Transizione:
- conferma molte aree idonee “storiche” (siti industriali, cave e miniere cessate, siti di bonifica, aree contigue a infrastrutture come ferrovie, aeroporti, autostrade);
- estende la categoria a una lunga lista di beni pubblici:
- beni del demanio militare o in uso al Ministero della difesa;
- immobili demaniali o in uso al Ministero dell’interno e della giustizia, compresi gli uffici giudiziari;
- immobili di proprietà dello Stato non oggetto di valorizzazione o dismissione (individuati dall’Agenzia del Demanio).
Per il fotovoltaico arrivano anche aree idonee speciali, tra cui:
- tutti gli edifici e le strutture edificate con le loro pertinenze;
- aree a destinazione industriale, direzionale, artigianale, commerciale, logistica, data center;
- parcheggi, invasi idrici, laghi di cave e miniere dismesse;
- impianti e aree di pertinenza del servizio idrico integrato.
Zone di accelerazione: perché contano così tanto
Le zone di accelerazione dovranno essere individuate entro maggio 2026 e sono il vero perno della RED III:
- la pianificazione è preventiva, con valutazioni ambientali e paesaggistiche fatte ad un livello territoriale più ampio;
- dentro queste zone:
- non serve l’autorizzazione paesaggistica;
- spesso non serve una nuova VIA sul singolo impianto;
- i procedimenti autorizzativi seguono percorsi molto semplificati.
Per chi usa IA nel settore energetico, le zone di accelerazione sono il terreno ideale per:
- costruire modelli di ottimizzazione del portafoglio progetti (quali siti sviluppare prima);
- simulare scenari di produzione, congestioni di rete e accumuli necessari;
- integrare previsioni meteo-energetiche e dati di consumo locali.
La realtà è semplice: chi saprà combinare dati territoriali, regole autorizzative e modelli di IA, arriverà prima, con meno contenziosi e un costo del capitale più basso.
3. Fotovoltaico a terra, agrivoltaico e biometano: chi vince e chi perde
Il Dl Transizione invia un messaggio chiaro: fotovoltaico tradizionale a terra in area agricola è quasi fuori gioco, mentre agrivoltaico e biometano vengono favoriti.
Fotovoltaico a terra in area agricola: stop (quasi) definitivo
Anche se un’area agricola è formalmente idonea, il decreto:
- esclude l’installazione di impianti con moduli a terra in area agricola, sia nelle vecchie sia nelle nuove aree idonee speciali;
- riduce alcune possibilità che esistevano:
- aree di impianti/stabilimenti industriali sono idonee solo se soggette ad AIA;
- il raggio di area idonea attorno ai siti industriali scende da 500 m a 350 m.
Questo impatta direttamente sullo storage e sui grandi impianti utility scale, che spesso cercavano terreni agricoli poco produttivi. Per compensare, sarà cruciale usare IA per:
- mappare e valutare in modo fine le aree industriali e logistiche disponibili;
- identificare ex ante conflitti paesaggistici e ambientali;
- stimare tempi autorizzativi e probabilità di contenzioso per ciascun sito potenziale.
Agrivoltaico: la vera opportunità in area agricola
L’agrivoltaico viene invece confermato e semplificato. La nuova definizione punta su un criterio chiaro:
è agrivoltaico l’impianto che preserva la continuità delle attività colturali e pastorali.
Può includere:
- moduli elevati da terra con rotazione;
- strumenti di agricoltura digitale e di precisione.
Qui l’IA diventa un abilitatore naturale:
- ottimizzazione della disposizione dei moduli per massimizzare sia resa energetica sia resa agricola;
- uso di sensori e modelli predittivi per irrigazione, fertilizzazione, gestione delle colture sotto i pannelli;
- previsione congiunta di produzione elettrica e produttività agricola per banche e investitori.
Chi sviluppa progetti agrivoltaici può usare piattaforme IA per costruire scenari integrati: rese agronomiche, profili di produzione, CAPEX/OPEX, impatti paesaggistici simulati in 3D. Questo riduce il rischio percepito e accelera il sì delle amministrazioni.
Biometano: continuità e ampliamento
Per il biometano il Dl Transizione è più lineare:
- conferma quasi tutte le aree idonee già previste;
- estende molte tra le nuove aree generali favorevoli.
Per un territorio fatto di distretti agricoli e zootecnici, il biometano è la cerniera tra politiche agricole, gestione rifiuti e sicurezza energetica.
L’IA qui può supportare:
- localizzazione ottimale degli impianti in base ai flussi di biomassa;
- previsioni di produzione e di qualità del gas in base alle variazioni stagionali;
- integrazione con reti gas e sistemi di bilanciamento, inclusi modelli di power-to-gas.
4. Ruolo delle Regioni, rischio normativo e gestione dei progetti
Il Dl Transizione ridimensiona la capacità delle Regioni di bloccare le rinnovabili attraverso divieti generalizzati. Questo è un bene per gli obiettivi climatici, ma apre una fase di assestamento in cui il rischio normativo va gestito con attenzione.
Regioni più vincolate: cosa cambia
Il decreto:
- definisce nuovi principi fondamentali a cui le leggi regionali devono adeguarsi;
- stabilisce che le Regioni possono solo individuare aree idonee aggiuntive rispetto a quelle ex lege;
- esclude la possibilità di vietare in blocco intere categorie di fonti o di aree.
Tradotto: esiste un nocciolo minimo intangibile di aree idonee garantite dalla legge statale. Le leggi regionali molto restrittive (come quelle già contestate in Sardegna) rischiano di essere travolte, se non adeguate rapidamente.
Per gli operatori questo va gestito con un approccio data-driven:
- monitoraggio normativo automatizzato per Regione (qui l’IA NLP è perfetta per leggere leggi, delibere, piani);
- scoring del rischio regolatorio per ogni progetto, aggiornato in tempo quasi reale;
- simulazioni di scenario in base alle probabili decisioni della Corte costituzionale.
Il buco delle disposizioni transitorie
Un punto critico del Dl Transizione è la quasi totale assenza di norme transitorie. Cosa succede ai procedimenti in corso?
- Rischio concreto: iter che, da semplificati, diventano più complessi o si bloccano di fronte a incertezze interpretative.
- Possibile “via d’uscita”: applicare per analogia il regime intertemporale dell’art. 15 TUFER, che consente ai procedimenti già ritenuti completi di proseguire con la vecchia disciplina.
Finché il Ministero dell’Ambiente non chiarirà la linea ufficiale, la priorità per le aziende è mappare con precisione lo stato di avanzamento di ogni pratica.
Qui l’IA può fare la differenza in modo molto pratico:
- estrarre automaticamente dati chiave dai fascicoli (date, stati, pareri ricevuti);
- classificare le pratiche in base al rischio di impatto normativo;
- prioritizzare quelle che possono ancora sfruttare i regimi previgenti.
5. Come usare l’IA per muoversi nel nuovo quadro delle aree idonee
Dentro la serie “IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde”, questo è il pezzo del puzzle regolatorio. Il messaggio è semplice: l’IA non serve solo a prevedere il consumo o a fare manutenzione predittiva; serve anche a decidere dove e come sviluppare gli impianti nel modo più rapido e sostenibile.
Ecco tre applicazioni ad alto impatto, subito operative.
5.1 Pianificazione territorio-impianti
Obiettivo: capire dove ha senso investire, tenendo conto di normativa, rete e ambiente.
Con IA e dati geospaziali è possibile:
- incrociare mappe di aree idonee, vincoli paesaggistici, rete elettrica/gas, uso del suolo;
- stimare per ogni sito potenziale: producibilità, costi di connessione, tempi attesi di autorizzazione;
- classificare i siti in cluster: “quick win”, “medio periodo”, “alto rischio regolatorio”.
Per chi gestisce un portafoglio di decine di progetti, questo è ciò che separa un piano industriale realizzabile da una lista di intenzioni.
5.2 Gestione intelligente dell’agrivoltaico
Nel nuovo quadro normativo l’agrivoltaico è il modo più sensato di fare fotovoltaico in campagna. Ma farlo bene non è banale.
L’IA può supportare:
- progettazione dei layout con algoritmi di ottimizzazione multi-obiettivo (energia, ombreggiamento, passaggio macchinari, benessere animale);
- controllo in tempo reale tramite agricoltura di precisione (sensori IoT, droni, immagini satellitari);
- modelli che stimano insieme rese agricole, produzione elettrica e impatto economico sul reddito dell’azienda agricola.
Questo non serve solo per progettare: diventa materiale prezioso da presentare nelle conferenze di servizi, mostrando numeri concreti su come l’impianto preserva davvero le attività agricole.
5.3 Supporto agli iter autorizzativi
I procedimenti autorizzativi sono fatti di documenti, pareri, scadenze. È il terreno naturale per l’IA applicata al testo.
Utilizzi possibili:
- sistemi che leggono automaticamente osservazioni e prescrizioni, evidenziando criticità ricorrenti (paesaggio, rumore, biodiversità);
- generazione assistita di risposte tecniche coerenti con la normativa aggiornata;
- dashboard per direzione tecnica e legale con stato, ritardi, rischi, priorità.
Questo non sostituisce chi conosce il territorio e le regole, ma libera tempo e riduce errori, in una fase in cui la velocità fa la differenza tra progetti avviati entro il 2030 e progetti rimandati al 2035.
Conclusione: chi governa dati, regole e IA guiderà la transizione
Il Dl Transizione e il TUFER segnano un passaggio definitivo: la stagione delle norme regionali “a sbarramento” finisce, la mappa delle aree idonee si allarga e si struttura, le zone di accelerazione diventano la nuova frontiera delle rinnovabili.
Questo non semplifica tutto magicamente. Nasce un quadro più chiaro ma anche più tecnico, dove il vantaggio competitivo appartiene a chi sa:
- leggere rapidamente l’evoluzione normativa nazionale e regionale;
- usare IA e dati per scegliere i territori giusti e i progetti giusti;
- costruire impianti integrati nel territorio, come agrivoltaico e biometano avanzato.
Per le aziende che vogliono essere protagoniste della transizione verde italiana, la domanda vera non è se il quadro regolatorio sia perfetto (non lo è), ma quanto siano pronte ad usare intelligenza – umana e artificiale – per trasformare questo nuovo contesto in un piano di sviluppo concreto, bancabile e, soprattutto, rapido.