AI e green computing possono convivere: ecco come progettare soluzioni di intelligenza artificiale che riducono consumi, emissioni e costi nelle imprese italiane.
L’anno scorso, secondo diverse stime, l’AI generativa ha fatto crescere i consumi elettrici dei data center di oltre il 20%. E siamo solo all’inizio. Molte aziende italiane stanno scoprendo che il costo nascosto dell’intelligenza artificiale non è solo il canone cloud, ma anche l’impronta ambientale.
Nel percorso di transizione energetica italiana, questo è un punto critico: non ha senso digitalizzare e parlare di sostenibilità se ogni nuovo progetto di AI brucia energia come una piccola fabbrica. La buona notizia? Esiste un approccio chiaro per ridurre l’impatto: AI e green computing possono andare di pari passo, soprattutto nei settori energia, logistica e supply chain.
In questo articolo vediamo come costruire soluzioni di intelligenza artificiale sostenibile, con esempi pratici dal mondo energetico e logistico italiano e alcune decisioni tecniche e di business che fanno davvero la differenza.
1. Perché AI e green computing devono crescere insieme
L’AI è energivora perché i modelli di machine learning e soprattutto le grandi reti neurali richiedono enormi quantità di calcolo, sia in fase di addestramento sia in fase di utilizzo quotidiano.
Per un’azienda energetica, un operatore logistico o un produttore manifatturiero, questo ha tre effetti diretti:
- aumento del conto energia (on premise o in cloud);
- aumento delle emissioni indirette (Scope 2);
- maggiore esposizione alle normative ESG e alla rendicontazione di sostenibilitĂ .
Ecco il punto: non è l’AI in sé a essere “inquinante”, ma come viene progettata e dove gira. Un modello addestrato in un data center vecchio, alimentato da fonti fossili, pesa sull’ambiente molto più dello stesso modello eseguito in un’infrastruttura efficiente e alimentata da rinnovabili.
Per questo oggi si parla di green computing: progettare infrastrutture, software e processi digitali minimizzando consumi energetici, sprechi di risorse (es. acqua per il raffreddamento dei data center) e emissioni di COâ‚‚.
Nel contesto della transizione energetica italiana, un utilizzo maturo dell’AI deve tenere insieme due obiettivi:
- usare l’AI per rendere più efficiente il sistema energetico (reti intelligenti, previsioni di carico, integrazione rinnovabili);
- ridurre l’impatto ambientale delle stesse soluzioni AI attraverso scelte di green computing.
2. Da problema a leva: come l’AI supporta la transizione verde
Ben progettata, l’AI non è solo un “consumatore” di energia, ma può diventare uno strumento chiave per ridurre consumi e emissioni lungo tutta la supply chain energetica e logistica.
2.1 Reti energetiche piĂą intelligenti e meno energivore
Nel settore energetico italiano l’AI è già utilizzata per:
- prevedere il fabbisogno energetico su base oraria e stagionale;
- ottimizzare la distribuzione sulla rete riducendo perdite e sovraccarichi;
- integrare quote crescenti di fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico), per natura intermittenti.
La combinazione di AI e smart grid consente, ad esempio, di:
- ridurre i picchi di carico e quindi il ricorso a centrali meno efficienti;
- programmare meglio la manutenzione delle infrastrutture;
- limitare i blackout e gli sprechi lungo la rete di distribuzione.
Questo significa meno energia buttata, meno emissioni per kWh erogato e un sistema più resiliente. Se l’AI che ottimizza la rete gira su infrastrutture efficienti e alimentate da rinnovabili, il beneficio ambientale netto diventa molto interessante.
2.2 Logistica e supply chain: meno chilometri, meno COâ‚‚
Nella logistica italiana, tra e‑commerce, GDO e distribuzione industriale, l’AI affronta due problemi storici:
- mezzi che viaggiano mezzi vuoti;
- percorsi non ottimizzati rispetto al traffico reale.
Algoritmi di ottimizzazione dei percorsi e di carico dinamico possono:
- ridurre il numero di viaggi;
- accorciare i chilometri percorsi;
- abbassare il consumo di carburante (o di kWh nei mezzi elettrici);
- diminuire le emissioni per consegna.
Un operatore di distribuzione che usa AI per il routing e la previsione delle consegne, se allinea anche la propria infrastruttura IT a principi di green computing, riesce a:
- ridurre i consumi della flotta fisica;
- contenere i consumi dei data center che gestiscono pianificazione e tracking.
2.3 Manifattura, agricoltura, acqua e salute
L’AI ha impatti ambientali concreti anche in altri ambiti chiave per il Paese:
- Produzione industriale: manutenzione predittiva su linee ad alta intensitĂ energetica, riduzione di scarti e fermi macchina;
- Agricoltura: droni e sensori guidati da AI per irrigazione mirata, minore spreco di acqua e fertilizzanti;
- Gestione dell’acqua: analisi predittiva delle perdite sulle reti idriche, interventi più rapidi e meno invasivi;
- SanitĂ : ottimizzazione di esami diagnostici e percorsi di cura, meno ripetizioni inutili e uso piĂą efficiente delle apparecchiature energivore.
In tutti questi casi, l’AI riduce sprechi fisici (energia, acqua, materiali). Il passo successivo è ridurre anche gli sprechi digitali.
3. Dove “consuma” davvero l’AI: data center, chip, software
Per impostare una strategia di AI sostenibile, conviene capire quali sono i principali punti di consumo.
3.1 Data center e datacenter: infrastrutture sotto esame
I data center che ospitano i carichi AI assorbono energia per due grandi voci:
- alimentare i server (CPU, GPU, memorie, storage);
- raffreddare l’infrastruttura (sistemi HVAC, chiller, pompe, acqua).
Due indicatori critici sono:
- PUE (Power Usage Effectiveness): quanto “spreco” c’è tra energia totale assorbita e quella realmente usata per il calcolo;
- fonti di energia utilizzate: percentuale di rinnovabili vs fossili.
Un PUE che passa da 1,7 a 1,2 può ridurre i consumi non IT di oltre il 30%. Per chi usa servizi cloud, questa differenza è spesso nascosta, ma incide in modo diretto su emissioni e costi.
3.2 Chip, hardware e consumi per inferenza
I nuovi chip per AI (GPU, TPU, ASIC dedicati) sono molto piĂą efficienti delle CPU tradizionali nel calcolo parallelo. Tuttavia:
- un addestramento massivo di un grande modello linguistico può consumare quanto centinaia di famiglie in un anno;
- l’uso quotidiano (inferenza) di modelli troppo grandi per task semplici genera un “costo energetico” inutile.
La regola pratica che funziona è semplice: modello giusto, sul giusto hardware, per il giusto problema. Un modello locale ottimizzato, eseguito su hardware efficiente, può ridurre i consumi di inferenza anche del 50‑70% rispetto a un modello gigante ospitato in cloud generico.
3.3 Software, algoritmi e sviluppo green
Il software non è neutro. Un modello mal progettato o un codice non ottimizzato può:
- richiedere piĂą calcolo del necessario;
- mantenere in memoria dati superflui;
- fare chiamate continue a servizi esterni.
Pratiche di green software engineering includono:
- scegliere algoritmi meno complessi a paritĂ di accuratezza;
- comprimere i modelli (
pruning,quantization); - gestire in modo intelligente caching, batch e cicli di elaborazione;
- spegnere o rallentare i servizi quando il carico è basso.
4. Come progettare AI sostenibile: 7 mosse operative
Per chi lavora in aziende energetiche, logistiche o manifatturiere, la domanda pratica è: da dove comincio per rendere green i miei progetti di AI?
4.1 Misurare: senza numeri non c’è sostenibilitĂ
Il primo passo è misurare il consumo energetico e le emissioni legate ai carichi AI:
- kWh utilizzati per addestrare un modello;
- kWh per 1.000 inferenze o per singolo utilizzo del servizio;
- kg di COâ‚‚ equivalenti associati (in base al mix energetico locale).
Senza questa base numerica è impossibile confrontare soluzioni, prioritizzare progetti o inserire la AI nei report ESG aziendali.
4.2 Scegliere il modello giusto (e non per moda)
Molte aziende oggi usano modelli enormi per problemi piccoli. Questo è inefficiente e costoso.
Meglio:
- preferire modelli specializzati e piĂą piccoli, addestrati sul proprio dominio;
- usare modelli generativi “full size” solo dove creano reale valore (es. assistenza agli operatori di rete, progettazione impianti, pianificazione avanzata della supply chain);
- introdurre pratiche di
model distillatione compressione.
4.3 Cloud, on premise o ibrido: valutare il mix energetico
La scelta dell’infrastruttura influisce molto sulla sostenibilità :
- Cloud: sfrutta data center spesso molto efficienti, con alta quota di rinnovabili, ma richiede attenzione alla localizzazione geografica e all’over‑provisioning;
- On premise: consente controllo diretto su fonti energetiche (es. fotovoltaico aziendale), ma richiede investimenti per raggiungere buoni livelli di efficienza;
- Ibrido: addestramento pesante in cloud “green” e inferenza locale, vicino al campo (es. impianti, magazzini, sottostazioni elettriche).
Per progetti legati al settore energetico italiano, una soluzione ibrida ben disegnata spesso è il compromesso migliore: potenza dove serve, vicinanza al campo e controllo sulla fonte energetica.
4.4 Integrare AI e rinnovabili nelle infrastrutture
Un asse strategico è alimentare i carichi AI con energia rinnovabile:
- data center alimentati da fotovoltaico o eolico;
- micro‑grid aziendali che combinano rinnovabili, accumulo e AI per gestire i picchi;
- prioritĂ di calcolo in fasce orarie con energia a minore impronta di COâ‚‚.
Questo è particolarmente coerente con i piani di transizione verde delle utility italiane: l’AI diventa sia consumatore che “regolatore intelligente” del proprio consumo.
4.5 Progettare use case con ROI energetico positivo
Non tutti i casi d’uso hanno lo stesso impatto. Conviene privilegiare quelli in cui il risparmio energetico e di emissioni superi chiaramente i consumi dell’AI stessa, ad esempio:
- ottimizzazione del dispacciamento su reti elettriche;
- gestione dinamica di impianti di produzione energivori;
- ottimizzazione della logistica dell’ultimo miglio;
- riduzione di scarti in produzioni ad alta intensitĂ energetica.
Qui l’AI diventa un “moltiplicatore” di sostenibilità : consuma, ma fa risparmiare molto di più.
4.6 Coinvolgere IT, Operations ed Energy manager
La sostenibilità dell’AI non è solo un tema da CIO. Hanno voce in capitolo anche:
- Operations: conoscono dove si annidano sprechi reali su impianti, reti, flotte;
- Energy manager: misurano consumi, contratti energia, penalitĂ , incentivi;
- Sustainability manager: presidiano i target ESG aziendali.
I progetti piĂą efficaci nascono quando queste funzioni lavorano insieme, con obiettivi comuni e indicatori condivisi.
4.7 Governance e linee guida interne
Per evitare iniziative spot, serve una policy aziendale su AI e green computing che definisca, ad esempio:
- requisiti minimi di efficienza per infrastrutture e modelli;
- criteri di scelta di fornitori cloud e data center;
- regole per monitoraggio continuo di consumi e emissioni;
- principi di “AI sobriety”: niente modelli mostruosi per task banali.
5. Perché agire ora: rischi e opportunità per le imprese italiane
Le aziende che ignorano il tema rischiano doppio impatto:
- tecnologico: costi cloud e infrastrutturali fuori controllo;
- reputazionale e normativo: difficoltĂ a dimostrare coerenza tra piani ESG e progetti digitali.
Chi invece affronta seriamente AI e green computing può ottenere vantaggi concreti:
- riduzione strutturale dei costi energetici IT;
- maggiore allineamento con regolamenti europei su sostenibilitĂ e reportistica;
- narrativa credibile verso clienti, investitori e istituzioni.
Nel percorso “IA nel Settore Energetico Italiano: Transizione Verde”, questo tema è centrale: la capacità di integrare AI in reti, impianti e supply chain riducendone al tempo stesso l’impronta ambientale sarà uno degli elementi che distinguerà chi guida davvero la transizione da chi la subisce.
La domanda per chi sta pianificando i progetti AI del 2026 è piuttosto semplice: il prossimo modello che metterai in produzione farà solo più calcolo o produrrà anche meno emissioni?