L’accordo Autodesk–Nemetschek cambia davvero il BIM: più interoperabilità , meno sprechi di tempo e dati. Ecco cosa significa per studi, imprese e cantieri italiani.
Perché l’accordo Autodesk–Nemetschek è una notizia enorme per chi lavora in cantiere
Ogni anno nei progetti italiani si perdono centinaia di ore per una ragione banale: file che “non si aprono”, modelli che si rompono passando da un software all’altro, revisioni che si perdono tra mail, PDF e chiavette USB.
L’accordo di interoperabilità siglato tra Autodesk e Gruppo Nemetschek va dritto a colpire questo problema cronico. Non è solo una partnership commerciale: è un passo concreto verso cantieri davvero digitali, dove dati e modelli BIM circolano senza frizioni tra studi, imprese, prefabbricatori e direzioni lavori.
Questo tema è centrale per chi oggi, in Italia, sta puntando su BIM, appalti pubblici digitali, prefabbricazione e gestione del costruito. Soprattutto in un periodo in cui bonus edilizi, fondi PNRR e grandi infrastrutture richiedono tempi stretti, controllo dei costi e tracciabilità dei dati.
Nel resto dell’articolo vediamo:
- cosa prevede in concreto l’accordo Autodesk–Nemetschek
- come cambia il lavoro quotidiano di studi, imprese e produttori
- perché l’interoperabilità è la base per applicare davvero IA e automazione in edilizia
- come prepararsi fin da ora, trasformando questo scenario in un vantaggio competitivo.
Cosa prevede l’accordo Autodesk–Nemetschek, in parole semplici
L’accordo tra Autodesk e Gruppo Nemetschek punta a rendere molto più fluido lo scambio di dati tra i software dei due ecosistemi, sia desktop che cloud.
In pratica, le piattaforme cloud di Nemetschek – tra cui Bimplus, dTwin, Bluebeam Cloud, BIMcloud – verranno collegate ai cloud Autodesk (come Forma, Fusion, Flow) e alle principali soluzioni desktop tramite le Autodesk Platform Services (APS), un set di API aperte.
Questo significa che strumenti come:
- Allplan, Archicad, Vectorworks, Bluebeam, Maxon One
- AutoCAD, Revit, 3ds Max, Maya, Autodesk Forma, Autodesk Construction Cloud
potranno dialogare meglio tra loro, con scambio dati piĂą affidabile e con nuovi flussi di lavoro basati su dati condivisi invece che su file isolati.
L’obiettivo è chiaro: permettere ai team di lavorare con il software che preferiscono, senza perdere tempo e qualità a causa delle conversioni.
Per chi si occupa di architettura, ingegneria, costruzioni e operations (AEC/O), ma anche per chi lavora in media & entertainment, questo apre scenari concreti di collaborazione che fino a poco tempo fa richiedevano mille workaround.
Perché l’interoperabilità è la chiave dei cantieri digitali
La realtà dei progetti italiani è questa: ogni figura usa strumenti diversi.
- L’architetto lavora in un certo ambiente BIM
- Lo strutturista ne usa un altro
- L’impiantista ha il proprio ecosistema
- L’impresa di costruzioni gira ancora spesso tra PDF, DWG e qualche modello IFC
- Il prefabbricatore ha software verticali per produzione e gestione
Senza un’interoperabilità solida, il rischio è avere tanti BIM scollegati, anziché un vero flusso di lavoro digitale.
Cosa si ottiene con flussi interoperabili
Quando i dati scorrono bene tra piattaforme Nemetschek e Autodesk, le conseguenze pratiche sono molto concrete:
- Meno rilavorazioni manuali: meno tempo perso a pulire file, rifare famiglie/oggetti, sistemare geometrie rovinate.
- Meno errori da aggiornamento: una variante inserita in un ambiente può essere riletta e recepita nelle altre piattaforme, riducendo i “fuori sync” tra studio e cantiere.
- Maggiore controllo per la direzione lavori: avere un “filo digitale” che collega progettazione, contabilità , varianti e as built rende più semplice verificare chi ha fatto cosa, quando e perché.
- Dati pronti per la gestione del costruito: i modelli non “muoiono” a fine cantiere, ma diventano base per facility management e digital twin.
Questo punto è cruciale per chi lavora con appalti pubblici in BIM e per chi vuole proporre ai propri clienti un servizio che non si ferma al collaudo, ma accompagna l’edificio per tutta la sua vita utile.
Impatto per studi di progettazione: piĂą libertĂ , meno lock-in
Per studi di architettura e ingegneria, l’accordo Autodesk–Nemetschek è una boccata d’aria su un tema spesso sottovalutato: la libertà di scelta del software.
Lavorare nell’ecosistema misto senza paure
Molti studi italiani sono già in una situazione “ibrida”:
- una parte del team lavora con soluzioni Nemetschek, ad esempio Allplan per strutture e infrastrutture
- altri collaboratori o partner utilizzano Revit o altri strumenti Autodesk
Finora, ogni collaborazione “mista” ha richiesto:
- inventarsi procedure interne di esportazione/importazione
- usare IFC e poi sistemare a mano vari problemi
- duplicare informazioni tra diversi modelli
Con un'interoperabilità più profonda, si può progettare il flusso di lavoro BIM in funzione del progetto, non in funzione del vincolo imposto dal software.
In pratica:
- scegli il software piĂą adatto per ogni disciplina
- colleghi i dati e non solo i file
- riduci il rischio di perdita informativa tra un passaggio e l’altro.
Migliorare il coordinamento interdisciplinare
Studi e societĂ di ingegneria che gestiscono grandi opere (ospedali, scuole, viadotti, linee ferroviarie) hanno spesso il problema di coordinare team distribuiti, ciascuno con i propri strumenti.
Con piattaforme cloud interoperabili come Bimplus, dTwin e Autodesk Construction Cloud che dialogano meglio, diventa piĂą facile:
- avere una fonte dati centrale per il coordinamento
- sfruttare in modo serio processi openBIM sugli standard aperti
- usare strumenti di clash detection, issue management e revisione modelli senza giri tortuosi.
Per chi vuole certificarsi sulle figure professionali BIM o sta impostando un CDE aziendale, questo tipo di interoperabilità non è un “nice to have”, è la base per far funzionare davvero i processi descritti nel BEP.
Come cambia il lavoro per imprese e prefabbricatori
Il mondo delle imprese di costruzioni, delle aziende di prefabbricazione e dei produttori è spesso quello che soffre di più le frizioni tra software.
Qui l’accordo Autodesk–Nemetschek può fare una grande differenza, soprattutto in ottica Cantieri Digitali.
Dal modello di studio al modello di produzione
Un esempio concreto, molto tipico in Italia:
- lo studio progetta in ambiente BIM (Allplan, Revit o altro)
- il prefabbricatore usa software verticali per la produzione dei prefabbricati e per la gestione di casseri, armature, cicli macchina
- l’impresa gestisce tempi, costi e pianificazione cantiere su altre piattaforme.
Se questi mondi non comunicano, succede che:
- i dati delle armature vengono reinseriti a mano
- i disegni esecutivi vengono ristampati, ristampati, ristampati
- le varianti da cantiere non tornano mai davvero nel modello, che diventa “teorico”.
Con flussi interoperabili tra soluzioni Nemetschek (Allplan, Allplan Precast, Tim, SDS2) e ambiente Autodesk, si può puntare a:
- tracciare i dati dal progetto alla produzione, senza continui copia-incolla
- legare in modo piĂą diretto BIM, logistica e produzione
- avvicinarsi a una filiera davvero industrializzata, dove ogni elemento prefabbricato è definito, tracciato e aggiornato digitalmente.
Pianificazione del cantiere e controllo costi
Per chi lavora su cantieri complessi, la possibilitĂ di integrare meglio:
- modelli BIM strutturali e architettonici
- cronoprogrammi
- computi metrici
- gestione delle varianti
rende più semplice costruire un “gemello digitale del cantiere”.
Questo ha impatti diretti su:
- previsione e gestione dei ritardi
- analisi degli scostamenti tra preventivo e consuntivo
- gestione della sicurezza e della logistica in sito
In altre parole, meno sorprese e più controllo, che in un contesto di margini stretti e aumento dei costi dei materiali non è un dettaglio.
InteroperabilitĂ , IA e automazione: il vero salto di qualitĂ
L’accordo non riguarda solo lo scambio file: è una mossa per costruire un ecosistema di dati su cui far lavorare automazioni e intelligenza artificiale.
Quando modelli, metadata, issue, documenti e misure di cantiere iniziano a vivere in cloud interoperabili, diventa possibile:
- applicare algoritmi di ottimizzazione per soluzioni strutturali, varianti progettuali, percorsi impiantistici
- usare IA per il controllo qualitĂ (riconoscere errori tipici, verificare coerenza tra modello e norme, suggerire correzioni)
- costruire digital twin aggiornati, collegati a sensori e sistemi di gestione dell’edificio
- estrarre in pochi secondi indicatori chiave (costi per metro quadro, tempi di montaggio, analisi energetiche preliminari, ecc.).
Questo è esattamente il terreno su cui si sta muovendo la campagna “IA per l’Edilizia Italiana: Cantieri Digitali”: usare il digitale non solo per produrre elaborati, ma per prendere decisioni migliori e più veloci, con dati che “parlano” tra loro.
Come prepararsi: passi concreti per studi, imprese e produttori
Chi vuole sfruttare davvero le opportunità aperte dall’accordo Autodesk–Nemetschek può iniziare subito con alcune scelte operative.
1. Mappare l’ecosistema software attuale
Primo passo: capire chi usa cosa in azienda e nei partner abituali.
- quali reparti usano software Nemetschek (Allplan, Bimplus, ecc.)
- quali usano Autodesk (AutoCAD, Revit, ACC, ecc.)
- come oggi avviene lo scambio dati (IFC, DWG, PDF, mail…)
Mettere nero su bianco queste informazioni è il punto di partenza per individuare dove l’interoperabilità potenziata può portare più valore.
2. Definire flussi BIM e responsabilitĂ
L’interoperabilità tecnica serve a poco se i processi non sono chiari.
Conviene definire per ogni progetto:
- chi è responsabile del modello “master” per disciplina
- quali informazioni devono essere scambiate e con quale frequenza
- quali piattaforme cloud vengono usate come riferimento
- come vengono gestite varianti e revisioni.
3. Investire nella formazione mirata
Non basta avere i software: serve che le persone sappiano come farli dialogare.
Formazione da privilegiare:
- gestione di modelli interdisciplinari
- uso consapevole di openBIM e formati aperti
- gestione di piattaforme cloud per coordinamento e issue management
- basi di automazione e uso di strumenti basati su IA.
4. Scegliere partner tecnologici con visione
Per chi guida studi, imprese o aziende di prefabbricazione, oggi è fondamentale scegliere:
- software house e consulenti che credono davvero nell’interoperabilitĂ
- soluzioni cloud pensate per la collaborazione tra attori diversi
- un percorso graduale di digitalizzazione dei cantieri, non solo l’acquisto spot di licenze.
Chi si muove ora, quando queste integrazioni vengono costruite, avrĂ un vantaggio competitivo forte nei prossimi anni, soprattutto nelle gare pubbliche e nei grandi appalti.
Verso cantieri davvero digitali
L’accordo strategico tra Autodesk e Gruppo Nemetschek è un segnale chiaro: il futuro dell’edilizia, anche in Italia, sarà fatto di ecosistemi aperti, dati connessi e processi interoperabili.
Per chi lavora ogni giorno tra modelli, varianti, SAL e riunioni di coordinamento, questo non è un tema teorico: è la differenza tra cantieri gestiti “a rincorsa” e cantieri guidati da informazioni affidabili, aggiornate e condivise.
Il passo successivo sta alle imprese, agli studi e ai produttori: decidere se subire o guidare questa trasformazione. Chi inizierà ora a costruire i propri cantieri digitali – sfruttando interoperabilità , BIM e IA – sarà pronto a giocare in prima fila nella nuova edilizia italiana.