Tesco e l’IA predittiva: cosa può imparare il retail italiano

IA nel Retail Italiano: Commercio Intelligente••By 3L3C

Tesco usa una Insight Platform data-driven per guidare prezzi, promo, assortimenti e rete multiformato. Ecco cosa può imparare subito il retail italiano.

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Perché il modello Tesco sulla data intelligence ci riguarda da vicino

Nel 2026 Tesco prenderà praticamente tutte le decisioni commerciali passando da un’unica piattaforma di insight: prezzi, assortimenti, promo, sviluppo dei formati. Non è uno slogan, è un cambio di motore del business.

Questo interessa anche al retail italiano per un motivo semplice: chi riesce a usare dati e intelligenza artificiale per prevedere i comportamenti del cliente resiste meglio a inflazione, volatilità della domanda e concorrenza aggressiva. Chi resta sulle “sensazioni” va in sofferenza, soprattutto in un mercato dove discount e quick commerce hanno alzato l’asticella.

In questa puntata della serie “IA nel Retail Italiano: Commercio Intelligente” prendiamo il caso Tesco, raccontato da Sam Harding, director Insight Platform, e lo traduciamo in una guida pratica: cosa stanno facendo davvero, perché funziona e come un’insegna italiana – dalla GDO al retail specializzato – può portare a casa risultati nel 2026.


1. Cos’è davvero la Tesco Insight Platform (e perché non è solo IT)

La Tesco Insight Platform è il cuore data-driven della strategia commerciale del gruppo. Harding la descrive come uno strumento operativo, non come un semplice “magazzino dati”.

In pratica la piattaforma connette e rende utilizzabili in modo unificato:

  • dati transazionali di cassa (scontrini, carrelli, margini per riga);
  • dati di loyalty e CRM (Clubcard, profili, frequenza, retention);
  • touchpoint digitali (e-commerce, app, newsletter, ADV);
  • osservazioni in-store (flussi, heatmap, out-of-stock, NPS);
  • trend esterni e variabili macroeconomiche (inflazione, reddito, clima, eventi locali).

La chiave non è avere i dati, ma metterli al lavoro. La piattaforma di Tesco fa tre cose che il retail italiano spesso fatica ad attivare:

  1. Vista unica del cliente: non “clienti volanti” offline vs online, ma un profilo coerente per ciascuna famiglia o individuo.
  2. Insight azionabili: report e alert pensati per chi decide (buyer, category manager, operations), non solo per il team BI.
  3. Modelli predittivi integrati: algoritmi che non si limitano a descrivere il passato, ma stimano volumi, elasticitĂ  di prezzo, rischio churn, risposta alle promo.

Nel contesto italiano, dove molte insegne hanno CRM, loyalty e dati di cassa ma li tengono “a silos”, il messaggio è chiaro: il valore nasce solo quando colleghi i dati e li metti nelle mani di chi deve decidere ogni settimana.


2. Dati + predittivitĂ : come cambiano pricing, promo e assortimenti

L’uso di modelli predittivi in Tesco ha un obiettivo molto concreto: rendere più precise le leve commerciali. Non stiamo parlando di fantascienza, ma di decisioni quotidiane.

Pricing dinamico ma comprensibile

Con i dati integrati, Tesco può stimare in anticipo:

  • come reagiscono i volumi di vendita a un cambio di prezzo per cluster di negozi;
  • qual è il prezzo soglia oltre cui il cliente percepisce un brand come “troppo caro” rispetto ai competitor;
  • quali referenze sono davvero “traffic builder” e quali invece sono sostituibili.

Per un’insegna italiana questo significa, per esempio:

  • differenziare i prezzi tra punti vendita urbani premium e periferici sensibili al prezzo, mantenendo coerenza d’immagine;
  • simulare scenari prima di alzare o abbassare il prezzo di un KVI (Key Value Item), evitando errori che bruciano margini per mesi;
  • usare l’IA per proporre “pacchetti anti-inflazione” basati su combinazioni di prodotti che massimizzano valore percepito e margine.

Promozioni meno “a calendario” e più “a risposta attesa”

La piattaforma di Tesco usa segnali predittivi per capire quali promozioni genereranno vendite incrementali e quali solo cannibalizzazione o stock di ritorno.

Su un volantino o su promo digitali, un’insegna italiana può usare lo stesso approccio per:

  • stimare l’incremento reale di sell-out per SKU e per categoria;
  • ottimizzare la durata delle promo in base al ciclo di acquisto delle famiglie;
  • misurare subito after promo dip e redditivitĂ  per fornitore.

Assortimenti guidati da scenari, non da “si è sempre fatto così”

Tesco utilizza la Insight Platform per leggere micro-tendenze di categoria: nuove abitudini alimentari, spostamenti di mix, crescita di canali alternativi.

Applicato all’Italia, l’uso intelligente dell’IA su assortimenti significa:

  • individuare referenze long tail che funzionano solo in alcune aree (es. prodotti etnici in quartieri specifici) e non forzare una copertura nazionale inutile;
  • razionalizzare linee doppie o triple di MDD mantenendo la massima copertura di bisogni con il minimo numero di SKU;
  • adattare rapidamente l’offerta alle stagioni e agli shock (ondate di caldo, picchi di prezzo di alcune commodity, ecc.).

La logica è chiara: meno assortimenti “politici”, più assortimenti guidati dai dati.


3. Rete multiformato: come i dati guidano lo sviluppo dei negozi

Tesco opera già da anni con una rete fortemente multiformato: iper, super, convenience, online, click&collect. La Insight Platform orienta sia l’evoluzione dei formati, sia le decisioni di micro-localizzazione.

Perché questo è cruciale anche per il retail italiano?

Perché il 2026 sarà l’anno in cui:

  • alcuni iper avranno bisogno di essere ripensati come ibridi tra retail e servizi;
  • il proximity retail dovrĂ  convivere con dark store, locker e pick-up point;
  • la cannibalizzazione tra canali sarĂ  un rischio concreto se non governata.

Dati che guidano format e layout

Tesco utilizza i dati per:

  • capire quali missioni di spesa prevalgono per area (top-up, spesa completa, spesa “da emergenza”);
  • decidere metrature e mix reparti per nuovo punto vendita o per un remodeling;
  • valutare se introdurre servizi aggiuntivi (ristoro, corner salute, pickup online) in base al potenziale reale dell’area.

Un’insegna italiana può fare lo stesso con l’IA applicata ai dati di:

  • bacino d’utenza e mobilitĂ  (dati telco, traffico, parcheggi);
  • concorrenza (densitĂ  di discount, specializzati, e-commerce);
  • scontrino medio e frequenza di visita per cluster di negozi.

La rete multiformato non è solo “avere tanti formati”, ma gestirli come un portafoglio, dove ogni formato ha un ruolo chiaro e dati reali guidano le scelte.


4. Cosa può copiare (subito) il retail italiano dal modello Tesco

Molte insegne italiane non hanno i budget o le dimensioni di Tesco. Però possono copiare la logica, adattandola.

4 mosse pratiche per il 2026

  1. Unificare le fonti dati chiave
    Mettere nello stesso “cervello” almeno:

    • scontrini di cassa;
    • dati loyalty/app;
    • stock e rotture di stock;
    • dati promozionali (meccanica, durata, sconti).
      Anche un data mart intermedio è meglio di venti report scollegati.
  2. Partire da un use case business, non dalla tecnologia
    Copiare Tesco non significa comprare la stessa piattaforma, ma definire prioritĂ  chiare. Esempi:

    • ridurre del 20% la perdita promo su una categoria core;
    • aumentare del 10% la disponibilitĂ  a scaffale dei top 200 articoli;
    • migliorare di 3 punti l’indice di convenienza percepita.
  3. Mettere gli insight nelle mani giuste
    Se solo l’ufficio marketing vede i dati, l’IA nel retail resta teoria.

    • il buyer deve vedere l’impatto delle sue scelte di assortimento;
    • lo store manager deve sapere quali leve muovere su stock e facing;
    • la direzione deve avere scenari sintetici, non 50 slide di KPI.
  4. Creare un piccolo team “Insight & AI” vicino al commerciale
    Tesco ha un director dedicato alla Insight Platform. In Italia, anche una media insegna può:

    • nominare un responsabile di data & insight con mandato chiaro;
    • affiancarlo ai category manager, non solo all’IT;
    • lavorare con partner esterni per i modelli predittivi iniziali.

La realtĂ ? Spesso non servono progetti giganteschi, ma due o tre progetti pilota ben scelti che dimostrino valore in 6-9 mesi.


5. IA nel retail italiano: da “nice to have” a leva di competitività

Quello che emerge dal caso Tesco è lineare: l’IA non è un progetto isolato, è il nuovo modo di prendere decisioni nel retail.

Per il commercio italiano questo ha alcune implicazioni concrete:

  • chi usa dati e modelli predittivi su pricing, assortimenti e rete multiformato avrĂ  piĂą margine di manovra su inflazione e volatilitĂ  dei costi;
  • il cliente percepirĂ  una maggiore coerenza tra negozi fisici, online e app, con un’esperienza piĂą personalizzata e meno frustrazione da out-of-stock;
  • i team interni faranno meno “reportistica manuale” e piĂą lavoro di scelta strategica.

Nel 2026, dentro la serie “IA nel Retail Italiano: Commercio Intelligente”, il benchmark Tesco ci dice una cosa chiara:

I dati che non entrano in un processo decisionale quotidiano sono solo costo, non sono un asset.

Il passo successivo sta nelle mani dei retailer italiani: scegliere da dove iniziare – pricing, promo, assortimenti, rete – e costruire la propria “Insight Platform”, con gli strumenti e le scale adatte al contesto locale.

Se c’è un momento per farlo, è adesso, prima che la distanza con chi ha già imboccato la strada del commercio intelligente diventi difficile da colmare.